Fritz Da Cat: il grande ritorno

Un album da non perdere con Fabri Fibra, Clementino e molti altri protagonisti della scena rap

Fritz Da Cat (Ufficio stampa)

Alberto Rivaroli

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Ma come? I rapper non erano tutti incazzosi per vocazione e perciò poco inclini al lavoro di squadra? E allora come si spiega che in unico cd troviamo Clementino, Fabri Fibra, Salmo, Mondo Marcio, Dargen D'Amico, Tormento, Bassi Maestro e Gué Pequeño? La risposta sta in un nome: Fritz Da Cat, il principe dei producer. Se è lui a fare l'appello, nessuno gli dice di no, anche se Alessandro Civitelli (questo il suo vero nome) mancava dalla scena da parecchi anni). Milanese, 38 anni, l'artista ha messo fine a una lunga assenza con un cd intitolato semplicemente Fritz (Universal), uscito in questi giorni e caratterizzato cone abbiamo già dettto da una serie di collaborazioni eccellenti.

Alessandro, che effetto ti fa tornare nel giro?

"Sentivo che era il momento giusto, ma per favore non parliamo di evento: in questo ambiente le cose cambiano alla svelta, e tra i rapper più giovani ci sono tanti che neppure mi conoscono e dormono bene lo stesso... Del resto ho conosciuto producer ventenni che non sapevano chi era Jim Morrison, perciò sono in buona compagnia".

In questo cd hai riunito il meglio del rap italiano: impresa non facile.

"In effetti abbiamo creato una bella compagnia: qualcuno ha cominciato con me, con altri questa è stata la prima esperienza insieme. In ogni caso il risultato mi soddisfa".

Mai come in questo periodo il rap sembra diventato un fenomeno di massa. Come te lo spieghi?

"Non ho una risposta netta, ma di sicuro se oggi fossi un ragazzino non credo che farei la strada che ho fatto. Per un motivo molto semplice: vent'anni fa il rap serviva a distinguersi, a cantare fuori dal coro. Io, per dire, in tutta la mia scuola ero l'unico ad amare questo genere musicale. Oggi accade esattamente l'opposto: ascoltare certi cd è un modo per essere accettati, per raggiungere l'omologazione".

Altre cose sono cambiate: per esempio la tecnologia a disposizione di chi fa il tuo mestiere.

"Già, oggi fai un film o un videoclip in mezza giornata, con un cellulare. Però, se posso essere sincero, il problema è un altro: se poi il risultato fa schifo, chi se ne frega se l'hai fatto da solo e in poco tempo? Non voglio sembrare un dinosauro sputasentenze, ma forse quando c'erano meno risorse si pensava un po' di più".

Che cos'hanno di speciale le tue «basi»?

"Che domanda impegnativa! Diciamo che a me è sempre piaciuto il campionamento e l'uso dei sintetizzatori; alla fine, però, quello che conta è che si crei l'alchimia giusta tra base e testo, altrimenti sono guai. L'unico che riusciva a rendere belle anche le basi più schifose era Eminem... A me piace entrare in contatto con chi lavora con me, non m'interessa spedire la base via Skype e fregarmene del resto. La sintonia è importante, fra musicisti".

Enzo Jannacci prendeva in giro «quelli che cantano perché c'hanno i figli da mantenere». Tu a 25 anni hai smesso di fare il musicista per andare a lavorare: chi te l'ha fatto fare?

"Non è che ho smesso di interressarmi alla musica, ma non mi andava di fare il figo qua e là per poi campare coi soldi dei genitori. Ho creato un mio marchio di bombolette per graffitari, e sono riuscito ad assicurarmi una certa tranquillità economica. E poi, credimi, anche stare in un magazzino mi ha insegnato molte cose, che ho usato anche nella mia sfera artistica".

Ora, però, sei tornato a fare quello che più ti piace.

"Sì, ma non so per quanto. Ho voglia di fare muisca adesso, non di pensare a domani. In giro c'è troppa frenesia; a me invece piace fare le cose per bene, prendendomi tutto il tempo che mi serve». Ce ne siamo accorti, Alessandro. In ogni caso, bentornato".

 
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