Gabriele Antonucci

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Sono passati 7 anni dal deludente The Fall, appesantito dall’eccessivo sperimentalismo, per questo l’attesa per Humanz, il nuovo album pubblicato ad aprile dai Gorillaz, la band virtuale creata da Damon Albarn e Jamie Hewlett e formata dal cantante  2D, dal bassista Murdoc Niccals, dal chitarrista Noodle e dal batterista Russel Hobbs, era altissima.

Il disco, registrato tra Londra, Parigi, New York, Chicago e Giamaica, è disponibile in versione  CD standard, doppio CD deluxe  con 26 brani, vinile e digital download, oltre a un Super Deluxe Vinyl Box Set composto da 14 vinili. La coppia Albarn e Hewlett  è stata affiancata nella produzione da Remi Kabaka e The Twilite Tone

Per Humanz Albarn ha dichiarato di essersi ispirato al pop elettronico dei Simple Minds, facendo riferimento a brani come Promised You A Miracle, mentre dal punto di vista tematico, sono rimasti fuori tutti i temi politici anti Trump e anti Brexit tanto cari al frontman dei Blur.

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Anticipato da una massiccia campagna di marketing, con video per realtà aumentata, app per Ios e Android, visual story che raccontano le vicende parallele dei cartoon, spirit house e cortometraggi, Humanz non ha deluso le aspettattive. L’ascolto dell’album è una vertigine sonora, tanto è ricco di stimoli e di idee da lasciare quasi spiazzati.

Un cloud di canzoni slegate l’una dall’altra, ciascuna rappresentante un mondo a se stante, che possono essere scelte in base al mood della giornata o all’umore del momento.

La band di Damon Albarn e Jamie Hewlett presenterà le nuove canzoni di Humanz il 12 luglio al Lucca Summer Festival (Piazza Napoleone) nell'unica tappa italiana del tour europeo.

I biglietti saranno in vendita su www.ticketone.it dalle ore 11 di Venerdì 1 dicembre e nei punti vendita dalle ore 11 di Sabato 2 dicembre.

Chi ama l’hip hop troverà pane per i suoi denti in Momentz, dove sono ospiti gli amici De La Soul, uno dei brani più originali del disco, caratterizzato da una base martellante dall’incidere quasi industrial, da una cascata di tastierine low-fi e da un coro di bambini, mentre suona più “classico” Let Me Out, dove il rap torrenziale di Pusha T si alterna alla matura voce soul di Mavis Staples.

Non mancano brani dichiaratamente dance: l’eccellente Strobelite,  con il suo basso rotondo e con le sue tastierone anni Ottanta, che mette in evidenza la voce ricca di soul di Peven Everett; la godibile Andromeda, dominata dalla voce calda e ricca di armonici di Albarn, con la sua cassa dritta e gli arrangiamenti minimali; la soprendente Submission, con un coro gospel e il rap di Danny Brown, è un brano che potrebbe fare sfaceli sulle piste dal ballo.

Charger è uno spiazzante brano electro-psichedelico che rispolvera la Grace Jones del periodo disco, mentre Busted and blue, che richiama le atmosfere malinconiche di Everyday Robots, è un colpo al cuore, tante le emozioni che riesce a regalare qui la voce di Damon Albarn: una canzone che giustifica, da sola, l’acquisto dell’album.

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Bene anche Carnival, interpretata dal mai abbastanza lodato cantante neo soul Antony Hamilton sopra un pattern scarno e tastiere acide, e benissimo Halleluja money, altro picco dell’album, grazie alla straordinaria voce di Benjamin Clementine, che qui riveste quasi i panni di un fervente predicatore laico.

We got the power , in cui l’ex acerrimo nemico Noel Gallagher canta insieme ad Albarn e alla cantante delle Savages Jehnny Beth, è un irresistibile brano motivazionale, perfetto da ascoltare la mattina al massimo del volume per darsi la carica.

Gli episodi meno convincenti risultano Sex murder party e She’s my collar, brani abbastanza piatti, che scivolano via senza troppi sussulti.

The appentice (di cui potete vedere il video qui sotto) suona già come un classico ed  esalta la voce baritonale di Rag N Bone man, Halfway to the Halfway House è un brano obliquo e wonderiano, Out of body, che inizia come una canzoncina pop trascurabile, ha poi uno sviluppo molto interessante.

In Ticker tape ritornano le atmosfere malinconiche e rallentate dell’album solista Everyday robots, mentre la delicata Circle of friends è la chiusura perfetta di un album ricco di belle canzoni, con qualche passaggio a vuoto e troppi, inutili interlude ma che si candida, fin da ora, ad essere uno dei migliori dischi del 2017.

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