Fabrizio Bosso, l’alfiere dell’hard bop italiano, è universalmente considerato uno dei migliori trombettisti a livello internazionale grazie al feeling che caratterizza i suoi funambolici assoli, sempre puntuali e ricchi di estro.

L’artista torinese è impegnato in numerose formazioni e ha un’attività concertistica a dir poco frenetica, eppure questa iperattività non ha mai inficiato la qualità delle sue esecuzioni, ma, anzi, ha contribuito ad arricchire di nuove sfumature la sua già ricca tavolozza di colori. Bosso, pur dotato di una tecnica sopraffina e di una formazione jazzistica rigorosa, non disdegna collaborazioni con artisti provenienti dal pop.

In molti l’hanno conosciuto per aver impreziosito con la sua tromba gli album di Mario Biondi, Sergio Cammariere e Nicola Conte, mentre più di recente ha partecipato ai lavori di Tiziano Ferro e di Zucchero. "Io sono un musicista e un jazzista - ha dichiarato recentemente - e non solo amo, ma credo di fare il giusto incontrando e confrontandomi con altri generi musicali, se ancora ha senso fare delle distinzioni".

Ora è in pista con il suo ultimo lavoro e sarà possibile incontrarlo a Milano, al Teatro San babila, il 18 ottobre alle 21 per ascoltare le novità della sua carriera e anche una performance live con il Quartet (l'evento e gratuito, basta iscriversi qui)

L'ultima fatica

Dopo lo splendido omaggio a Duke Ellington in Duke e l'album insieme a Fabio Concato e Julian Oliver Mazzariello, il raffinato Non smetto di ascoltarti, il trombettista ha pubblicato da poco per la Warner Music il doppio cd State Of The Art Live! per celebrare i vent'anni di carriera, in costante ascesa.

"Quando ho deciso di mettere in piedi questo quartetto, non l’ho fatto pensando a un disco. Avevo piuttosto voglia di ascoltare la mia musica suonata da altri musicisti, con un’energia e un “colore” che fossero diversi, freschi. Questo è il suono del mio presente - afferma Fabrizio - e loro sono, oltre che degli amici, anche i musicisti che mi appagano di più sul palco perché capaci di tirare fuori il suono che ho in testa. Con loro, il mio grande lusso è che potrei permettermi di non suonare e la musica funzionerebbe ugualmente".

Registrato dal vivo durante i concerti di Roma, Tokyo e Verona, State Of The Art Live! è una gioiosa celebrazione dell'interplay e al tempo stesso un’istantanea fedele di una fase tra le più felici nella carriera del trombettista, che ha voluto fissare su un album alcuni momenti memorabili del "never ending" tour con il suo quartetto, formato da Julian Mazzariello al piano, Jacopo Ferrazza (o Luca Alemanno) al contrabbasso, Nicola Angelucci alla batteria.

Oltre alle felici rielaborazioni di Misty di Errol Garner, The Nearness of You di Hogy Carmichael, There is no Greater Lover di Isham Jones, Pure Imagination di Anthony Newley e Goodness Gracious di Julian Oliver Mazzariello, i brani sono tutti composti dal trombettista, abile nell'esaltare le singole individualità del suo affiatatissimo quartetto quanto nel creare un linguaggio collettivo con una sua forte identità.

Black Spirit è un esaltante omaggio a Miles Davis, la swingante Dizzy’s Blues è un tributo all'indimenticabile Dizzy Gillespie, le intense ballads Misty e The Nearness of You esaltano il lirismo pianistico di Julian Oliver Mazzariello, prezioso suggeriture di aperture al band leader.

Ogni brano racconta come una Polaroid l'esatta atmosfera della serata in cui è stato registrato, il calore del pubblico che, in alcuni momenti, diventa quasi il quinto componente del gruppo.

Basta premere play sul proprio lettore cd e con State Of The Art Live! si è catapultati al centro di uno dei tre club in cui è stato inciso l'album, nello stesso momento in cui la magia del jazz, musica che nasce e si nutre di improvvisazione, prende vita.

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