Vladimir Horowitz:la meraviglia dell'ultimo concerto

21 giugno 1987: un secolo di storia della musica nelle sue mani

Vladimir Horowitz (1933-1989) - foto Getty Images

Nazzareno Carusi

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Ho riascoltato la registrazione dell'ultimo concerto di Vladimir Horowitz (Amburgo, 21 giugno 1987). In volo da Francoforte a Montréal, le otto ore mi sono passate in un momento, con tre andate del disco e lo sguardo fisso a quel punto che sta fra la vita e le cose che la rendono più bella. 

Oltre alle Soirées de Vienne di Schubert/Liszt, il brano da grazie a Dio che questa registrazione esiste è la Polacca op. 53 di Chopin, l'Eroica, quella che inizia con una sorta di messa in moto ed esplode in una manciata di secondi col tema forse più famoso del Romanticismo d'ogni dove. Che Horowitz spalma (e si sente, si sente perfettamente) di delirio dei sensi d'una vita lunghissima d'artista, e di sceneggiatura hollywoodiana.

Un secolo di storia della musica e del pianoforte dentro due mani e un'anima spettacolari, a ottantaquattro anni ancora da marziano. La summa di tutto ciò che era prima, e gli occhi a ciò che avrebbe potuto venire ma poi non è più stato. Immensità insuperata fino all'ultimo. E ancora oggi, dopo altri ventisei anni, inattaccabile.    

Twitter: @NazzarenoCarusi

CREDITI: VLADIMIR HOROWITZ: Horowitz in Hamburg, the last concert (Deutsche Grammophon, 2008)

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