Gianni Poglio

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Ha l'incedere e il beat di un potente hit single, ma un testo tutt'altro che frivolo o semplicemente leggero. Stiamo parlando di Cult, l'ultimo successo targato Emis Killa, un rapper di talento dalla grande attitudine pop. "Se penso a come girava il mondo vent’anni fa, che per giocare ai videogame dovevo andare al bar. La solitudine accompagna anche le Superstar, finisce che parli con l’auto come in Supercar" canta Emis in quello che è candidato ad essere uno dei pezzi forti dell'estate.

Sono tante le parole chiave di Cult, tra queste c'è "rimpianto". "Mi piacerebbe che questo testo diventasse uno slogan da far cantare anche a quelli più grandi me. Mi sono trovato spesso a parlare con gente nata prima di me che rimpiangeva gli Anni 90. Anche a me sarebbe piaciuto viverli appieno. Detto questo, credo che ogni persona possa dire che in questo pezzo ci si rivede" spiega Emis. "Anche io ogni tanto guardo indietro ai miei 17 anni, sono fatto così. Quando ci penso, mi mancano quella spensieratezza del non avere niente da perdere, la libertà di scrivere quel che mi pare, di vivere alla giornata. Ma la vita è fatta così: si cresce e le cose cambiano".

«Per me Milano era come New York» canta nel suo ultimo singolo. "Questa è la visione che i ragazzi di periferia hanno della metropoli. Così vicina e al tempo stesso lontana: è lì a due passi ma se non sei motivato può apparire distante come New York" racconta Emis, 26 anni.

L'esperienza televisiva a The Voice: "Sono contento. Andare in tv in un talent è sempre un rischio, invece ho ricevuto molti commenti positivi: è stata un'esperienza impegnativa, che mi ha lasciato in eredita anche qualche responsabilità. Ho promesso ad alcuni ragazzi che li avrei autati una volta finito il programma e, visto che io sono uno che mantiene le promesse, lo farò. The Voice è stato anche molto stancante, oltre ad aver tolto molto spazio alla mia musica. Non lo definirei un impegno parallelo. Ho imparato da vicino i meccanismi della televisione grazie all'esperienza di chi ci lavora da tanto tempo. In alcuni casi, per esempio, ho proposto brani che per me erano super mainstream, ma che per gli autori erano troppo poco popolari. Un esempio? Hotline bling di Drake".

La scena rap e i nuovi talenti: “Sono usciti ragazzini molto forti. Non temo il confronto dal punto di vista stilistico. La mia generazione aveva qualcosa di più da dire in termini di strofe. Abbiamo fatto la gavetta e ci facevamo un mazzo pazzesco sul pezzo. I nuovi arrivati sono più vuoti a livello di concetto e più pieni come suono" spiega. "Il successo mainstream mi ha fatto uscire dalla nicchia, adesso ho un piede nel pop. Penso sia giusto, non posso più fare più fare solo il disco rap. Prima ero incazzato col mondo adesso posso esserlo ancora, ma agli occhi del pubblico sono quello che ha una bella auto, una casa. Mi vesto bene e ho fatto i balletti con Raffaella Carrà in prima serata... Con Raffaella c'è sempre stato un confronto molto sincero, ci sentiamo ancora e ci mandiamo note audio su What's App" svela.

E, per finire, i cinque rap album di culto secondo Emis: "The documentary di The Game, Get rich or die tryin di 50 Cent, The Carter di Lil Wayne, All eyez on me di Tupac, Ready to die di Notorius B.I.G.".

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