Gabriele Antonucci

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Le sue canzoni fanno ormai parte della nostra memoria collettiva.

La sua inconfondibile voce nasale, dalle vocali larghe, è stata imitata da ogni adolescente che inizi a strimpellare la chitarra.

Stiamo parlando di Francesco De Gregori, nato a Roma il 4 aprile del 1951, il prototipo del cantautore italiano.

Per molti è semplicemente il Principe, anche se lui stesso ha più volte dichiarato di non gradire il soprannome, attribuito sia per sottolineare le sue doti di raffinato paroliere che per il suo carattere ritroso e aristocratico, lontano anni luce dal clamore dello star system.

In realtà De Gregori, nella prova generale di "Off The Record" che si è tenuta ieri pomeriggio davanti alla stampa e ad alcuni amici, è apparso sorridente, rilassato e comunicativo, evidentemente felice di questa nuova avventura professionale che lo vede protagonista di 20 concerti in un contesto inedito.

Dal 28 febbraio al 27 marzo, infatti, il cantautore terrà una serie di concerti già tutti esauriti, nella piccola sala Teatro Garbatella, uno dei quartieri più pittoreschi di Roma Sud, davanti a soli 230 spettatori.

In Off The Record, De Gregori e la sua band (Guido Guglielminetti al basso e contrabbasso, Carlo Gaudiello al piano e tastiere, Paolo Giovenchi alle chitarre e Alessandro Valle alla pedal steel guitar e al mandolino) proporranno una scaletta del tutto variabile e quasi improvvisata, che sarà provata ogni giorno il pomeriggio prima del concerto.

Non solo grandi successi, quindi, ma anche tante chicche più o meno nascoste del suo ampio e variegato repertorio, con 64 canzoni che saranno "spalmate" a rotazione in 20 serate. 

“Non registrerò nulla di questi concerti -ha dichiarato ieri il cantautore romano- per questo il titolo è 'Off the record': non si registra e non si filma. Nella scaletta che ogni sera viene distribuita al pubblico c'è un gentile invito ad astenersi da immagini e da filmati, poi, naturalmente, ciascuno fa come crede. Non resterà traccia, questi concerti sono scritti sull'acqua, perché la musica live è così: ha senso solo nel momento in cui viene eseguita”.

La scenografia è volutamente scarna ed essenziale, proprio per esaltare i testi e la musica delle canzoni, senza distrazioni ed effetti speciali: "La scenografia è un fondale inaspettato, molto luminoso, che mi ha subito affascinato, realizzato da Paolo Bini: è dirompente, modernissima e pop, che è una parola bellissima. Le arti si devono incontrare, come ho fatto nel mio progetto con Mimmo Paladino".

La forza di "Off The Record" è proprio la sua irripetibilità, con 20 concerti diversissimi l'uno dall'altro: "La scaletta è del tutto mobile, domani sarà un quarto di quella che avete sentito voi. Oggi ho eseguito tre canzoni di Dylan perché venivano bene nelle prove, magari domani non ne farò nemmeno una".

L'unica costante sarà la struttura della scaletta, con i brani più famosi in chiusura, pur nella loro variabilità: "Il nucleo più o meno fisso è quello finale, dove inevitabilmente e divertendomi suono le canzoni “mainstream”, quelle più conosciute e forse anche le più belle. Potrebbe esserci Buonanotte fiorellino, Titanic, La donna cannone, Alice, Rimmel, Generale, La leva calcistica della classe del 68: se uno decidesse di venire 20 volte, si troverebbe ad assistere a 20 concerti diversi".

Nessun particolare ricordo o motivo è legato alla zona dove si tengono i concerti, la Garbatella, divenuta famosa in tutta Italia per la serie tv de I Cesaroni: "Garbatella è un bellissimo quartiere, meno congestionato di San Lorenzo e Pigneto. La mia non è stata una scelta 'ideologica', in nessun modo. Il teatro è bello, caldo e accogliente, con un'ottima acustica. Per me, che abito a Piazza Mazzini, arrivare qui è come un viaggio, quasi come fare un concerto a Caserta”.

Alla domanda su che cosa aspettarsi dal pubblico, De Gregori non ha dubbi: "Rispetto così tanto chi paga per venire a vedermi che non mi aspetto nulla da loro. O meglio, mi aspetto che battano le mani, che si divertano e che magari qualcuno, quando leggerà la scaletta che gli viene consegnata all'ingresso del teatro, come nei concerti di musica classica, dirà ‘questa canzone non la fa’, ‘di questa non me ne frega niente’ oppure ‘che bello, fa questa che non ho mai sentito dal vivo!’.

Inutile cercare di portarlo a parlare di politica o di Sanremo, anche se non è sfuggita, ai giornalisti, la presenza di Viva L'Italia e Ma che razza de città all'inizio della scaletta: "Non è una scelta casuale, senza che mi trasciniate sul piano della politica, un motivo c'è, ma non devo spiegarvelo io. Viva L'italia è una canzone che negli ultimi tempi avevo rifiutato, invece stasera sono fiero di averla scritta e di averla cantata. Ma che razza de città è un bellissimo brano degli anni Settanta, non è collegabile all'attualità politica, un po' come Viva l'Italia, in cui voglio rivendicare semplicemente un sentimento di amore e di speranza per questo paese".

A chi gli domanda se sia ispirato all'intimo spettacolo di Bruce Springsteen a Broadway, il cantautore ha risposto con una battuta folgorante: "Non credo che Springsteen, quando ha inciso Born in The Usa abbia copiato Viva l'Italia di De Gregori. Probabilmente anche lui ha sentito il richiamo della foresta, avendo fatto una lunga gavetta, come me al Folkstudio. Suonare davanti a 15-30 persone a vent'anni era per me già un sogno, non mi sentivo affatto frustrato. Cesaroni (il proprietario del Folkstudio n.d.r.) mi pagava 500 lire per strimpellare fuori dal locale con la chitarra, in modo che la gente entrasse. Alla mia età non ho più nulla da dimostrare, questa per me è una scommessa che faccio perchè mi piace suonare, perchè mi piace provocare qualche cosa che non è nell'aria e, soprattutto, perchè mi diverto".

La sua risposta, alla domanda se è favorevole o meno a riservare una quota di 1 canzone italiana su 3 alla radio, è tranchant: "Mi sembra una stronzata. Che cosa sarebbe stata la mia vita se non avessi potuto ascoltare la musica che arrivava da altri Paesi? Sarei favorevole solo al 33,3% di mie canzoni, visto che le radio non le passano mai".

Chi spera di trovare ancora un biglietto o che venga aggiunta una nuova data alle 20 previste al Teatro Garbatella, dovrà mettersi l'anima in pace, anche se potrà consolarsi quest'estate con il tour De Gregori e Orchestra - Greatest Hits Live, che farà tappa a Roma, Taormina, Lucca, Torino, Marostica, Firenze, Fasano, Soverato e Verona: "Non ci saranno date extra, anche perché poi dovrò dedicarmi al tour estivo con l’orchestra e il Gnu Quartet, che partirà l’11 e il 12 giugno dalle Terme di Caracalla. Però mi piacerebbe replicare l'esperienza di Off the record in qualche altra città".

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