Musica

Jack The Smoker uccide con il Machete

Abbiamo intervistato il rapper milanese che sta girando l'Italia in promozione con il nuovo album "Jack Uccide", promosso dall'etichetta di Salmo

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Matteo Politanò

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Non si può parlare di ritorno perché non se ne è mai andato. Jack The Smoker, uno dei rapper più longevi e prolifici dell'underground italiano, ha presentato nelle scorse settimane Jack uccide, il nuovo album uscito per Machete Productions, l'universo creato da Salmo e soci che da Olbia ha conquistato in pochi anni il mercato discografico italiano e non solo.

Un progetto vincente ed evocativo che fa breccia tra i giovanissimi e che ha voluto incastonare nel suo muro degli artisti un pezzo importante del rap italiano, in attività dai primi del 2000 e capace di collaborare con una lista infinita di artisti, il meglio della scena. 



Abbiamo incontrato Jack ad uno dei tanti instore organizzati per promuovere Jack Uccide, una novità assoluta per un artista che di underground aveva sempre avuto anche la promozione dei prodotti.

Un’attitudine grezza che ha gudagnato la stima e il rispetto di tutto il movimento hip hop ma che negli ultimi anni era iniziata a stare un po’ stretta.

E poi? Come sei entrato in Machete?

"Dopo V.ITA volevo cambiare approccio con la mia musica. Fino ad allora non mi ero mai preoccupato più di tanto della promozione e della valorizzazione dei lavori, tutto era un po’ in freestyle e mi aveva limitato non poco in visibilità. Come tutti ho notato fin da subito l'arrivo di Salmo e il suo impatto sulla scena, sul mercato. Volevo rimettermi in discussione con una realtà diversa che potesse farmi arrivare ad un pubblico più vasto: come si dice era ora di 'quagliare'..."

Hai cercato tu loro o viceversa? 

"Diciamo che c'è stato un periodo di avvicinamento e la stima reciproca non è mai stata nascosta. Avevo già parlato con Salmo al compleanno di Emis Killa, ci siamo trovati... Poi En?gma è venuto a trovarmi in studio per delle strumentali che dovevo dargli, chiacchierando mi ha chiesto a cosa stavo lavorando e gli ho risposto che volevo rimettermi in gioco. Ho avuto un incontro con i ragazzi e ci siamo accordati fin da subito per lavorare insieme. Il livello a cui è arrivata la Machete penso sia evidente, non solo per i numeri di Salmo, ma per tutto quello che è stato prodotto da chi fa parte del progetto."

Aprirai le date di Salmo, hai cambiato anche il tuo approccio ai live da quando sei machetero? 

"No, non ho cambiato. Io sono per un live classico, microfono e dj alle spalle, sono un Mc e voglio mantenere questa caratteristica dal vivo, come sempre..."

Cosa non ti piace di questa nuova dimensione da instore? 

"Ma è bella, mi piace. Però a volte non è facile, avere un pubblico giovane ha i suoi pro e i suoi contro. Vorrei dire, non prendete tutto alla lettera, a volte sento domande assurde: 'Ma perché hai fatto una rima contro Yelawolf?'. Non ho fatto rime contro Yelawolf, è una questione di giochi lessicali, di tricks e priorità stilistiche, non va tutto pesato nel dettaglio o preso alla lettera!"

Nel tuo nuovo album non sei presente in veste di produttore, come mai? 

"Diciamo che ho dato la priorità al rap, questa è la risposta ufficiale. La verità è che sto lavorando con un sacco di producer giovanissimi e cazzutissimi che hanno molto più talento di me. Come Low Kidd che produce sei tracce nel disco”.

Tirando le prime somme sei soddisfatto? 

"Si, non punto a fare il disco d’oro ma sono soddisfatto di come sta andando e della risposta che ha il disco. È un bel momento per tutto il movimento, è vivo e come non mai. Il rap è diventato il linguaggio dei giovani e c’è anche spazio per le novità. Salmo ha anche dimostrato che per fare i grandi numeri non bisogna per forza fare rap-pop, fiero di essere in Machete anche per questo".  
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