Ci sono storie che vanno raccontate attraverso le sensazioni. Certo, ci sono i fatti e le oggettività che compongono la trama, ma il cuore della questione abita nella sensibilità del protagonista. È il caso di Brian May, il chitarrista dei Queen, che racconta la storia della sua chitarra in un libro appena uscito per Tsunami, scritto insieme a Simon Bradley, dal titolo La Red Special di Brian May. Perché la sua chitarra è unica al mondo, proprio come la sua storia: a costruirla sono stati Brian e suo padre, che, nei panni di artigiani liutai, hanno dato vita allo strumento che ha reso inconfondibile il sound della mitica band. Ma questi, appunto sono i fatti. Poi ci sono le emozioni, che viaggiano forti quanto le note di Bohemian Rhapsody. Persino mediate dal telefono, il mezzo che ci permette di intervistare Mr.May.

Perché scrivere un libro su una chitarra?

Beh, la chitarra è molto importante per me: trasmette emozioni e le crea. E la Red Special è la mia vecchia e fedele compagna con una storia che credo meriti di essere raccontata. Il nome è nato un po' per caso, per il colore e per il suo essere speciale, certo, ma fu durante un'intervista rediofonica che la chiamai così: fu il suo battesimo. Mentre lo strumento è il frutto del lavoro casalingo mio e di mio padre, che l'abbiamo pensata e costruita insieme.

Questo libro infatti racconta molto anche del rapporto con suo padre. Com'era?

Avevamo un bellissimo rapporto, è stato un ottimo padre. Mi ha sempre sostenuto e supportato in ogni mio progetto, aiutandomi a realizzare tutto quello che cercavo di fare, dalla passione per l'astronomia fino alla musica. Poi ad un certo punto sono arrivate le difficoltà: lui voleva che portassi avanti la carriera scientifica. Non credeva che la musica potesse essere un lavoro serio... Negli anni ho capito il suo punto di vista, soprattutto in relazione alla sua storia.

Perché avete scelto di costruire voi stessi la chitarra?

La ragione fondamentale è economica: non avevamo abbastanza soldi per poterci permettere una bella chitarra elettrica, una Stratocaster per esempio. Così mio padre lanciò la sfida: facciamola noi. Lui ci credeva moltissimo e sull'onda dell'ottimismo ci eravamo convinti che avremmo saputo fare qualcosa di speciale. Beh... ci siamo riusciti, in effetti.

Obbedendo anche a un'idea precisa del suono che avrebbe dovuto avere?

In effetti, sì. Ero affascinato dal suono della chitarra di Jeff Beck e mi rapiva il modo di suonare che aveva Pete Townshend. Io avevo la mia idea di sound e volevo una chitarra semiacustica che doveva parlare, cantare e produrre un suono profondo e ben sostenuto. La Red Special era ed è esattamente tutto questo. Mio padre era una persona estremamente musicale: gli bastava sentitre un brano alla radio per riprodurlo al pianoforte. Dunque il suono ci accomunava e nella costumizzazione della chitarra c'era anche il desiderio di dare allo strumento al mia voce.

Qual è stata secondo lei la migliore performance della sua Red Special?

Quella sul tetto di Buckingham Palace in occasione del Giubileo della Regina Elisabetta II. Un'esperienza incredibile e un atto estremo di coraggio. Ma non per l'altezza del palco: era una sfida. Io solo davanti a milioni di persone, con l'arrangiamento dell'orchestra che ha suonato dal vivo, ma con cui, però, mi relazionavo quasi al buio. Davvero molto eccitante: la cosa più simile a un salto senza paracadute che mi sia mai capiatata.

Quasi quanto il film che state mettendo a punto sulla vita di Freddie Mercury?

Sono felice perché ha preso un nuovo corso. Dopo il lavoro fatto in precedenza che non ci convinceva, ora abbiamo un nuovo autore, Anthony McCarten, nominato all’Oscar per la "Teoria del tutto". Abbiamo passato molto tempo insieme per trasmettergli il tipo di relazione che c'era tra noi, nella "famiglia" Queen. Questo è stato vermanete rivoluzionario e sono sicuro che verrà fuori un bel lavoro. Noi che suonavamo con Freddie abbiamo il dovere, secondo me, di lavorare a questo progetto per mostrare la verità, anche quella che risulterà shockante per il pubblico. Ma soprattutto per trasmettere l'energia e la passione dei giorni incredibili dei Queen...

Silenzio: Brian May si commuove. Lascia che una lunga pausa parli per lui e colmi una distanza con un mondo che non c'è più.

Mi scusi... è che c'era qualcosa di meraviglioso allora e che adesso mi ha obbligato a fermarmi un momento. Beh ecco, è questo che dobbiamo raccontare nel film. E noi siamo gli unici depositari della vera storia di un'epoca magica....

Brian May, Simon Bradley, "La Red Special di Brian May. La storia della chitarra home-made che ha caratterizzato i Queen e conquistato il mondo", Tsunami edizioni, 34,90 euro

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