Musica

Johnny il Pagante non esiste

Prima una pagina Facebook, poi una band e ora un libro. Che ironizza sui tic e le manie consumistiche dei millennials della Milano bene

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Gianni Poglio

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Johnny il Pagante non esiste: è uno pseudonimo collettivo, una pagina Facebook di culto che è diventata gruppo musicale ed ora un libro, Destinazione privé.

Tre modi diversi per raccontare i mille volti di un sottobosco, quello delle notti milanesi nei club, della generazione cash popolata da ragazzi della Milano bene che vivono di selfie e like e che comprano il divertimento strisciando la carta di credito del papà. Un mondo di… paganti, per l’appunto. 

“Tutto è nato con una pagina Facebook che ironizzava sulla stile di vita della Milano by night” racconta Alfredo Tomasi, coautore di Destinazione privé con Jean Ferretti e Guglielmo Panzera, oltre che fondatore e manager della band Il Pagante (Eddy Veerus, Federica Napoli e Roberta Branchini), un trio dance da svariati dischi d’oro e di platino e milioni di clic su YouTube e sulle piattaforme streaming con tormentoni come Radical Chic, Entro in pass, Vamonos, La shampista e Dam (succede solo ad Amsterdam). Canzoni cult diventate poi i titoli del capitolo del libro. 

“In Destinazione privè raccontiamo quel che succede tra i ragazzi del centro di Milano, quelli che hanno tra i sedici e i vent’anni e che, per emanciparsi dal loro status di borghesi, magari figli di avvocati e notai, frequentano ambienti alternativi e centri sociali, vanno ad Amsterdam per fumare canne, si vestono emulando il ragazzo di provincia o si mettono a fare i Pr dei locali. Insomma, benestanti e con la voglia di apparire un pochino coglioni. Il nostro obiettivo non è esprimere un giudizio di valori, ma immortalare momenti di vita reale”. Per la tipologia umana descritta nel libro il privé è il tempio, una destinazione spontanea, l’oggetto supremo del desiderio dove ostentare uno status, uno stile di vita, se così si può chiamare.

“C’è l’orgoglio di essere lì tra gli eletti, di ‘sbocciare’ senza ritegno (neologismo che sta per stappare, ndr) bottiglie da 250 euro (ovvero ‘due gambe e mezzo’ secondo le unità di misura della Milano di notte; ndr) seduti a un tavolo riservato. Naturalmente con tanto di selfie a fianco delle amiche ed orologio di lusso ben in vista al polso.”. Un mondo e un approccio perfettamente fotografati da un termine slang che non è difficile interpretare: cazzomene…, ovvero, lo slogan di un'esistenza nel segno dell’edonismo e dei soldi, abbinati ad un totale disinteresse per tutto quello che succede intorno. Nella vita reale, nella società, nella politica… “Nel contesto di cui parliamo c’è un termine per tutti, anche per chi se la spassa così: il pettinero. 

A proposito di linguaggio, un altro segno di appartenenza è l’abitudine a disarticolare le parole invertendo la sillabazione: madre diventa drema, padre si trasforma in drepa e così via…” aggiunge Tomasi. Che poi ci introduce ad un’altra figura chiave nella coreografia di questo bizzarro universo notturno meneghino.

“La shampista, ovvero l’arrampicatrice sociale che nel locale figo di Milano si sente una diva quando si immortala con il calciatore, il vip o l’influencer di turno. La shampista vive postando in modalità ossessivo-compulsiva: i selfie di una vacanza iniziano all’aeroporto e proseguono incessanti con mille varietà di immagini in bikini a tutte le ore del giorno e della notte…”.

Nella piramide sociale di queste notti c’è poi un ruolo chiave, ed è quello del Pr che ha tra le mani i preziosissimi tagliandi per gli accessi ai club e alle discoteche: “Il Pr che conta detiene il più alto numero di ingressi e sulla vendita di un biglietto che potrebbe costare 20 euro vendita ne guadagna magari 8. A quel punto, cede una quota dei suoi tagliandi a un altro Pr che li rivende con un guadagno di 5 euro a ingresso. Quindi, il Pr più importante e influente si intasca tre euro senza muovere un dito. Questo passaggio delle prevendite da un Pr all’altro è infinito e si conclude quando entrano in scena i cosiddetti Pr moscerini, l’ultima ruota del carro, ovvero quelli che dalla vendita dei biglietti non guadagnano nemmeno un euro. Il compenso per il loro lavoro è ostentare un pass per entrare gratis e, magari, e qualche free drink…”.  

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