Matteo Politanò

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I Meganoidi sono tornati. La band genovese, che a fine degli anni '90 trovò il successo le hit Zeta Reticoli e Supereroi, torna con il nuovo album "Delirio Experience", in uscita il 16 febbraio. Il sesto progetto discografico del gruppo arriva sei anni dopo "Welcome in disagio", l'ultimo capitolo di una saga che negli anni ha saputo evolversi come le storie dei suoi protagonisti.

I Meganoidi, nome che cita i nemici marziani del cartone animato "L'imbattibile Daitarn 3", hanno preso per mano i loro fan e si sono incamminati in un rock alternativo in continua evoluzione da oltre 20 anni. Abbiamo incontrato la voce del gruppo Davide Di Muzio, la tromba e chitarra Luca Guercio e il basso di Riccardo "Jacco" Armeni, tre membri del quintetto che parte da Genova il 16 febbraio con un nuovo tour che arriverà anche a Ravenna, Bologna, Milano, Roma, Prato e Padova.

Il primo estratto del nuovo album è stato il singolo Accade di là:

 Perché avete scelto come titolo "Delirio Experience"?

"La gestazione del disco questa volta è stata brevissima, abbiamo lavorato su strutture più libere e meno ingolfate da arrangiamenti per poi concentrarci sui testi. È un album che rispetto al passato dà uno spazio più importante alla voce. Delirio Experience è uscito da un'idea di Davide...

Raccontaci...

"Sono diventato papà per la seconda volta e negli ultimi tempi a tarda notte mi sedevo sul divano esausto ma con il cervello molto produttivo. Ogni mio brain storming per scrivere era a tutti gli effetti un'esperienza delirante. L'idea è piaciuta subito e nel disco parliamo di questa Delirio Experience come se fosse un cocktail: irriverente, fresco e colorato. In realtà è il flusso creativo che "ci siamo bevuti" per far uscire il disco...."

Pensando ad un concerto qual è il vostro concetto di delirio?

"A Napoli qualche anno fa è caduto il palco mentre cantavamo. Noi abbiamo sempre avuto il vizio di far salire il pubblico sul palco per l'ultimo brano in scaletta e quella volta non ha retto...  Scherzi a parte ogni concerto è un delirio perché la musica catapulta in una sorta di mondo parallelo, fuori dal concetto di spazio e tempo."

Cosa vuol dire girare un nuovo video come "Accade di là" per voi che giravate video di successo anche negli anni '90?

"Come tutti i lavori dove è subentrato in maniera prepotente il digitale gli equilibri sono cambiati. I primi video li giravamo in 16 millimetri, bisognava avere un vero regista, la "pizza" con la pellicola, il direttore della fotografia... C'erano investimenti e tempi diversi, ora con la tecnologia si possono ottenere ottimi risultati con un badget basso. Con gli stessi soldi con cui un tempo si affittava un dolly oggi si può fare un video di grande qualità. Per Accade di là abbiamo lavorato con Lucerna Films con cui c'è una collaborazione stabile. Poi è stato determinante il ruolo di Alessandro Bianchi, già protagonista del video di Zeta Reticoli".

Come vi trovate in quest'era social?

"Quando siamo usciti noi il panorama musicale era completamente diverso. La nostra caratteristica è stata dare priorità al contatto con il pubblico e fare concerti anche quando non avevamo dischi. Siamo sempre saliti sul furgone e abbiamo alle spalle tante persone che sanno qual è il nostro percorso, a prescindere dai post su internet... Adesso invece è il contrario: c'è una vita social che è troppo distaccata dalla realtà".

Into the darkness, into the moda e Outside the Loop, Stupendo Sensation sono stati certificati Disco d'Oro per le 50 mila copie vendute. Ora fare il disco d'oro è troppo facile?

"È tutto relativo. Vent'anni prima rispetto a noi il disco d'oro era 500 mila copie. Se non sbaglio il primo disco d'oro è stato di Battiato con un milione di copie... È cambiato tutto, un tempo era il negoziante di dischi a consigliare gli artisti e gli album, non il computer. Credo che facciamo parte della generazione musicale che ha vissuto più cambiamenti, sia a livello di tendenze che di supporti e produzione. La cosa più importante è però che continui a girare la musica, in qualsiasi modo..."

Un ricordo da backstage più nitido di altri?

"Quando abbiamo suonato all'Heineken Jammin Festival nel 2002 eravamo nel camerino accanto ai Red Hot Chili Peppers. Ricordo Flea con la testa dentro il gabinetto che si faceva tagliare i capelli da Anthony Kiedis. Lo stesso Anthony Kiedis che poco dopo entrò nel nostro camerino per provarci con la sorella di Jacco che era sul palco con noi vestita da infermiera per una comparsata..."

Che scaletta avete in mente per il nuovo tour che sta per iniziare?

"La scaletta non terrà fuori le grandi hit della storia dei Meganoidi. Tuttavia ci sono brani altrettanto forti che non hanno avuto la stessa copertura mediatica ma che al nostro pubblico piacciono. Il disco è molto compatto e scorre molto bene, siamo pronti..."

Come si è evoluto negli anni il vostro rapporto con la Polizia Municipale?

"Le tecniche per sfuggire alla Municipale si sono evolute: l'ultima è quella di fermarsi e chiedere informazioni ai posti di blocco per prevenire il fermo. Scherzi a parte negli anni abbiamo avuto anche amici che facevano i vigili e abbiamo capito che anche loro alla fine sono persone normali..."

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