Gabriele Antonucci

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«Ho una chitarra per amica e con voce malandata canto e suono la mia libertà/Se sono triste canto piano se sono in forma suono forte così affronto la mia sorte/ Se non amo grido abbasso, anche se non mi è concesso dico sempre quello che mi va».

Così cantava Franco Califano, che il 14 settembre avrebbe compiuto 80 anni, ne La mia libertà, la sua canzone-manifesto, forse ancora più della famosissima Tutto il resto è noia.

Il Califfo, o il Maestro, come lo chiamano i suoi tanti fan, è stato uno dei migliori autori della musica popolare italiana, oltre che uno degli interpreti più originali, schietti e comunicativi.

Lo scrittore Roberto Gervaso lo ha descritto come "un poeta dell’amore e un artista dell’eros entusiasta ed eccentrico, solitario e socievole, scostumato e leale".

Il personaggio Califano, donnaiolo incallito e sempre con la battuta pronta, forse ha un po’oscurato negli anni l’artista Califano, un vero poeta che ha scritto alcune della pagine più belle della nostra canzone, con oltre 20 milioni di dischi venduti.

Il Prévert di Trastevere, il Pasolini della canzone, Il Belli di quest’epoca: sono solo alcuni dei soprannomi che sono stati dati nel corso degli anni al grande cantautore, morto cinque anni fa, il 30 marzo del 2013, un giorno dopo Enzo Jannacci, per un arresto cardiaco.

La sua ultima, trionfale esibizione si è tenuta il 18 marzo 2013, al Teatro Sistina di Roma.

«Fino all’ultimo giorno non ha smesso di cantare e di scrivere canzoni - ha dichiarato il cantautore Enrico Giaretta, suo pianista e figlioccio artistico- Il Maestro stava per partire per un mini tour con accompagnamento di pianoforte, batteria, chitarra e contrabbasso. Era entusiasta di questa nuova avventura. Avremmo dovuto suonare il 4 aprile a Porto Recanati»

Per i suoi funerali, celebrati nella chiesa degli Artisti il 2 aprile 2013, migliaia di persone si sono ritrovate in Piazza del Popolo, a Roma, sotto una pioggia battente per dare l'estremo saluto a un artista entrato nei cuori di tante persone, di qualsiasi età e ceto sociale.

Il regista Stefano Calvagna gli ha dedicato un intenso film per ricordarlo, Non escludo il ritorno, magistralmente interpretato da Gianfranco Butinar, uno dei pupilli del Califfo.

Un concerto-tributo a Roma 

Sabato 15 settembre alle ore 21.45, nell'ambito della rassegna Gianicolo in Jazz, Alberto Laurenti, chitarrista e coautore di diversi brani per Califano (Napoli, Giovani, Fori la porta, Aspettando l’amore, I libri di Hemingway, Gli Amici restano, C'è bisogno d’amore, L'amore è fragile, Er Guanto, Monologo), renderà omaggio al compianto cantautore proponendo una ricca carrellata dei suoi piu famosi successi insieme ai musicisti e agli amici del Maestro.

"Con lui avevo un rapporto amichevole, ma non troppo, se no non sarebbe durata vent'anni la nostra collaborazione -sottolinea Laurenti- Califano era un personaggio trasversale, assolutamente diverso da tutti gli altri della sua generazione, che magari si sono fermati ai successi degli anni Settanta, vivendo di rendita su quelle canzoni. Califano non accettava di essere ricordato solo per quel periodo, per questo ha continuato a produrre nuovi album. Quando il maestro ci ha lasciato nel 2013 era un periodo meraviglioso per lui, lo seguivano gli stessi giovani che seguivano i Tiromancino, a cui aveva regalato un sucesso come 'Un tempo piccolo'. Franco aveva scommesso che sarabbe stato un autore di successo fino all'ultimo, e lo è stato."

L'infanzia movimentata 

Nato il 14 settembre 1938 a bordo di un aereo in volo su Tripoli, allora colonia italiana, da una famiglia originaria di Pagani, in provincia di Salerno, Califano ha avuto un’infanzia movimentata, caratterizzata da tante vicissitudini e da mille guai.

Nel libro Senza manette ha ricordato la sua gioventù di ristrettezze («come casa una Fiat 1400 per dormire») e la sua infanzia di bambino senza scarpe, il collegio, i corsi di ragioneria serali e la condizione di orfano a 18 anni per la morte dell’amato padre Salvatore a soli 38 anni: «Con mio padre il destino fu addirittura spietato, non gli dette nemmeno il tempo di fargli consumare la sua vita. Di sentire la mia prima canzone...».

Dopo essere scappato dal collegio Sant’Andrea ad Amalfi, ha frequentato le scuole notturne all’istituto Ludovico Ariosto per ragionieri. Dopo qualche tempo ha esordito nei fotoromanzi delle edizioni Lancio e di Grand Hotel, quasi sempre nel ruolo del cattivo.

Ragazzo sensibile e ricettivo, Franco ha trovato nella dimensione prima della poesia e poi della canzone il mezzo per poter esprimere al meglio ciò che vedeva intorno a lui e la sua filosofia di vita, una sorta di vitalismo dannunziano in salsa romana.

Il contatto con le persone, la vita quotidiana e con tutto ciò che ruota nell’universo artistico romano e poi internazionale, è stata una fonte di inesauribile carica vitale e creativa.

Il suo rapporto con le donne

Califano si è sposato una sola volta a diciannove anni, ma dopo pochi mesi si è separato.

La storia d’amore più tenera fu quella con Mita Medici, che all’epoca aveva diciassette anni, mentre lui ne aveva ventisette, quella più lunga è stata quella con l'attrice francese Dominique Boschero, da lui definita "la mia nave-scuola", durata due anni.

Ha avuto anche storie con Patrizia De Blanck, Marina Occhiena, Eva Grimaldi e Vanessa Heffer, per la quale scrisse Bimba mia.

"Non ci provava mai con le donne, erano loro che gli si buttavano addosso- sostiene il fotografo Rino Barillari- Millecinquecento? Ma de che, ne ha colpite molte di più".

A 29 anni vive il dramma della meningite, con dodici mesi di ricovero alla Mater Dei di Roma e tutti i risparmi in fumo.

"All’uscita dalla clinica mi sono dovuto prostituire per avere un tetto -racconta nella sua autobiografia- Mi sceglievo donne belle e ricche che mi facevano portare la colazione a letto dal maggiordomo in cambio di sesso. Ogni settimana una casa diversa".

La poetica di Califano

I critici più attenti l'hanno accolto fin dagli esordi come un nuovo fenomeno della musica italiana, che ha saputo oltrepassare, con i suoi testi, il mero concetto di canzone.

L’universo espresso da Franco Califano tocca una dimensione filosofica ed esistenziale che sa andare in profondità e sa cogliere sentimenti universali, per quanto assolutamente non banali, con un linguaggio semplice e diretto.

Non è un caso che nel 1990 gli sia stata assegnata una laurea honoris causa in Filosofia dall’Università di New York.

Un riconoscimento conquistato con l’attività sul campo e con la vita vissuta, più che con le speculazioni teoriche.

Gli esordi come compositore

Califano ha inizito la sua carriera come compositore: tra le sue canzoni più celebri spiccano i capolavori E la chiamano Estate di Bruno Martino , Minuetto e La nevicata del ‘56 di Mia Martini, La musica è finita di Ornella Vanoni.

Nel 1973 trionfa come autore a Sanremo con Un grande amore e niente più, portata al successo da Peppino di Capri, mentre un anno dopo, nel 1974, scrive un intero album, Amanti di valore, per la più grande voce italiana, quella di Mina.

Nel 1977 esce l’album Tutto il resto è noia, contenente la canzone omonima, che diventa il suo cavallo di battaglia, entrando di diritto nella storia della musica italiana. 

Le difficoltà degli anni Ottanta

Nel 1984 Califano ha dovuto subire l’onta di tre anni e mezzo di carcere per reati che non aveva commesso (porto abusivo di armi e traffico di stupefacenti non a scopo di lucro) superando con grande coraggio e dignità questa brutta parentesi della sua vita, nella quale molti amici gli hanno girato le spalle, ma non il suo fedele pubblico.

Al termine del processo è stato assolto "perché il fatto non sussiste", ma nessuno potrà mai cancellare le cicatrici di quella terribile esperienza.

Il rilancio degli Duemila

Il Califfo, nonostante venti album e mille canzoni composte, non ha mai vissuto di ricordi, rimanendo sempre attivo in tutto il corso della sua carriera.

Nel 2001 il gruppo pop italiano Delta V ha inciso una versione di Un'estate fa che ha ottenuto un grande successo, contribuendo così a rilanciare il nome di Califano anche presso il pubblico giovanile.

Nel 2005 ritorna al Festival di Sanremo con l’intensa  Non escludo il ritorno, che conferma il suo straordinario carisma e una ancora felice vena compositiva.

L’anno successivo è stato uno dei protagonisti del reality show canoro di Rai Due Music Farm, dove oscura con la sua personalità e con la sua verve tutto il resto del cast, diventando così l’idolo anche delle nuove generazioni, che vedono in lui un vero maestro di vita.

Dopo la sua scomparsa si guarda finalmente con più obiettività e senza il filtro malevolo dei pregiudizi ideologici al lascito musicale di Franco Califano, che per tanti giovani artisti è ancora oggi un faro.

Non è un caso che i Negramaro, il gruppo italiano di maggior successo, abbiano inciso una cover della sua magnifica Roma nuda.

Il cinema

Come attore Califano ha recitato in Sciarada alla francese (1963), Gardenia, il giustiziere della mala (1979), Due strani papà (1983), Viola bacia tutti (1998) e Questa notte è ancora nostra (2008).

I libri

Il modo migliore di esprimere il suo complesso mondo interiore, tra consigli su come conquistare le donne e riflessioni esistenziali, sono stati i libri: Il cuore nel sesso, Ti perdo - Diario di un uomo da strada, Sesso e sentimento e Calisutra - Storie di vita e casi dell'amore raccontati dal maestro.

Del 2008 è, invece, l'autobiografia Senza Manette, scritta a quattro mani con Pierluigi Diaco. 

Ne Il cuore nel sesso, edito da Castevecchi nel 2000, Califano si descrive così: "Non ho religione, non ho famiglia, a volte non ho nemmeno pensieri. Sono cresciuto prendendo calci e cercando di restituirli quand'era possibile. Un match lunghissimo con il destino che mi porto appiccicato. Giù io o giù lui. La partita non è ancora finita, chissà quale sarà l'epilogo...".

Sulla lapide del Califfo è incisa la frase "Non escludo il ritorno". Chissà.

Una cosa è certa: le sue canzoni resteranno per sempre con noi.

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