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Joe Satriani, il guitar hero: la recensione di What Happens Next

Nel nuovo album in studio anche il batterista dei Red Hot Chili Peppers, Chad Smith, e Glenn Hughes l'ex cantante-bassista dei Deep Purple

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Michela Vecchia

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Sono passati 31 anni dall’uscita di Surfing With The Alien, lo storico album un di Joe Satriani. Se già con Not Of This Earth il chitarrista statunitense di origini italiane si era fatto notare, è con Surfing With The Alien che ha raggiunto un pubblico più vasto lanciando nel mondo la figura del guitar hero. 

What Happens Next è sedicesimo album in studio e, a un primo ascolto, sembra che la sua vena artistica non sia in esaurimento. Non manca nulla: stile inconfondibile, melodia mista a tecnica, velocità e ballad. Insomma, un album che non suona mai banale, ma che non si discosta di una virgola dalla sua personalissima impronta.

Nel disco suona Chad Smith alla batteria (Red Hot Chili Peppers) già con lui nel progetto Chickenfoot e al basso Glenn Hughes (ex Deep Purple). Nel dettaglio, l'album si apre con Energy, un brano potente con un attacco forte. L'eco è quello di The Extremist, seconda traccia dell’omonimo album del 1992, lo stesso accattivante riff.

Come suonano le canzoni del nuovo album

What Happens Next Prosegue poi con Catbot un mid-tempo dal ritmo martellante. Anche Thunder High On The Mountain inizia con un ritmo simile, ma poi si dispiega in una vena romantica e malinconica, che ricorda vagamente le atmosfere magiche di un altro axeman, non a caso suo allievo e amico di una vita: Steve Vai. Cherry Blossoms si avvicina più a un rock blues classico, con influenze alla Santana. Righteous è proprio la summa del Satriani style, non potrebbe suonarla nessun altro.

Smooth soul esplora terreni già noti in Unstoppable Momentum. Headrush è una versione moderna della più nota Satch Boogie. Ascoltare Satriani porta la mente in un’altra dimensione, pura, non disturbata dal brusio di inutili parole. Un album perfetto per quando serve davvero una pausa. Grazie Joe! 

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