Musica

La filosofia Prog Rock in 101 dischi

Un libro di Riccardo Storti e Fabio Zuffanti

libro prog rock

Micol De Pas

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Non siamo di fronte all'ennesima enciclopedia del prog o al saggio che analizza un'epoca di grande creatività dal punto di vista sociale e di costume. Questa volta il Prog è il personaggio principale, costituito di note, sonorità, strutture melodiche e armonie e creatore di una vera e propria filosofia musicale. Così ne raccontano le straordinarie avventure Riccardo Storti e Fabio Zuffanti attraverso 101 dischi essenziali.

Essenziali perché rispondono alla domanda iniziale del loro lavoro: che cos'è il progressive rock? Risposta: "L’appellativo prog riguarda tutte quelle musiche che, a partire dai tardi anni Sessanta, hanno cominciato a espandersi e, contaminandosi con stili diversi, hanno allargato il concetto di pop song. (...) La parola progressive è da intendere come filosofia, modo di essere (musicale ma anche umano), nonché prassi, metodo e approccio a ciò che si ascolta e si suona".

Un altro dettaglio che fa di questo libro, Prog Rock! 101 dischi dal 1967 al 1980, in uscita per Arcana, una guida interessante è l'indicatore geografico: ci sono 101 prove del fatto che il progressive non sia stato un fenomeno locale, confinato in Inghilterra e in Italia, ma bensì globale. Germania, Francia, Paesi Bassi, Scandinavia, tutto il mondo che all'epoca era confinato Oltrecortina e gli Stati Uniti sono gli altri territori delle interessanti sperimentazioni del periodo.

Ecco un assaggio in 5 titoli. Più uno, il grado zero: "Stg Pepper's Lonely Heart Club Band" dei Beatles (1967). Nelle parole degli autori: "Nasce tutto da questo album? No e sì. No, perché tentativi di espandere il tessuto del rock ve n’erano già stati (uno su tutti, FREAK OUT! di Frank Zappa). Sì, perché la suddetta espansione non aveva  ancora assunto una forma così omogenea e definita, prima del masterpiece beatlesiano".

- Regno Unito: "Shine On Brightly" dei Procul Harum (1968). Una band decisamente speciale. A cominciare dall'autore dei testi, Keith Reid: è un poeta, "una specie di Leopardi con ricciolo dylaniano e occhialini alla Lennon" che lavora come "i librettisti d'opera (in piccolo, ma – tanto per capire – come un Da Ponte per Mozart)". Accanto a lui, due tastieristi che si muovono nel solco della classica, tra barocco e romanticismo, e il chitarrista, un musicista che viene dal blues e che darà la sua inconfondibile impronta al suono del gruppo. "Se Fisher (organo) e Brooker (pianoforte) sono i registi del centrocampo, Trower (chitarra) è il centravanti di sfondamento. In difesa, il muro ritmico di Wilson (batteria) e Knights (basso), qualcosa di più della solita sezione danzante al tempo di beat". E l'album in questione segna la svolta: "Dalla prima alla seconda facciata, si assiste al passaggio da un’epoca sonora all’altra, brano dopo brano. Se sul Lato A i Sixties ci sono e si sentono, sul Lato B siamo già nel decennio successivo", spiegano gli autori.

- Germania: Krautrock. Ovvero, "Ash Ra Temple", disco dell'omonima band. Il krautrock nasce con loro, creatori di quel mood tedesco visionario e basato sull'estremizzazione "di un suono radicato nei primi Pink Floyd e in certo acid rock statunitense". Ma non perdendo mai di vista la loro tradizione locale: "La Germania è la patria dei vari sperimentatori che trovano in località come Darmstadt e Colonia nuove consonanze. Germania vuole dire anche Stockhausen, quindi prima elettroacustica e poi elettronica. Generare suoni artificiali per timbriche che la Natura ti può offrire sotto forma di invisibili onde elettromagnetiche. Questa è l’anima del krautrock".

- Paesi Bassi: gli Earth & Fire nell'album "Song of the Marching Children". "La loro importanza è legata al fatto che nascono in epoca psichedelica, esattamente nel 1968, e si rivelano, disco dopo disco, veri e propri fautori di una via olandese al progressive". Vivono e suonano a Voorschoten, un villaggio alle porte della capitale L’Aja e giungono definitivamente al prog con questo disco. "È la fattura stessa del microsolco a confermarlo: disco double-face; una facciata di canzoni (cinque, per l’esattezza) e una side B dominata da una lunga traccia dal sapore narrativo concept".

- Italia, 1971: "Terra in bocca" de I Giganti. "Ci voleva un coraggio da leoni per uscirsene fuori, nell’Italia bigotta e omertosa di quegli anni, con un disco simile." Il gruppo infatti si era ben posizionato negli anni 60 con canzoni molto popolari e con questo album segna un passaggio decisivo verso il progressive. Sin dalla grafica della copertina, affidata allo staff immaginifico di Gianni Sassi: "Senza ascoltare ancora nulla, vediamo impegno ma anche ironia, nel modo
di concepire un artwork che alla voce «Mind Expanding» cita la ditta farmaceutica Sandoz e il Glen Grant e tra i circulator visitors menziona Marx, Gesù e un’altra icona mitografica, Frankenstein (sì, quel volpone di Sassi)(...). Il tessuto musicale si snoda in una lunga suite che copre interamente le due facciate perdendosi spesso in tentazioni acustiche, ma anche sinfoniche, jazz, psichedeliche e, a tratti, quasi cinematografiche".

- Finlandia, 1972: "Haikara" dell'omonima band. "Autori di un sound a cavallo tra Canterbury, jazz-rock e Van der Graaf Generator, gli Haikara fanno tesoro delle loro fonti d’ispirazione per filtrare una musica dai connotati piuttosto personali. Il merito va ricercato soprattutto nella sapiente guida del leader polistrumentista Vesa Lattunen, nella potente voce di Vesa Lehtinen e nei caratteristici flauti e sax di Harri Pystynen, rinforzato da un’intera sezione a cura degli ospiti Kaj Bäcklund, Seppo Peltola, Mircea Stan e Markku Johansson. Il disco consta soltanto di cinque brani ben inseriti nel minutaggio espanso del modus componendi progressive. (...) La punta di massima qualità risiede nella suite finale "Manata". Introdotta da un soave flauto e da una struggente parte vocale, la suite si cala presto in un momento oscuro, salvo ritornare poi alla luce nel maestoso finale caratterizzato da un grande solo di chitarra a cura del leader Lattunen. Una pagina di straordinario trasporto lirico che avvicina gli Haikara ad altre sensibilità creatrici contemporanee".

Ma il viaggio è ben più lungo e rocambolesco... Buona lettura.

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Riccardo Stori e Fabio Zuffanti, Prog Rock! 101 dischi dal 1967 al 1980, Arcana, pp. 410, 25 euro

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