Janelle Monae: "La mia musica è un viaggio nel tempo" - Intervista

Al telefono con l'autrice di uno dei dischi cult del 2013: The Electric lady

Janelle Monae (da ufficio stampa Warner)

Gianni Poglio

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Immaginate un mix perfetto tra tutte le sonorità della black music di ieri e di oggi. Aggiungete un po' di suoni da colonna sonora, echi di Ennio Morricone, qualcosa di Jimi Hendrix, il gusto per il trasformismo di David Bowie, una passione divorante per il cult movie di Fritz Lang, Metropolis, e l'attitudine alla sperimentazione di Prince. "Metropolis mi ha lasciato senza fiato, ha condizionato per sempre il mio modo di fare musica. C'è una frase di quel film che per me è un must assoluto, una fonte costante di ispirazione: "Tra la mente e la mano c'è un mediatore: il cuore". 

La somma di tutto questo è The Electric Lady, il nuovo  album di Janelle Monae. L'abbiamo intervistata al telefono pochi giorni dopo la pubblicazione di quello che è sicuramente uno dei dischi più geniali del 2013. Nell'album Janelle, il cui mentore è Diddy, duetta con Prince in un pezzo che lascia il segno: Give'em what they love. 

«Qualche settimana fa» racconta «ero nel backstage pronta per salire sul palco, quando all’improvviso bussa un uomo spettacolare. Non dice una sillaba, si avvicina e mi legge un telegramma di auguri per il nuovo disco. Poi, si mette a danzare per me canticchiando Kiss di Prince. Indovinate un po’ che chi lo aveva ingaggiato per quello show...».

Sulle sue molteplici e intricate influenze musicali Janelle ha le idee chiare: «Io viaggio nel tempo e nello spazio. Sono affascinata dai suoni dei 70's, ho un'ammirazione sconfinata per David Bowie. Il motivo principale è che lui non è un cantante e basta. Lui è arte in tutto quello che fa, quando sceglie un look o si fa immortalare da un fotografo o scrive la colonna sonora di un film". 

La sua casa dell'arte, ad Atlanta, dove prendono forma progetti ed idee, si chiama Wondaland Arts Society: "Quel luogo e la mia oasi personale. Lì vive il mio mondo fatto di bellezza, suoni e colori. Tra quelle mura io e il mio team sognamo ad occhi aperti e trasformiamo in realtà le intuizioni. Per raggiungere questo traguardo ho dovuto pulire chilometri di pavimenti come donna delle pulizie nella mia città, Kansas City, ma adesso posso dire che ne è valsa la pena". 

Electric lady, un titolo che richiama lo storico album di Jimi Hendrix, Electric Ladyland: "Solo una suggestione. Per me le electric ladies sono quelle ragazze che sanno affermare la loro personalità nel contesto dove vivono. Quelle che non si arrendono agli stereotipi di genere per cui se sei una donna devi allinearti a certi insopportabili clichè". 

Dietro il titolo del disco c'è anche una storia di quadri realizzati da lei stessa in giro per il mondo: "Sempre di notte, dopo le mie esibizioni. Ogni volta disegnavo una silhouette femminile diversa. Quella figura è poi diventata l'electric lady, ho sentito il bisogno di dare un nome a quell'immagine ricorrente. Me lo ha consigliato anche il mio analista". 

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