Elisa: "L'anima vola", la recensione dell'album

15 ottobre 2013, la cantautrice torna con un nuovo disco. Un'ora di musica, un lungo viaggio

Alessandro Alicandri

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Un album è atteso dalla gente non quando ce lo dice la promozione, non quando ce lo dice la tv, non quando ce lo dicono le radio, i quotidiani o Facebook. Un album diventa atteso, quando c'è la forza delle canzoni.

Elisa, nel suo primo singolo "L'anima Vola", lanciato il 23 agosto 2013, ha fatto breccia nel cuore di molti: di chi la ama da sempre, di chi la sentiva lontana dopo una lunga assenza e anche in chi (com'è normale) nutriva diffidenze.

Con questo lavoro Elisa ha tolto ogni difesa (in noi e anche in se stessa) e confermato quella sua capacità di interpretare sempre, ogni volta, il suo primo film dove è sempre se stessa immersa in un sogno chiamato musica.

Ci porta per mano nel suo mondo e poi nel suo mondo ti ci perdi.

Un album snello, di 11 tracce, che parte dal brano "Lontano da qui". Schiacci play e poi difficile dire e raccontare bene cosa succede. Ad un certo punto, mentre ascolti "Pagina Bianca" la tua mente inizia a vagare, non senti i due secondi di pausa tra un brano e l'altro. Però capisci alcune cose e le visualizzi in modo piuttosto chiaro.

La potenza degli arrangiamenti, ad esempio, in essenza pop (anglosassone), ma con un influsso rock (leggero, mai troppo spinto) che entra sui testi in modo originale, mai modaiolo (anzi, spesso con un sapore vintage). Niente è prevedibile ma tutto appare semplice. Ha una chimica disarmante.

Dopo una prima immersione, riemergi in un brano che "stacca" come "Maladetto Labirinto" (un pezzo dai suoni elettronici anni '80 che ti rapiscono al primo ascolto) e lì capisci che sei dentro un panorama che puoi guardare a 360 gradi, un perfetto viatico per i due brani successivi come "E scopro cos'è la felicità" (quel "E ti ringrazio" finale con Tiziano Ferro, è davvero commovente) e "A modo tuo", una ninna nanna scritta da Ligabue che guarda al futuro (a quello che è rimasto) in modo speciale.

Preoccupato, ma in qualche modo ottimista. La nuvola che si sposta con il vento e poi diventa una giornata di sole.

C'è l'inquietudine dei nostri tempi (il nuovo arrangiamento di "Ancora qui" musicato da Ennio Morricone e riarrangiato per album con citazione a Beethoven ne è una perfetta dimostrazione), ma anche la consapevolezza delle risorse umane, dell'anima appunto, che nessuno ci potrà mai togliere.

Niente è prevedibile in questo disco, niente. La voce, la melodia, l'idea che sta dietro ogni brano.  "L'anima Vola" di Elisa è un ritorno all'innocenza dopo 15 anni di carriera. È questo il potere di chi sceglie prendendosi molti rischi, di rinnovarsi, di cambiare pelle, di non assomigliare mai all'immagine provvisoria di se stessa. 

Questo disco, per delicatezza e intenzioni, è il miglior album che si possa far ascoltare oggi a un bambino. E forse solo un bambino sarebbe in grado di comprenderlo meglio di noi. Ma come diamine hai fatto, Elisa?

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