Musica

Fred De Palma: "La mia rivoluzione piace anche a J Balvin"

Il rapper torinese ha concluso gli instore del nuovo disco "Hanglover": un sound nuovo che varia con successo dal rap al reggaeton

Fred De Palma

Matteo Politanò

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Fred De Palma, nome d'arte del torinese Federico Palana, si sta gondendo il successo di Hanglover, il suo nuovo disco da solista dal quale sono stati estratti singoli da milioni di views come Adiòs, Il cielo guarda te e Ora che.

Cresciuto a rap e freestyle Fred De Palma ha iniziato la sua carriera artistica prestissimo, ennesimo talento della scuola torinese dell'improvvisazione in rima dopo Ensi e Shade. Dopo il terzo posto a MTV Spit 2011 Fred decide di iniziare il percorso da solista: nel 2012 esce l'album F.D.P, nel 2014 Lettera al Successo e nel 2015 BoyFred.

Il 2017 è invece l'anno della svolta, nelle sonorità e anche nei risultati. Il singolo Adiòs ammicca al reggaeton, nel nuovo disco di Fred non c'è solo rap ma un artista nuovo e pronto a rimettersi in gioco sfidando giudizi e luoghi comuni.

L'intervista

Dopo aver lavorato in studio hai finalmente incontrato i fan. Che sensazioni hai dopo questi instore?

"Sono davvero contento. Per me è sempre qualcosa di importante incontrare e confrontarmi con chi mi segue. Ascolto i pareri e le critiche, do molta importanza ​a quello che hanno da dirmi."

C'è un momento degli instore che ricordi più di altri?

"Quando le ragazze piangono... Tante di loro mi incontrano per la prima volta e si lasciano andare a questi pianti disperati che mi colpiscono sempre! Le ringrazio per le emozioni."

Critiche?

"Mi hanno dato soddisfazioni. Ogni volta chiedo ai miei fan quali sono i loro tre pezzi preferiti del disco e questa volta noto con piacere che combiaciano con quelli sui quali volevo puntare maggiormente"

A volte avere idee "troppo avanti" può essere penalizzante. Questa volta hai scelto i tempi giusti?

"Nel 2011 cantavo in extrabeat (rime veloci e serrate, ndr) ma tutti dicevano che non si poteva fare extrabeat in Italia. L'esempio è il brano "Lucchetti Down", dopo poco tutti hanno iniziato a fare uguale. Idem per il filone trap, nel 2013 abbiamo previsto alcune tendenze ma a volte anticipare troppo presto penalizza e basta. Per questo album ho voluto misurarmi su tante sonorità che apprezzo, un sound internazionale come quello di Drake che sarà il futuro dell'hip hop mondiale.

Hai trovato la tua dimensione?

"Finalmente si, sto facendo quello che mi piace e vedo una risposta che mi esalta. Fare questa musica non è facile, io sono sempre stato troppo underground per il mainstream e viceversa con il risultato di essermi ritrovato nel mezzo, facendo più fatica a trovare una direzione chiara. Ora sto facendo quello che voglio e sono davvero felice anche di aver approfondito il mio lato reggaeton"

Il tuo pubblico ha capito questa scelta?

"Se parli di reggaeton spesso la gente risponde di non apprezzarlo ma bisogna capire che non esiste solo il reggaeton prefabbricato alla Enrique Iglesias. Ci sono varianti del genere che invece contengono musica molto ricercata, un filone interessante che seguo da tempo e che merita attenzione"

La critica che ti ha dato più soddisfazione?

"Ti racconto questo aneddoto. Ero a Roma per il concerto di J Balvin, stella colombiana del reggaeton mondiale. A fine concerto ho lasciato alla sua promoter il link del video Adiòs sperando potesse ascoltarlo. Non ci speravo più di tanto ma il giorno dopo in studio mi è squillato il telefono. Beh, era lui, J Balvin, che mi ha fatto i complimenti per il brano dicendomi che non credeva ci fosse una sonorità così ricercata per il genere anche in Italia. Io non riuscivo a dire niente, ero troppo felice!"

Dopo gli instore cosa farai?

"Voglio subito tornare in studio a registrare, non mi fermo mai e non voglio farlo ora. Tuttavia voglio continuare a spingere questo disco con live e dj set, l'obiettivo è farlo conoscere a più gente possibile."

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