Gabriele Antonucci

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Per un crudele gioco del destino, George Michael è morto dieci mesi fa nella sua casa di Goring per cause naturali (cardiomiopatia dilatativa accompagnata da miocardite e steatosi epatica), a soli 53 anni, proprio il giorno di Natale.

Una festività che da 33 anni è legata a filo doppio alla sua Last Christmas, una gemma in grado di mostrare come il pop, qualora venga declinato con gusto, qualità e sensibilità, non è una parolaccia, ma una delle più alte espressioni dell’arte popolare, in grado di toccare i cuori di milioni di persone con canzoni solo apparentemente semplici.

Di nuovo in cima in classifica

Il 20 ottobre è stata ripubblicata una versione rimasterizzata ed estesa di Listen without prejudice, tornato lo scorso week end in cima alle classifiche inglesi (e sesto in Italia) a 27 anni dalla sua prima uscita, mentre il 21 ottobre è stato trasmesso in prima italiana su Sky Arte il documentario Freedom, diretto da David Austin e dallo stesso Michael, che l'ha completato tre giorni prima di morire.

Un testamento artistico a tutti gli effetti, che contiene gli interventi di star come Stevie Wonder, Nile Rodgers, Elton John, Mark Ronson, Mary J Blige, Tony Bennett, Liam Gallagher, James Corden, Ricky Gervais, Kate Moss e delle cinque top model dell’indimenticabile video di Freedom! 90, le splendide Naomi Campbell, Christy Turlington, Cindy Crawford, Tatjana Patitz e Linda Evangelista.

L'eredità artistica

Alla fine del documentario, e dopo diversi pacchetti di fazzoletti consumati dai suoi fan, alla domanda di un giornalista su come vorrebbe essere ricordato un giorno, George ha risposto: "Come un grande cantautore, in un'epoca che non credo rivivremo di nuovo. Per le mie canzoni e, infine, spero che la gente pensi a me come una persona integra. Spero di essere ricordato per tutto questo. E' molto improbabile. Altrimenti sarebbe stata una perdita di tempo".

Nessuna perdita di tempo. George Michael è stato un cantautore completo, in grado di scrivere da solo la musica e le parole della maggior parte delle sue canzoni, un dotato polistrumentista e un uomo che ha condiviso la sua fortuna con le persone più bisognose, grazie non solo a munifiche donazioni, ma anche attraverso il volontariato svolto in prima persona, lontano dalle telecamere e dai flash.

Come spesso accade post mortem, nell'ultimo anno in molti si sono ricreduti sulle sue qualità artistiche, che hanno prodotto album straordinari come il già citato Listen without prejudice del 1990, Older del 1996, da lui stesso definito come "il punto più alto della mia carriera" e il gioiello pop Faith, pubblicato per la prima volta il 30 ottobre 1987, esattamente trent'anni fa.

Dagli Wham! al debutto solista

La storia dell'album è strettamente collegata alla fine dell'epopea degli Wham! che, all’apice del successo, si sciolsero dopo il trionfale concerto d'addio del 26 giugno del 1986 in uno stadio di Wembley affollato da 100.000 fan entusiasti, a cui parteciparono anche Simon le Bon ed Elton John come ospiti.

L'evento fu l’occasione in cui fu trasmesso per la prima volta Foreign Skies-Wham! Live in China, il film-documentario relativo al tour in Cina, che diventò così la prima con il maggior numero di partecipanti della storia del cinema.

Dopo pochi mesi prese il via la folgorante carriera solista di Michael, inaugurata con l’eccellente album Faith, mentre quella di Ridgeley si incagliò subito dopo dopo la pubblicazione di un unico album, il trascurabile Son of Albert.

Il trionfo di "Faith"

Dalle note di organo di Faith, che suonano in modo ieratico Freedom degli Wham, introducendo così la contagiosa title track alla Bo Diddley, alla sensualissima I want your sex, che allora ebbe non pochi problemi di censura, dal funky torrenziale di Monkey alla splendida ballad jazzistica Kissing a fool, George riuscì a dare a Faith un sound inconfondibile e personalissimo tra pop, funk e r&b, lanciandolo definitamente nell’Olimpo del pop accanto a Michael Jackson, Prince e Madonna.

Indimenticabile, nel video di Faith, il suo look da rocker anni Cinquanta, con Ray Ban specchiati, barba incolta, orecchino a forma di croce, jeans e giubbotto di pelle nera da biker.

Il giubbotto diventerà talmente iconico da spingere il cantante a farlo bruciare nel video di Freedom 90, diretto da un giovane David Fincher, per comunicare una netta cesura con il passato.

Cresciuto a pane e dischi Motown fin da adolescente, il cantante anglocipriota considerava allora l’approvazione del pubblico di colore americano come una “giustificazione a quel che facevo, una consolazione per l’assoluta mancanza di credibilità”.

E così, per scrollarsi di dosso l’immagine del teen idol, nella composizione di Faith si ispirò alla grande lezione della musica soul, forte del duetto del 1986 con Aretha Franklin, regina incontrastata della musica dell'anima. "Questi brani” -ha dichiarato Michael- “sono il frutto degli ultimi due anni della mia vita”.

Dopo il concerto di addio di Wembley, George era ormai lanciatissimo nella sua carriera solista, ma forse neanche lui si aspettava un esordio così trionfale: oltre 25 milioni di copie vendute, un Grammy Award come Album dell’anno, numerosi MTV e Brit Award e, dato ancora più sorprendente, primo artista bianco a salire ai vertici della classifica americana di r&b e a vincere 2 American Award nella categorie r&b.

Due premi che scatenarono forti polemiche nella comunità afroamericana, che consideravano Michael come un ospite indesiderato, più adatto alle classifiche pop che a quelle r&b.

"Ho vinto due premi che di solito sono dedicati ad artisti neri, e in molti pensavano che avessi passato il segno" -afferma George in Freedom- "Capisco il loro punto di vista adesso e lo capivo anche all’epoca. Mi sembrava una cosa molto triste, non ho mai voluto rubare nulla alla cultura afroamericana. Cercavo solo di scrivere bella musica". Impresa riuscita.

Le canzoni indimenticabili

One More Try e Father Figure, due ballad a cui si devono migliaia di cuori trafitti da Cupido negli anni Ottanta, sono ancora oggi due classici del pop-soul, Hand to mouth, in cui racconta un’America attraversata da povertà e desolazione, strizza l’occhio a Billy Idol, Look At Your Hand, basata sulla storia del matrimonio in disfacimento di una ex, è un omaggio al sound coevo di Elton John.

Il vero capolavoro del disco è Kissing a fool, magnifica torch song con voce, pianoforte e contrabbasso in primo piano, che non avrebbe affatto sfigurato nel repertorio del grande Nat King Cole.

Faith non solo è uno dei migliori dischi d'esordio solisti di sempre, ma anche uno dei più longevi, alimentato dai singoli tratti mese dopo mese: il primo, il sensuale I want your sex, esce nel giugno 1987, il settimo, Kissing a fool, quasi un anno e mezzo dopo.

"Quando ascolti un disco delle Supremes o dei Beatles -ha dichiarato George nel 1988- come fai a non capire che l'euforia di un buon disco pop è arte?".

Un'euforia che ancora oggi, e probabilmente per molti anni a venire, promana dai solchi dei suoi dischi.

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