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Addio a Hugh Masekela: i 3 album indimenticabili

Il leggendario trombettista sudafricano è morto martedì a 78 anni a Johannesburg. I suoi capolavori

International Jazz Day 2015 Global Concert UNESCO Paris

Gabriele Antonucci

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Il mondo del jazz piange la scomparsa di Hugh Masekela, leggendario trombettista jazz sudafricano, morto martedì a 78 anni a Johannesburg «dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro il cancro alla prostata», fa sapere la famiglia, durata una decina d’anni.

Il presidente sudafricano Jacob Zuma ha sottolineato come il musicista abbia «portato alta la torcia della libertà nel mondo, lottando contro l’apartheid con la sua musica e mobilitando il supporto internazionale nella battaglia per la fine della segregazione. Non dimenticheremo mai il suo contributo».

«È crollato un baobab. Il Paese ha perso uno dei grandi architetti dell’afro-jazz, che ha elevato lo spirito della nazione attraverso la sua musica immortale», ha scritto su Twitter Nathi Mthethwa, ministro sudafricano per le arti e la cultura.

Trombettista, cantante e compositore, Masekela era nato nella città di Witbank, in Sudafrica, nel 1939.

Cresciuto tra musica e impegno politico (il padre, Trevor Huddleston, era uno stimato attivista per l'eguaglianza dei diritti in Sudafrica), il musicista ha iniziato a suonare il corno a 14 anni, diventando presto un esponente di spicco della scena jazz di Johannesburg con i Jazz Epistles.

Nel 1958 suonò in tour con i Manhattan Brothers, e attraverso di loro venne scritturato per il celebre musical King Kong di Todd Matshikiza, nel cui cast compariva, tra l'altro, anche un'altra stella nascente della musica sudafricana, Miriam Makeba, sua futura moglie.

Alla fine del 1959, Masekela ha perfezionato il suo afro-jazz fondando i Jazz Epistles, il primo gruppo jazz sudafricano a incidere un LP, e i loro concerti a Johannesburg e Città del Capo fecero grandi incassi fino alla metà del 1960.

Il 21 marzo 1960, gli eventi sanguinosi del massacro di Sharpeville e il successivo inasprirsi del regime dell'apartheid convinsero Masekela ad espatriare. Un lungo esilio di 30 anni dal Sudafrica segretato.

Si trasferì negli Stati Uniti, dove conobbe Louis Armstrong, che tempo prima gli aveva inviato una tromba in regalo e divenne amico di Harry Belafonte e di leggende jazz come Dizzie Gillespie e Miles Davis.

A New York sviluppa il suo stile unico, nutrendosi di influenze africane e americane. Il suo album di debutto, pubblicato nel 1963, si intitola Trumpet Africaine.

Il successo arrivò  due anni dopo, nel 1965, con l'album dal vivo The Americanization of Ooga-Booga, prodotto da Tom Wilson.

Nel 1966 Makeba e Masekela divorziarono, e quest'ultimo si trasferì a Los Angeles.

Nel 1968 il trombettista ha scalato le classifiche internazionali con la hit Grazing in the Grass.

Negli anni Settanta, Masekela tornò in Africa, vivendo per qualche tempo in Guinea, poi in Liberia, in Ghana, nello Zaire e in Nigeria.

In questi anni incise una serie di album considerati fra i più innovativi della sua carriera insieme ad altri artisti di spicco della scena musicale africana e scrisse alcune famosissime canzoni anti-apartheid.

La più famosa fu Soweto Blues, cantata dalla grande "Mama Africa" Miriam Makeba e ispirata alle rivolte del 1976 degli studenti neri contro le politiche segregazioniste degli afrikaner, nelle quali morirono centinaia di persone.

Nel 1980, Masekela e Miriam Makeba suonarono insieme in uno storico concerto di Natale in Lesotho, di fronte a un pubblico di 75.000 persone.

Dopo avere attivamente sostenuto la campagna per la scarcerazione di Nelson Mandela, nel 1990, quando finì l’apartheid, Masekela tornò infine in Sudafrica, dove ha vissuto fino alla sua morte.

La sua Bring Him Back Home, in cui si chiedeva di liberare Nelson Mandela dalla prigione, è diventata un inno internazionale per il movimento anti-apartheid.

Masekela è stato attivo per tutto il primo decennio degli anni Duemila. Nel giugno 2010 ha aperto i concerti inaugurale della Fifa World Cup e del Soweto’s Soccer City.

Nel 2010 ha tenuto a Johannesburg i sui ultimi due concerti, considerati come un epitaffio alla sua lunga carriera, prima di intraprendere la lunga lotta contro il cancro.

Vogliamo ricordare il grande jazzista sudafricano con i suoi 3 album più belli e famosi.


The Americanization of Ooga-Booga (1965)

Masekela incise nel 1963 il suo album di debutto, Trumpet Africaine, ma bisogna aspettare ancora due anni per il grande successo con l’album dal vivo The Americanization of Ooga-Booga, inciso durante il periodo del matrimonio con Miriam Makeba. Il disco è stato prodotto dalla sapienti mani di Tom Wilson, già produttore di Bob Dylan e Simon & Garfunkel.

Techno Bush (1986)

Inciso con la sua orchestra Kalahari, con la quale ha pubblicato  diversi album di successo, Techno Bush è stato trascinato dal fortunato singolo Don't Go Lose It Baby. In questo periodo Masekela iniziò a fondere il proprio stile con elementi della musica etnica dell'Africa del Sud, soprattutto dal mbaqanga zulu ma anche dalla tradizione musicale xhosa, tswana e di altre etnie.

Homecoming Concert (1991)

Nel 1990 il regime dell'apartheid volgeva al termine; venne tolto il bando sui partiti politici dei neri e Mandela fu scarcerato. Masekela decise di rientrare in Sudafrica e fece il tutto esaurito nelle principali città del paese con il tour di quattro mesi Sekunjalo This Is It. L’album dal vivo Homecoming Concert è la testimonianza sonora di quelle indimenticabili esibizioni, il cui acme era l’inno anti-apartheid Bring Him Back Home.

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