Il personaggio Califano, donnaiolo incallito e sempre con la battuta pronta, forse ha un po’oscurato negli anni l’artista Califano, un vero poeta che ha scritto alcune della pagine più belle della nostra canzone, oltre che uno degli interpreti più intensi della musica italiana, con oltre 20 milioni di dichi venduti.

Il Prévert di Trastevere, il Pasolini della canzone, Il Belli di quest’epoca: sono solo alcuni dei soprannomi che sono stati dati nel corso degli anni al grande cantautore, morto quattro anni fa, il 30 marzo del 2013, per un arresto cardiaco.

Il regista Stefano Calvagna gli ha dedicato un intenso film per ricordarlo, Non escludo il ritorno, magistralmente interpretato da Gianfranco Butinar, uno dei pupilli del Califfo.

Nato a Tripoli il 14 settembre 1938, Califano ha avuto un’infanzia movimentata, caratterizzata da tante vicissitudini e da mille guai. Ragazzo sensibile e ricettivo, Franco ha trovato nella dimensione della canzone il mezzo per poter esprimere al meglio ciò che vedeva intorno a lui e la sua filosofia di vita, una sorta di vitalismo dannunziano in salsa romana.

Il contatto con le persone, le cose e con tutto ciò che ruota nell’universo artistico romano e poi internazionale, è stata una fonte di inesauribile carica vitale e creativa. I critici più attenti l'hanno accolto fin dagli esordi come un nuovo fenomeno della musica italiana, che ha saputo oltrepassare, con i suoi testi, il mero concetto di canzone.

L’universo espresso da Franco Califano tocca una dimensione filosofica ed esistenziale che sa andare in profondità e sa cogliere sentimenti universali, per quanto assolutamente non banali, con un linguaggio semplice e diretto. Non è un caso che nel 1990 gli sia stata assegnata una laurea honoris causa in Filosofia dall’Università di New York. Un riconoscimento conquistato con l’attività sul campo e con la vita vissuta, più che con le speculazioni teoriche.

Califano ha inizito la sua carriera come compositore: tra le sue canzoni più celebri spiccano i capolavori E la chiamano Estate di Bruno Martino , Minuetto e La nevicata del ‘56 di Mia Martini, La musica è finita di Ornella Vanoni.

Nel 1977 esce l’album Tutto il resto è noia, contenente la canzone omonima, che diventa il suo cavallo di battaglia, entrando di diritto nella storia della musica italiana. 

Nel 1984 Califano ha dovuto subire, insieme al conduttore Enzo Tortora, l’onta di tre anni e mezzo di carcere per reati che non aveva commesso (porto abusivo di armi e traffico di stupefacenti non a scopo di lucro) superando con grande coraggio e dignità questa brutta parentesi della sua vita, nella quale molti amici gli hanno girato le spalle, ma non il suo fedele pubblico. Al termine del processo è stato assolto "perché il fatto non sussiste", ma nessuno potrà mai cancellare le cicatrici di quella terribile esperienza.

Il Califfo, nonostante venti album e mille canzoni composte, non ha mai vissuto di ricordi. Nel 2005 ritorna al Festival di Sanremo con l’intensa  Non escludo il ritorno, che conferma il suo straordinario carisma e una ancora felice vena compositiva.

L’anno successivo è stato uno dei protagonisti del reality show canoro di Rai Due Music Farm, dove oscura con la sua personalità e con la sua verve tutto il resto del cast, diventando così l’idolo anche delle nuove generazioni, che vedono in lui un vero maestro di vita.

Dopo la sua scomparsa si guarda finalmente con più obiettività e senza il filtro malevolo dei pregiudizi ideologici al lascito musicale di Franco Califano, che per tanti giovani artisti è ancora oggi un faro. Non è un caso che i Negramaro, forse il gruppo italiano di maggior successo, abbiano inciso una cover della sua magnifica Roma nuda.

Sulla lapide del Califfo è incisa la frase "Non escludo il ritorno". Chissà. Una cosa è certa: le sue canzoni resteranno per sempre con noi.

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