Gabriele Antonucci

-

Se fosse ancora vivo, oggi Freddie Mercury, una delle più belle voci della storia del rock, sarebbe un distinto signore di 71 anni.

“Di certo non ho alcuna aspirazione di vivere fino a settant’anni... sarebbe così noioso", ha dichiarato profeticamente in una sua intervista, come se già intuisse che la sua vita si sarebbe interrotta molto prima, a soli 45 anni, stroncato dall’Aids il 24 novembre del 1991, 26 anni fa.

Impossibile sostituire un cantante con una voce unica, un carisma straordinario e una presenza scenica così forte e teatrale come quella di Mercury, anche se i Queen sono da alcuni anni nuovamente in tour con Adam Lambert come guest artist.

Freddie ha rappresentato come pochi altri l’archetipo del frontman, che non è semplicemente un cantante che si limita a eseguire nel modo migliore una canzone, ma un vero e proprio catalizzatore di energia, la miccia che incendia un intero stadio con il suo carisma e con la sua presenza scenica.

La voce di Farrokh Bulsara, vero nome di Freddie Mercury, era potente, espressiva, emozionante, in grado di volare alto come poche altre e di dare lustro anche alle canzoni meno brillanti del repertorio dei Queen.

Non c’è dubbio che la musica del quartetto inglese suonasse talvolta epica, pomposa e un po’kitsch, ma quello che, per altri gruppi, potrebbe risultare un difetto veniva trasformato dalla magica voce del demiurgo Mercury in oro.

Chi non si è emozionato almeno una volta nell’ ascoltare le epiche note di We are the champions come commento sonoro di un’impresa sportiva?

Chi non è rimasto incantato dalla singolare commistione tra rock e opera di Bohemian rhapsody, da alcuni considerata la migliore canzone di musica leggera di sempre?

Chi non ha mai ballato con l’irresistibile groove di Another ones bites the dust, scandito dal leggendario giro di basso di John Deacon?

Chi non è mai stato attraversato da un brivido sulla schiena mentre ascoltava brani ricchi di pathos come Love of my life, The show must go on e Who wants to live forever?.

Freddie riusciva a essere credibile e regale anche nei suoi look più improbabili, mettendo il suo istrionismo al servizio dello spettacolo.

Dopo i travestimenti ultrakitsch degli anni Settanta in puro stile glam e i capelli lunghi, a partire dagli anni Ottanta il cantante ha trovato il look che è diventato il suo marchio di fabbrica nei concerti, entrando prepotentemente nell’immaginario collettivo.

Capelli cortissimi, baffi alla Clark Gable, petto nudo coperto talvolta dalla stola regale o dalla bandiera inglese, pantaloni e scarpe bianche, il microfono impugnato come uno scettro, quasi a ribadire:loro sono i Queen, io sono il Re.

L’ultima apparizione sul palco del cantante di Zanzibar risale all’8 ottobre 1988 con il soprano Montserrat Caballé per promuovere l’album Barcelona. Cantarono tre pezzi: How Can I Go on?, The Golden Boy e Barcelona.

Da lì a poco la scoperta della sieropositività, il lento declino fisico, che non gli ha impedito, però, di lasciare un ultimo, straordinario testamento della sua arte nell’album Innunedo, con la cupa The show must go on che suona come il suo estremo saluto.

Al di là di tutto, quello che resta di una band o di un artista sono le canzoni, non gli esercizi di stile fini a se stessi che, magari, strappano l’applauso ma che non scaldano il cuore e di cui, nella memoria collettiva, non resta traccia.

Vogliamo celebrare i 26 anni dalla scomparsa dell'indimenticabile frontman con le 10 canzoni soliste più belle di Freddie Mercury, meno conosciute, ma non per questo meno interessanti rispetto ai successi dei Queen.

1) I Was Born to Love You (Mr. Bad Guy, 1985)

2) Made in Heaven (Mr. Bad Guy, 1985)

3) Living on My Own (Mr. Bad Guy, 1985)

4) Love Me Like There's No Tomorrow (Mr. Bad Guy, 1985)

5) Time (singolo, 1986)

6) The Great Pretender (singolo, 1987)

7) Barcelona (con Montserrat Caballé) (Barcelona, 1987)

8) The Golden Boy (con Montserrat Caballé) (Barcelona, 1987)

9) How Can I Go On (con Montserrat Caballé) (Barcelona, 1987)

10) In my defence (singolo, 1992)

© Riproduzione Riservata

Commenti