Gabriele Antonucci

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Al di là del successo senza confini del rap (in particolare nella declinazione trap), tutta la musica black, negli ultimi anni, sta godendo di ottima salute, merito anche della ritrovata consapevolezza politica cresciuta intorno al movimento Black Lives Matter.

Negli ultimi tre anni sono stati pubblicati album straordinari come Black Messiah di D’Angelo, Blonde di Frank Ocean, Malibu di Anderson.Paak e Awaken my love di Childish Gambino, caratterizzati dalla commistione tra nu soul e rap, da testi consapevoli, ritmi spezzati e atmosfere rarefatte.

Si aggiunge alla lista degli album black da avere nella propria collezione l’eccellente Dirty Computer di Janelle Monae, pubblicato a fine aprile dall'Atlantic Records e già ai vertici di numerose classifiche di vendita.

Dopo due album più acclamati dalla critica che dal pubblico, The ArchAndroid (2010) e The Electric Lady (2013),  Janelle ha spiccato, con l’ultimo lavoro, il grande salto nell’agone pop, senza rinunciare, però, alle sue ambizioni artistiche e alle tematiche femministe a lei tanto care, come il dichiararsi orgogliosamente “pansessuale” (cioè amare le persone a prescindere dal genere a cui appartengono).

Le grandi collaborazioni di "Dirty Computer"

Per riuscire nell’intento, la cantante/attrice/modella di Kansas City ha chiamato a raccolta un dream team di collaboratori, in cui spiccano i nomi  di Stevie Wonder, Brian Wilson, Pharrell Williams, Grimes e Zoe Kratvitz, che hanno contribuito, con il loro talento, alla riuscita del progetto, che spazia con naturalezza tra soul, r&b,pop e rap, senza che nessun genere si imponga sugli altri.

Nella costruzione dello stardom, uno degli aspetti fondamentali è il look, e di certo non sono passati inosservati, almeno a giudicare dagli articoli ad essi dedicati, i "vagina pants", i pantaloni a forma di vagina che Janelle indossa maliziosamente nel video di Pynk, con un testo che si ricollega tematicamente alle rivendicazioni del movimento femminista Me too.

"Potremmo pensare a una produzione in serie di quei pantaloni - ha dichiarato la cantante alla rivista "People" -. Sono onorata che la gente parli dei pantaloni di 'Pynk'. Credo sia bello che si discuta delle necessità delle donne e del loro corpo".

L'omaggio a Prince

Trascinato dai singoli Django Jane, I Like That, Make Me Feel e Pynk, l’album è, fin dal titolo, un chiaro omaggio al suo mentore Prince, di cui ha unito i nomi dei brani Dirty Mind e Computer Blue, per non parlare di Make me feel, quasi una Kiss 4.0 pensata per far breccia sulle piattaforme streaming, registrata in studio proprio insieme al genio di Minneapolis.

Dirty Computer è accompagnato da un ambizioso video (che potete vedere in fondo all'articolo) definito dalla cantante un “emotion picture”, un mini film  che unisce diversi brani e li collega raccontando una storia, con tanto di stacchetti da serie tv.

L’album è ambientato in un futuro distopico dove la differenza e l’individualità sono state messe al bando e le persone sono computer infetti da formattare.

Dalla povertà al successo

Trentadue anni, figlia di una bidella e di un netturbino, Janelle ha sempre coniugato la passione per la musica all’impegno politico: «Sono nata in una famiglia proletaria, ma la povertà non è mai stata un limite, ha stimolato la mia immaginazione e la mia creatività».

Lo scorso gennaio, durante la cerimonia dei Grammy Awards, ha tenuto un discorso sulla parità dei diritti, dopo essere intervenuta già un anno prima al culmine della marcia su Washington, organizzata in concomitanza con l’insediamento alla presidenza di Donald Trump.

Nonostante la sua evidente bellezza, l’artista non ha mai voluto incarnare il ruolo di sex symbol, vestendosi per anni solo con abiti maschili in bianco e nero, che lei definiva la sua “divisa da lavoro”.

La carriera di attrice

Il suo talento multiforme le ha permesso di avere due ruoli importanti in film cult del black power come Hidden Figures e Moonlight: nel primo Janelle interpretava l 'aspirante ingegnere Mary Jackson, che ha avuto un ruolo fondamentale nel Programma Mercury e nella missione Apollo 11 della Nasa; nel film premio Oscar 2017 di Barry Jenkins, Monáe interpretava l'amorevole madre adottiva di Chiron, il protagonista magrolino, gay e bullizzato.

La musica, però, resta sempre il suo primo amore e in Dirty Computer, il suo album più coeso, Janelle Monae ha trovato compiutamente la sua voce, rinunciando ad alcuni barocchismi che appesantivano gli album precedenti.

Il messaggio di "Dirty Computer"

Il disco si chiude con il brano-manifesto Americans, dal ritmo trascinante, che riassume i temi a lei più cari:  “Finché le donne non otterranno una paga equa per un lavoro equo, questa non sarà la mia America, finché innamorati dello stesso sesso non potranno essere sé stessi (…) finché  i neri non potranno tornare a casa da un posto di blocco della polizia senza prendersi una pallottola in testa (…) finché i bianchi poveri non avranno l’opportunità di avere successo, questa non sarà la mia America”.

Nel frattempo, l’America l’ha incoronata nuova regina della black music. Beyoncé permettendo.

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