Musica

Giovanni Allevi: "Che bello essere ascoltato senza pregiudizi" - Intervista

Un nuovo album per pianoforte, le recensioni positive e i complimenti di un ingegnere del suono speciale, Ian Jones, il decano degli Abbey Road Studios

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Gianni Poglio

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A quattro anni dal disco di platino Alien e dopo l’esperienza sinfonica dell’album Sunrise, contenente il Concerto per Violino e Orchestra in Fa minore, Giovanni Allevi torna al pianoforte solo con un nuovo progetto semplicemente intitolato Love.

Registrato al SAE Institute di Milano, polo universitario all’avanguardia per la produzione audio-video in Europa, l’album rappresenta uno stato dell’arte per la registrazione del pianoforte, grazie ad un bilanciamento di massimo equilibrio tra la componente dell’acustica della stanza, la preparazione del pianoforte e la studiata dislocazione dello stesso ai fini di una ripresa microfonica naturale. “Un suono morbido eppure potente, mai aspro e con una ricca estensione in bassa frequenza, per un'esperienza d'ascolto estremamente appagante" afferma Ian Jones, ingegnere del suono agli Abbey Road Studios di Londra, dove è stato masterizzato il disco.

Un disco intitolato "amore" in un'era piena di odio e risentimento.

Viviamo un tempo in cui l'odio sembra prendere il sopravvento, mi piacerebbe essere strumento delle parole di Papa Francesco e del suo invito a ritrovare lo stupore nei confronti dell'altro, ad accettare le differenze, oltre le ideologie.

Le vignette di Charle Hebdo sull'Islam hanno rimesso al centro il tema dei confini della libertà di espressione

La libertà espressione è per me un diritto sacrosanto. Si può anche ipotizzare un limite, ma è difiicilissimo da stabilire. Forse, e dico forse, nel caso delle vignette sull'Islam quel limite è stato oltrepassato.

Torniamo al disco: Love è stato masterizzato agli Abbey Road Studios di Londra, dove sono nati i capolavori della musica contemporanea.

Masterizzare un album significa realizzare il suono finale. Degli Abbey Road Studios ho grandi ricordi visivi: molte stanze piene di bobine con il nastro grande e di apparecchiature a valvole, sembrava di essere a metà Novecento. Ricordo bene il lampo negli occhi dei tecnici orgogliosi di essere aggrappati a un mondo che fu senza iper tecnologia. Il decano degli ingegneri del suono, Ian Jones, che ha curato gli ultimi dischi della Callas mi ha detto: "Il sound va bene così, è bello, appagante. Ascoltando quelle parole il mio ingegenere del suono si è commosso.

Ha fatto parte della commissione che ha selezionato i brani delle nuove proposte a Sanremo.

Un grande arricchimento: ho avuto la chance di stare a contatatto con lo spirito del tempo e la sua immediata manifestazione. Abbiamo valutato 478 canzoni: dal cantante con casa discografica alle spalle allo sconosciuto che ha registrato la canzone a casa. La qualità? Alta. Erano tanti quelli che meritavano. Alla fine, quello che ascolteremo è la scrematura di una rosa molto ampia.

Che cosa ne pensa dei brani dei big che ha ascoltato?

Sono canzoni che cercano strade nuove: anche i big hanno cercato di mettersi in discussione.

Una parte della critica musicale non l'ha mai trattata con i guanti.

Leggendo le prime recensioni di Love noto che la critica musicale sta tornando al senso verace del suo mestiere, ovvero essere il mezzo per la comprensione di un'opera e non solo un giudice severo. Alla fine la creatività e la coerenza vengono premiate non solo dal pubblico, è un po' come se fosse in corso la mia riabilitazione. Qualche disco fa non era così. Credo che tutto questo faccia parte della storia di un artista, è un'altalena. Sono cadute le barriere ideologiche. In in mondo culturale votato alla celebrazione del passato, è difficile accettare l'idea di un compositore che è manifestazione del presente.



 

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