Michela Vecchia

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È sempre una grande emozione un concerto degli Iron Maiden. Inossidabili paladini del metal, riescono, dopo anni e anni, a non far mai tramontare la loro leggenda. Sabato 16 giugno hanno infiammato i cuori dei 40mila presenti all’ippodromo del Visarno a Firenze, all’interno del festival Firenze Rocks, alla sua seconda edizione.

Helloween: nel nome del power metal

E, dopo un caldo pomeriggio in compagnia degli Shinedown e Jonathan Davis (voce dei Korn, al suo esordio solista), è il momento dei teutonici Helloween, che grazie alla fortunata reunion con Michael Kiske e Kai Hansen stanno raggiungendo sempre più ampie schiere di nuovi adepti. Riescono così a concentrare in poco più di un’ora tre decadi di puro power metal. Halloween, Dr. Stein, How Many Tears, Eagle Fly Free... Il pubblico e’ con loro, e non può che partecipare al party finale del loro concerto che si chiude sulle note di Future World e I Want Out, con tanto di palloni arancioni decorati con zucche che volano sul pit.

Iron Maiden: una scaletta di classici

Verso le nove, con uno spettacolare tramonto alle spalle, echeggiano nell’aria le note di Doctor Doctor degli UFO, è il segnale...gli Iron Maiden stanno per salire sul palco... Aces High, e’ un inizio col botto! E, poco dopo, 2 Minutes to Midnight. Bruce Dickinson è in grande forma, all’occorrenza narratore, attore, cantante, sempre attento ai dettagli e a fare in modo che l’attenzione e l’interesse del pubblico non cali mai.

Negli Iron Maiden ognuno a suo modo è protagonista, perché ognuno di loro ha personalità e carisma. Steve Harris e il suo personalissimo modo di suonare il basso, il muro di suono delle chitarre di Murray, Smith e Gers, il tutto dettato dal ritmo martellante di Nicko McBrain. Non smettono di stupire, non solo musicalmente, ma anche per tutti gli effetti scenici. Con The Trooper fa il suo ingresso Eddie, mostro simbolo degli Iron, che si lancia in un duello di spade con Bruce Dickinson (che è anche un ottimo schermidore).

Omaggio all'Italia

E Bruce, invece di sventolare la classica bandiera inglese, omaggia il nostro paese con la bandiera italiana. Con Sign Of The Cross il palco si trasforma in una cattedrale gotica, con tanto di vetrate e gargoils, mentre Dickinson canta appoggiandosi a una croce illuminata. Con Fear Of The Dark l'istrionico cantante si presenta con una lanterna e una maschera in volto. Ormai ci si sta pericolosamente avvicinando al gran finale, una voce introduce The Number Of The Beast, un brano che ha segnato tutta la loro carriera, e con Iron Maiden lo show è quasi volto al termine. C’è tempo fortunatamente per tre bis, The Evil That Men Do, Hallowed Be Thy Name e Run To The Hills. La festa e’ finita, l’arena si svuota... Ancora un volta il rituale ha avuto luogo, la magia degli Iron Maiden contagia tutti, grandi e piccini, perché negli anni questa band ha saputo conquistare i cuori di un pubblico sempre più vasto e trasversale, che abbraccia ormai quasi tre generazioni.

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