Musica

I Pet Shop Boys fanno ballare Roma

Il duo cult dell’elettropop inglese ha infiammato la Cavea dell’Auditorium

Pet Shop Boys

Gabriele Antonucci

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Quali sono gli ingredienti di un concerto riuscito? La musica, prima di tutto, ma anche l’atmosfera, il coinvolgimento e lo spettacolo.

Tutti elementi che abbiamo ritrovato ieri sera nell’unica esibizione italiana dei Pet Shop Boys, icone del pop elettronico anni Ottanta, ospitata nella suggestiva cornice della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Più che un concerto, una vera e propria performance di un’ora e mezza tra filmati futuristici, raggi laser, sorprendenti coreografie e continui cambi d’abito da parte del cantante Neil Tennant e del tastierista Chris Lowe.

Uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie che, dopo un quarto d’ora di warm-up e di trattenuto contegno tra gli spalti, ha fatto correre il pubblico della platea sotto al palco a ballare, a cantare e ad ammirare da pochi metri lo show, mentre la tribuna della Cavea si è trasformata in una gigantesca discoteca a cielo aperto grazie alle luci stroboscopiche e ai laser che hanno donato nuovi e inediti colori alla struttura di Renzo Piano.

Uno spettacolo curato nei minimi dettagli, realizzato in coproduzione da Musica per Roma e DNF Digitalnikofactory, dove le trovate sceniche hanno sempre tenuta alta l’attenzione, grazie anche alla buona vena del frontman Neil Tennant, che ha incitato e coinvolto gli oltre 3.000 spettatori per tutta la durata del concerto, ricevendo in cambio un calore che forse neanche lui si aspettava.

Con 12 album alle spalle, 50 milioni di dischi venduti in tutto il mondo e numerose vittorie ai Grammy Awards e ai Brit Awards, i Pet Shop Boys potrebbero da anni limitarsi a riproporre il greatest hits dei loro successi degli anni Ottanta, invece Tennant e Lowe non si sono mai seduti sugli allori, continuando a proporre nuova musica e ad esplorare con il consueto spirito pioneristico nuove sonorità in linea con il gusto contemporaneo.

Per questo l’unica tappa italiana dell'Electric World Tour,  che finora ha collezionato 108 tappe in 47 Paesi diversi, non è stata una serata all’insegna della nostalgia, ma un ponte verso una nuova fase della loro carriera, senza però rinnegare le loro radici pop.

Il concerto ha preso il via alle 21.25 con un filmato all’insegna della velocità, quasi un omaggio ai loro numi tutelari Kraftwerk che qui si sono esibiti l’estate scorsa, fino all’ingresso del duo con pittoreschi costumi neri a piume.

Dopo il tris Axis, One More Chance e Opportunities (Let's Make Lots of Money), Neil saluta il pubblico: “Ciao Roma,è tanto che mancavamo, ma è bellissimo essere qui”.

In Fugitive fanno il loro ingresso due coloratissimi ballerini con la testa da minotauro, a cui fanno da pendant i cappelli a forma di toro meccanico del duo.

Le note della hit Suburbia scatenano il primo sussulto della serata, permettendo al frontman di dirigere, a mo’ di direttore di orchestra, il coro dei fan.

Dopo è la volta di I'm Not Scared, singolo composto dai PSB ma portato al successo nel 1988 dagli Eighth Wonder di Patsy Kensit, della futuristica Fluorescent e del tripudio di West End Girl, il loro brano di maggiore successo scandito da un basso inconfondibile, un inno della Londra anni Ottanta.

Tennant mostra di avere ancora un buon controllo vocale nel refrain, mentre il suo caratteristico fraseggio, una sorta di proto-rap, a volte viene nascosto dalle ipertrofiche tastiere di Lowe.

Grandi applausi quando i due artisti si presentano dentro due letti posti in verticale, con delle curiose immagini di corpi in movimento proiettate sulle lenzuola che creano un effetto esilarante.

Dopo un trip di coreografie, luci strobo e costumi sfavillanti, arrivano nel finale i fuochi d’artificio con la malinconica e al tempo stesso irresistibile It’s a sin, con il pop a denominazione di origine controllata di Domino Dancing e con la romantica Always on my mind, che chiude lo show all’apice del pathos con una pioggia di coriandoli arancioni.

C’è ancora il tempo per un bis con l’inno LGBT Go West, scritto originariamente dai Village People, nel quale gli spettatori fanno da controcoro a Tennant.

Dopo un’ora e mezzo, senza un minuto di pausa o di noia, i Pet Shop Boys salutano il pubblico romano, che li ripaga con applausi scroscianti e urla d'approvazione.

Il concerto si è rivelato uno dei più spettacolari a livello visuale tra quelli ospitati negli ultimi anni dalla Cavea, secondo forse solo a quello dei Kraftwerk in 3D.

Parafrasando il titolo di uno dei brani più famosi dei Pet Shop Boys, che hanno mostrato di avere ancora numerose frecce al loro arco, perdere uno show così è un peccato.

La scaletta

Axis
One More Chance / A Face Like That
Opportunities (Let's Make Lots of Money)
Fugitive
Integral
I Wouldn't Normally Do This Kind of Thing
Suburbia
I'm Not Scared
Fluorescent
West End Girls
Somewhere
(Leonard Bernstein cover)
Leaving
Thursday
Love Etc.
I Get Excited (You Get Excited Too)
Rent
It's a Sin
Domino Dancing
Always on My Mind
(Brenda Lee cover)
Encore:
Go West
(Village People cover)
Vocal

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