Tutto Freak Antoni in un libro

Storia e storie del pianeta Skiantos (e non solo)

Roberto Manfredi, "Freak odio il brodo", wannaboo edizioni – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Per sapere chi fosse Freak Antoni basta ascoltare le sue canzoni, quelle che cantava con gli Skiantos e che la storia della musica ha catalogato come rock demenziale. Come tutte le definizioni, anche questa sta stretta al personaggio: un punk nostrano, con uno spirito critico affilato e un umorismo graffiante, in odore di sarcasmo. Sperimentatore, paroliere della vita di tutti, e poi anche scrittore e attore, ha descritto mondi strampalati quanto reali, grotteschi quanto quotidiani, tra le mitiche sbarbine, i gelati, mamme apprensive e gli orribili fagioli...

Poi c'è chi lo ha incontrato. Come Patrizio Fariselli, che ora firma l'introduzione al libro Freak. Odio il brodo di Roberto Manfredi, appena uscito per la casa editrice digitale wannaboo. Un libro di racconti per conoscere meglio il pianeta Freak. Quattro parole chiave.

Felice lichene. Siamo nel 2000, lontanissimi ormai dai dischi registrati per la Cramps con gli Skiantos, quando Patrizio Fariselli coinvolge Freak Antoni nel suo progetto, con la registrazione di un brano, Felice Lichene. Fariselli aveva impostato una base in quattro quarti, dal ritmo "sornione", come dice lui, su cui avrebbe dovuto cantare Freak. "Senza esitazione, appena partita la base, Roberto Freak spiazzò tutti scandendo le parole del titolo, “Felice Lichene”, in modo chiaro e compunto, come dovesse recitare una poesia a scuola", scirve Fariselli. Che poi prosegue: “Furono momenti di pura felicità creativa. (...) fece saltare gli schemi ed iniziò ad improvvisare. Ad esempio: su uno stacco jazzistico velocissimo, inventò una nevrastenica telefonata a casa (“Sto bene, sto bene, mamma, qui in ospedale, sto beneeeee! Gioco con gli infermieri, mi danno anche le patate bollite… mmmmh...! Dillo a papà, sto beneeeeeeeee!”)". E queste poche righe descrivono la filosofia di Freak Antoni. Ecco qui il brano:

 

Odio il brodo. Primo capitolo del libro e prima presentazione della famiglia di Freak, in una fotografia dell'autore, Roberto Manfredi: "Ho mangiato i tortellini in brodo a casa dei genitori di Freak. Li cucinò sua mamma ed erano molto buoni. Al primo assaggio dissi a Freak : “Ma allora non è vero che odi il brodo?”. “Sì, ma questo l’ha fatto mia mamma…” E io, continuando a provocarlo: “Ma allora perché canti: Sono un ribelle, mamma?” E così andammo avanti fino al caffè, tra scherzi, lazzi, paradossi e stupidaggini, insomma per dirla come Freak, quello era un dialogo tipicamente demenziale. Era stato da poco intervistato in televisione e una sprovveduta quanto incauta conduttrice gli aveva chiesto: “Che differenza c’è tra demente e demenziale?” “La sua domanda”, rispose Freak. Benvenuti in un mondo di pura fantasia ferocemente connesso alla realtà quotidiana. Benvenuti a casa di Freak.

 

Avanguardia. La canzone Largo all'Avanguardia snocciolava le sue strofe così: "Largo all'avanguardia pubblico di merda, Tu gli dai la stessa storia tanto lui non c'ha memoria" e poi: "L'avanguardia è alternativa non fa sconti comitiva - l'avanguardia è molto dura e per questo fa paura - Fate largo all'avanguardia siete un pubblico di merda - applaudite per inerzia ma l'avanguardia è molto seria"... Chi era il pubblico, nella visione di Freak Antoni? Di sicuro, non una massa di gente passiva, che ripete all'infinito il classico rituale del karaoke - richiesta del bis - applauso finale. Così lo spiega Manfredi: "Gli effetti speciali e i gigantismi scenografici annullano l’unico effetto speciale che un concerto deve avere, cioè la partecipazione del pubblico. Il pubblico dovrebbe essere l’effetto speciale. L’artista è solo un tramite, una specie di sciamano che provoca il rito pagano. Se questo non avviene, tanto vale starsene a casa a vedersi il DVD del concerto". E in effetti gli Skiantos sono passati alla storia perché a un loro concerto si sono messi a tavola a mangiare un piatto di pasta invece di suonare...

 

Inseguire il fallimento. Come si fa, chiesero a Freak in un'intervista, ad avere successo inseguendo il fallimento? E la sua risposta, suonò più o meno così: "Beh si spera sempre nel ribaltamento no? Nel rivoltarsi delle cose… Questa potrebbe essere una spiegazione, un’altra potrebbe essere che inseguire il successo fa parte delle regole banali, dello scontato…" Così si arriva facilmente all'ultimo disco degli Skiantos, che aveva un titolo decisamente fuori dalle regole: Dio ci deve delle spiegazioni.

Qui il video registrato per la promozione dell'album

 

E a noi, piace ricordarlo così.

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Roberto Manfredi, Freak. Odio il brodo, wannaboo edizioni

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