Giovanni Ferrari

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Parlare delle contraddizioni della società senza cadere nel moralismo non è semplice. Incontriamo ogni giorno persone che ci obbligano a sorbirci le loro opinioni. Siamo spesso schiavi di analisi, studi e statistiche. Capita, invece, a volte che la chiave per comprendere ciò che ci accade ci viene sussurrata. Senza nessuna pretesa. Come fosse una chiacchierata davanti a un buon bicchiere di vino.

Il quarto disco di inediti di Brunori Sas, "a casa tutto bene", è un dialogo al quale ci si sente invitati in prima persona. Unico requisito: sapersi immedesimare nelle parole e entrare con delicatezza nell'atmosfera dei dodici brani. 

Il singolo che ha anticipato il lavoro è La verità, brano che ha conquistato tantissimi. E che è arrivato anche a chi non è abituato ad ascoltare l'opera di Brunori. Il tutto grazie a un videoclip decisamente originale: "Non volevo fosse il solito video in playback. Ho voluto raccontare una storia. La trama racconta l'amarezza della sconfitta di certe cose in cui si crede".


Come ha raccontato Brunori, "il disco è nato in un periodo particolare. Avevo appena finito uno spettacolo dove parlavo (in modo ironico) della responsabilità. Anche grazie alla forma del teatro-canzone (come Gaber, ma peggio), trattavo argomenti che di solito non tratto nelle canzoni". E così, Brunori ha messo da parte la sua anima più comica e ha avuto il coraggio di dire la propria su argomenti di attualità: "Volevo essere serio su certi avvenimenti che mi creano una forma di amarezza e disillusione, nei confronti del mio concetto di umanità".

Il fil rouge di "a casa tutto bene" è la paura, che - a vederla bene - c'entra molto con il concetto di comfort zone. Il disco, infatti, "nasce dall'attrito fra la necessità di uscire di casa e la naturale tendenza al rifugio domestico". E così, nella scrittura del disco Brunori abbandona "l'isoletta felice delle mie vicende private, raccontate nel mio solito stile (la mia casa, appunto) e ho avvertito la necessità di occuparmi di qualcosa che riguardasse maggiormente il mondo fuori".

Il timore di abbandonare la propria comfort zone e di entrare in un mondo esterno per forza di cose differente dal proprio è comprensibile. Capita a ognuno di noi, e Brunori ha la sincerità di ammetterlo. Ma il confronto con l'esterno è forse necessario per prendere ancora più consapevolezza del proprio universo interno. Così, in "a casa tutto bene" (disco coprodotto con Taketo Gohara) si trovano alcune fughe emotive. Prima fra tutte, quella da casa propria verso una nuova città come in Lamezia-Milano ("Quando mi muovo così tanto sono disorientato"). Ma c'è anche il tentativo di parlare della xenofobia, come accade ne L'uomo nero


Il disco è stato registrato in una masseria del 1100 e alterna suoni più sintetici ad altri appartenenti alla tradizione (mandole del '700 comprese): "Taketo Gohara ha dato importanza al disco. Ha vestito queste canzoni in un modo che mi rimanda a dischi di artisti internazionali che ho apprezzato in questi ultimi anni", ha dichiarato Brunori. 

Ma non è tutto. C'è il tentativo di comprendere il pensiero di un assassino, come in Colpo di pistola. C'è il rapporto con la propria memoria, come ne Il costume da torero ("Senza l'illusione che quello che scrivi può arrivare ad altre persone, non ci sarebbero le canzoni").

Ed è proprio in questo ultimo brano che forse è compreso il senso dell'intero album. Brunori canta, insieme ad un coro di bambini, questa frase: "Ma non sarò neanche tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parto da me". Una dichiarazione che riassume la necessità di mettersi in gioco in prima persona. E, ancora una volta, contro la paura. 

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