Francesco Meli: "Vi racconto il mio Ernani"

Intervista al tenore che stasera interpreterà al Teatro dell'Opera di Roma il lavoro di Giuseppe Verdi diretto da Riccardo Muti

Le prove di Ernani con Francesco Meli e Hugo de Ana – Credits: Teatro dell'Opera di Roma

Claudia Daconto

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Ernani è dunque salvo . I sindacati del Teatro dell'Opera di Roma hanno infatti sospeso lo sciopero. Il 27 novembre l'opera di Giuseppe Verdi diretta da Riccardo Muti andrà in scena regolarmente. Il mondo della cultura tira un sospiro di sollievo.

Poche ore prima dei ripetuti colpi di scena, ancora prima della decisione clamorosa di sindacati di fermare Ernani avevamo incontrato il protagonista, il tenore Francesco Meli, che sulle agitazioni in corso, i debiti e il rischio di commissariamento aveva detto, “non possono non esserci contraccolpi sulla compagnia. Siamo tutti preoccupati”.

Meli, che ha debuttato a 22 anni al Festival dei Due Mondi di Spoleto, ha ritrovato a Roma il suo grande maestro che incontrò, a soli 23 anni, alla Scala di Milano con i Dialoghi delle Carmelitane.

Cosa significa per lei lavorare con Riccardo Muti?

Un onore e una grande emozione. Dal maestro c'è sempre da imparare, dopo aver lavorato una volta con lui diventa impossibile prescindere dal suo approccio allo spartito. Che non è rigido come alcuni sostengono, ma profondamente rispettoso della volontà del compositore.

Ed è possibile stabilire con lui anche un rapporto umano?

Non bisogna confondere il suo rigore nel lavoro con il carattere. Muti è una persona assolutamente amabile, che ama divertirsi e scherzare con noi. Ci raccontiamo molte barzellette. Alle prove con lui c'è sempre un clima davvero eccezionale.

Parliamo dell'Ernani: che storia intricata!

(Ride) Sì, la storia è molto intricata.

Ma secondo lei ha qualcosa da dire anche al pubblico di oggi?

Forse sì, perché Ernani è l'eroe romantico che, benché di lignaggio aristocratico, si ribella a un potere che ritiene ingiusto e pur di tenere fede alla parola data si suicida proprio nel momento in cui aveva potuto coronare il suo sogno d'amore.

Ha incontrato difficoltà particolari?

Ernani è un ruolo impervio per tutti. La difficoltà maggiore sta nella tessitura piuttosto acuta e piena di colori tipica del bel canto unita al vigore, alla forza della musica di Verdi. Faccio le corna, ma mi ci sento abbastanza a mio agio.

Il personaggio interpretato finora che ama di più?

Uno dei più importanti nella mia carriera è certamente Nemorino ne “L'elisir d'amore”; nel repertorio verdiano Riccardo nel “Ballo in maschera” è quello che mi ha dato più soddisfazione.

Negli ultimi tempi alcuni talent show hanno dato spazio al canto lirico. Portare l'opera in televisione può servire a portare più pubblico in teatro?

Da una parte sì, ma forse non nel modo in cui è stato fatto finora. L'opera ha delle sue caratteristiche peculiari, se viene stravolta o diventa inefficace o diventa ridicola. Spesso in tv l'ho vista fare la fine di uno spettacolo da circo.

A un giovane che sognasse di diventare come lei, cosa consiglierebbe?

Di studiare, avere pazienza, non avere fretta di arrivare e soprattutto di imparare ad essere umile.

I giovani di oggi non sono umili?

Spesso nel mio ambiente i giovani, non per età ma per carriera, hanno la presunzione, anche se sono l'ultima tacca, di mettersi al livello dei grandi.

Chi è il grande di fronte cui lei, metaforicamente, si inchina?

Ho un rispetto reverenziale di Domingo. Ancora oggi, quando canto con lui, mi sento un ragazzino alle prime armi.

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