Redazione

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C'era commozione ieri sera al Teatro alla Scala per il ritorno di Jose Carreras. A quarant'anni dal suo debutto nel teatro milanese, il tenore spagnolo è stato accolto da lunghi minuti di applausi prima di eseguire un concerto speciale di arie e romanze accompagnato al pianoforte da Lorenzo Bavaj e dal quartetto d'archi scaligero. In un percorso di canzoni napoletane e ispaniche iniziato con Alessandro Scarlatti ('O cessate di piagarmi') e terminato prima dei bis con Furio Rendine ('Vurria') passando per il messicano Tata Nacho e Giacomo Puccini, a spiccare è stato il fuori programma: quasi un'ora regalata agli spettatori con sei bis di puro belcanto napoletano in cui 'A vucchella', 'Core 'ngrato', 'Dicitencello vuje' e il gran finale 'Torna a Surriento' hanno fatto tremare di applausi più di ogni altro brano la gremita sala del Piermarini.

Per ciascuna chiamata alla ribalta le prime file hanno donato rose a Carreras, segno di un affetto inesauribile dichiarato anche dalle molte grida arrivate dal loggione, tra cui un sonoro "Bentornato Jose" che ha visibilmente emozionato la stella operistica. Il tenore, pur fra le molte pause in cui ha lasciato spazio ai musicisti per brani strumentali (come un 'Intermezzo' della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni particolarmente apprezzato), non si è risparmiato anche a dispetto di qualche colpo di tosse verso il finale: il vibrato su 'Luna nova' o l'energia su 'Era de maggio' di Mario Pasquale Costa, la pulizia formale in 'Sogno' di Francesco Paolo Tosti e l'emozione in 'L'emigrant' di Amadeu Vives e 'T'estimo' di Edvard Grieg hanno strappato più applausi del solito in una serata che per oltre due ore è stata costantemente punteggiata da ovazioni.

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