Fattore Salmo, l'intervista dopo un live

Dalla nascita di Machete Empire all'alluvione che ha colpito la sua Olbia passando per l'importanza di strumenti da suonare e amici con cui condividere l'avventura. 

– Credits: Salmo nell'illustrazione di Erika Barabino  (cargocollective.com/erikabarabino)

Matteo Politanò

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La bandiera con i quattro mori sulle spalle, la forza nella voce e la durezza di strumenti che raramente si vedono sui palchi di un concerto hip hop. I live di Salmo mantengono la forza e l’appeal che negli ultimi anni hanno proeittato la sua musica in vetta alle classfiche discografiche italiane. Al suo fianco gli amici di sempre che nel frattempo sono diventati colleghi in un'idea di successo che dalla Machete Crew si è evoluta nei progetti Machete Empire Records e Machete Arts & Film. Voglia di liberarsi il più possibile dagli intermediari per vivere un’indipendenza con risultati che le major invidiano. Non solo musica, ma anche arte, video produzioni di livello e un merchandising che cerca e valorizza illustratori e artisti che senza Salmo avrebbero faticato non poco ad ottenere la stessa visibilità. Lo abbiamo incontrato in occasione del suo concerto a Genova nell’ambito del festival Goa Boa e dopo un live emozionante e coinvolgente, suonato come un concerto rock e vissuto con l’attitudine hip hop, ci siamo seduti a parlare di passato, presente e futuro.

Negli anni ‘90 l’industria musicale legata all’hip hop prese consapevolezza di poter gestire da sola il mercato musicale senza la mediazione delle major. E’ lo stesso ragionamento da cui nasce la Machete Empire? 

Internet ha fatto capire che esiste la meritocrazia. Ora c’è più scelta, non è come prima quando il disco fisico dettava legge, adesso ci sono più alternative e quindi più concorrenza. Tu puoi comprare quello che vuoi. Se una cosa piace puoi anche ritagliarti uno spazio sul mercato, crescendo costantemente, è questo il progetto alla base di Machete Empire. 

Tante date, tanti impegni. Ma la tua radice musicale è fatta di strumenti suonati. Tra un live e lo studio, nel tuo tempo libero, quanto ne passi a suonare? 

Appena ho un minuto libero suono... Sono cresciuto ascoltando classici dell’hip hop ma poi facendo parte di diversi gruppi ho vissuto la musica suonata, l’importanza dello strumento. 

Non a caso i tuoi live sono quasi diventati cover delle tue stesse canzoni. I testi sono gli stessi ma sotto suonano strumenti che con l’hip hop sembrano c’entrare poco...

Esattamente. Per due motivi: primo, ai miei live vedo spesso ragazzi davvero giovani, con il cappellino in testa e il cervello in overdose da “hip hop”. Vi piacciono i miei testi? Allora dal vivo li sentite con una batteria e una chitarra, chissà che magari non vi incuriosite e imparate ad amare gli strumenti. Il secondo motivo è che adesso posso permettermi di farlo. In America è normale portare ai live una band, basta guardare cosa fa Eminem. Oltre all’amore per il suono mi piace pensare di poter portare dal vivo questo tipo di show non solamente hip hop... 

Chi all’interno della realtà Machete, dal rapper al videomaker passando per gli illustratori, ti ha più colpito per il suo talento?

Lasciando per un attimo da parte il discorso dei rapper, all’interno del nostro collettivo c’è un’organizzazione studiata ma nessun professionista. Siamo ragazzi cresciuti insieme, ci siamo ritrovati a gestire tempo e ottimizzarlo. Io ho cercato di immaginare come poter collocare al megliio ognuno di loro, per valorizzarne le qualità. Un esempio che mi viene in mente è quello di Charlie, che nella machete si occupa del merchandising. Lo abbiamo messo nel nostro stand e già dalla prima sera la gente era entusiasta, ci facevano i complimenti per come sapeva servire, vendere e intrattenere. Quello è il nostro spirito, non siamo una società ma tutta gente cresciuta nella strada che sa darsi da fare.

 

Bandiera dei quattro mori sulle spalle e Olbia come casa. Si è parlato tanto dell’alluvione quando era attualità ma adesso se ne parla poco...

C’è stata la ricostruzione, Olbia è una città divisa in due, una parte più in pendenza e una più alta. Naturalmente quella bassa è stata la più colpita, davvero un disastro. Ma si è ripartiti e si è ricostruito. Ci vorrà ancora tempo per tornare alla normalità.

Come hanno reagito i tuoi compaesani quando hai fatto il boom?

Tantissima gente mi ha detto “lo sai che quando non ti conoscevo a vederti mi stavi sul...” E’ una città strana, sento tanto affetto ma anche molti sguardi...

Negli ultimi anni il ruolo del videomaker è arrivato allo stesso livello di un produttore o di un rapper, secondo te in che momento quest’arte è diventata così importante?

Credo con l’arrivo della 5D. Da quel momento, ad un costo relativamente accessibile, si è potuto lavorare da soli, sviluppare idee, collaborare con artisti e registi in modo professionale. A me è capitato spesso di pensare un brano già in funzione del video, basti pensare a “Rob Zombie” con Noyz Narcos... Avevo già in mente le location, i tagli, l’ambientazione.. Spesso pensare un bel video può essere più importante che fare un ottimo brano. 

Hai bussato a tante porte per la musica e ora tanti bussano alla tua. Ti capita di essere contattato? Come giudichi un giovane artista?

Sinceramente credo che ultimamente non stia uscendo molto di interessante. Anche Nitro è giovanissimo, ma lui è già di un altro livello, e non è più solo il freestyler di Spit, sono passati già anni. Tra i giovanissimi invece mi sembra che non stia uscendo niente di così potente da spostare gli equilibri e fare la differenza come abbiamo fatto noi.

Anche in Spagna hanno sentito parlare del crew Machete, come sono stati i live in terra iberica?

Si, ci siamo esibiti in Spagna ed è stato davvero bello. Si sta creando un bel movimento in quelle zone e posso già dire che l’intenzione è quella di girare anche tanto all’estero. Presto avrò delle novità al riguardo e non vedo lora di comunicarle...

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Approfondimenti: 

Salmo - Video, testi e interviste da Hano.it, il portale dell'hip hop italiano 

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