MOGOL
Musica

Mogol e l'arte di scrivere canzoni

Viaggio al Cet, la scuola europea della musica popolare, in compagnia del Maestro fondatore. Che parla di poesia, di emozioni e di futuro

Ci sono luoghi magici, capaci di emanare energie creative decisamente speciali. E il Cet, il Centro Europeo di Toscolano ad Avigliano Umbro, è sicuramente uno di questi. Perché è immerso nella bellezza: in questa scuola d'eccellenza dedicata alla musica popolare si studia come scrivere una canzone, come comporre un brano musicale e come interpretarlo. Ma c'è un altro motivo fondante, responsabile di aver fatto di questa collina nel bosco un luogo unico al mondo: perseguire un'idea libera di espressione artistica.

Esattamente quanto ha fatto per tutta la vita il suo fondatore, Giulio Rapetti, in arte Mogol. A insegnare, insieme a una squadra di docenti di altissimo livello, è proprio lui. Che qui ci spiega metodi, filosofie e risultati di una scuola unica in Italia.

"Per scrivere canzoni, tu devi stare dentro la vita. Altrimenti fai fiction: la stai strumentalizzando per ottenere consenso. Ma così al pubblico dai plastica, non sentimenti veri", dichiara subito. 

C'è un antidoto?

"Noi insegniamo agli allievi a parlare del quotidiano, del proprio vissuto con parole semplici e senza pudore. Naturalmente bisogna sgombrare il campo da preconcetti, convinzioni, messaggi televisivi. E per questo cominciamo dalla capacità di autocritica: se non sai scegliere una cosa bella da una brutta, viaggi alla cieca. Ma attenzione: questo percorso va fatto in ogni caso, non perché si vuole diventare autori, ma per vivere. Non farlo potrebbe significare buttar via la propria vita".

Dunque l'uomo, prima dell'artista?

"Io la penso così: prima che essere artisti bisogna essere uomini. Solo così si potrà essere ammirati e compresi dagli altri".

Qual è il metodo che voi proponete per raggiungere questi obiettivi?

"La didattica del Cet è il frutto di grande esperienza e della convinzione che esista una formula per definire l'essere umano: Uomo = DNA + Ambiente. Questa formula risponde alla domanda centrale che ci poniamo noi docenti e che poniamo agli allievi: se l'artista è uno come noi, allora, tu chi sei? L'ambiente è l'elemento più importante dell'addizione perché ci plasma, ci modifica. Così noi diamo delle coordinate e utilizziamo moltissimi esempio, di cose che funzionano e non. E in effetti, gli allievi assorbono una nuova lingua che poi parlano alla perfezione. Agiamo sulla materia umana".

Quindi, sulle emozioni?

"Certo: non possiamo non entrare in quello che è il senso della vita. A volte mi fanno delle domande assurde, tipo: ma l'arte si può insegnare? Chiedetelo a Leonardo da Vinci! La nostra capacità di apprendimento è fantastica, casomai sono gli insegnanti il problema: la terra da sempre buoni frutti con i contadini giusti".

E per quanto riguarda i testi di una canzone, quali sono i segreti per coltivare bene il terreno?

"La scuola è come una palestra, che ha degli allenamenti specifici. Primo: non puoi spiegare cosa volevi dire. Quando uno canta, il pubblico deve capire. E se c'è un nodo, l'attenzione si ferma lì (e la canzone è finita). Secondo: tutto deve essere easy, facile, comprensibile. Terzo: ci vuole senso della musica".

Ecco, la musica. Qual è il rapporto tra parole e note?

"Quando scrivo una canzone, devo trovare quello che il musicista sentiva istintivamente, senza però averlo scritto. Allora risulta convincente. E a questo proposito insegniamo le tecniche adatte. Alla fine dei corsi la qualità dei testi è infinitamente migliore. Ma solo perché ognuno ha espresso il proprio talento attraverso un percorso di crescita in cui la tecnica ha creato la magia e raffinato le proprie modalità".

Cos'è la poesia?

"Ne esistono tante forme, ma per me, tutte le volte che tocchi nel profondo un uomo, hai fatto una bella poesia".

Eh, sì. E lui, Mogol, lo sa bene, con quelle canzoni che vanno dritte al cuore. Ma basta ascoltarlo parlare per capire che senza passione resta solo l'esistenza, attitudine ben diversa dal vivere.

Poco prima di salutarci, aggiunge una battuta: il progetto futuro è di ampliare le attività della scuola con un corso per la settima arte. "Con questa didattica applicata al cinema, i ragazzi diventerebbero dei veri e propri radar, capaci di cogliere e rappresentare la bellezza".


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