Gabriele Antonucci

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Ed Sheeran è forse oggi l'unico artista in grado di mettere d'accordo sia gli adolescenti cresciuti a streaming e smartphone che un pubblico più maturo e consapevole, piacevolmente colpito da questo artista che si presenta sul palco solo con la sua chitarra e la loop station, senza abbellimenti elettronici, come è avvenuto anche ieri sera allo Stadio Olimpico di Roma.

Questa capacità di saper parlare a generazioni diverse è merito del nonno hippie, di sangue irlandese, che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione, avvicinandolo alla musica di Bob Dylan, Eric Clapton e Beatles.

Un'altra delle sue carte vincenti è la sua straordinaria normalità.

Non troverete in Ed nulla che sia fuori posto: look finto trasandato da studente universitario, mai una dichiarazione choc alla stampa o un atteggiamento sopra le righe, mai una canzone urlata o sonorità acide.

Il segreto del successo di questo moderno Re Mida del pop, che solo fino a qualche anno fa si esibiva come artista di strada e dormiva nella metropolitana sulla Circle Line di Londra, è semplicemente la musica: un pop di qualità, con influenze folk, soul e hip hop, nobilitato spesso da testi personali e profondi.

Sheeran si distingue dagli altri suoi colleghi per la sua singolare capacità di rappare con grande padronanza, pur non essendo propriamente un rapper, come emerge da You need me, I don’t need you, Sing, Take it back e Eraser.

Oltre ad essere l'artista più ascoltato al mondo sulle piattaforme streaming, il cantautore inglese ha vinto, tra gli altri premi, 4 Grammy Awards, 4 Ivor Novello, 6 BRIT Awards e 7 Billboard Awards.

Con numeri del genere, le aspettative per il suo primo tour italiano negli stadi erano molto alte e, alla prova del live a Roma, il rosso di Halifax ha superato la prova a pieni voti.

Il racconto del concerto

Il cantante fa il suo ingresso alle 21 in punto, accolto dall’urlo assordante dei 60.000 dello stadio Olimpico, sorridente e con lo sguardo incredulo di chi ancora non si capacita di trovarsi di fronte a un muro di persone venute da tutta Italia apposta per lui.

Il palco è imponente, con schermi asimmetrici ad alta risoluzione ad accompagnare le sue canzoni, oltre a un bel gioco di luci a creare la giusta atmosfera.

Ed attacca subito Castle on the hill, uno dei brani più amati dell’ultimo album Divide, oltre che un caloroso omaggio al nebbioso e verde Suffolk, dove è cresciuto.

Nel testo, semplice quanto evocativo, Ed corre insieme al fratello, beve e fuma con gli amici della comitiva, guida per la prima volta la macchina e bacia per la prima volta una ragazza durante un venerdì sera.

Scritta a quattro mani con Benny Blanco, con un bel tiro e con una ritmica incalzante, la canzone, costruita sopra una chitarra ampia e magniloquente, rivela dal vivo una voce matura ed espressiva.

"Ciao Roma!", saluta Ed. "Spero che conosciate le canzoni, se no per voi saranno due lunghe ore. Tutto quello che ascolterete stasera è suonato live, con chitarra e loop station".

L'energico Eraser, brano iniziale Divide, conferma la sua singolare capacità di passare dal rap al cantato senza mai sbagliare una nota.

"E' la prima volta che suono allo Stadio Olimpico, è davvero fico: non avrei mai sognato una cosa del genere. Per me era già tanto esibirmi sui palchi dei piccoli club dell'Inghilterra del nord. Questa canzone l'ho scritta a 18 anni, spero che vi piaccia".

A giudicare dal coinvolgimento emotivo e da come il coro di A Team venga cantato all'unsiono dal pubblico, il brano è decisamente piaciuto.

La scaletta è costruita con sapienza per alternare brani rap/r&b come Don't/New man a delicate ballad come Dive, nella quale il cantautore chiama il coro dell'Olimpico: "Se non cantate forte questa canzone, ci rimarrò male".

Una delle performance più riuscite della serata è quella di Bloodstream, scritta insieme ai Rudimental e a Johnny McDaid e Gary Lightbody degli Snow Patrol, una drammatica confessione sulle dipendenze da alcool e droghe: "Dissolvenza di nuovo/ Sento le sostanze chimiche che bruciano nel mio sangue/ Allora dimmi, quando fa effetto/Sono stato alla ricerca di un amore / Pensavo che l'avrei trovato nella bottiglia / Dio fammi diventare una persona diversa".

"In questi mesi ho scritto molte canzoni, spero che vi piacciano, se no a me piacciono lo stesso. Il nuovo album uscirà il 12 luglio".

L'ultimo singolo I don't care, cantato originariamente in coppia con Justin Bieber, è stato già imparato a memoria dagli spettatori e risulta assai migliore in versione acustica rispetto a quella pop.

Sheeran ha dichiarato che uno dei suoi idoli è Van Morrison e l’influenza del grande cantautore irlandese è evidente nell'emozionante ballad Tenerife sea, per la quale Ed richiede il silenzio.

Silenzio interrotto solo dagli applausi per una richiesta di matrimonio fatta durante la canzone in Tribuna Montemario.

Molto coinvolgente il medley di brani dal primo album Plus, per non parlare della più recente Galway Girl, riuscito esperimento tra rap e sonorità irlandesi.

Chi avesse avuto ancora dei dubbi sulle doti canore di Sheeran, si è dovuto ricredere nella maiuscola performance vocale di I see fire, tratta dalla colonna sonora de Lo Hobbit, cantata per buona parte a cappella, senza nemmeno l'accompagnamento della chitarra. 

Momento accendini, anzi, smartphone, le lucciole del Terzo Millennio, durante le intense ballad Thinking out loud, Photograph e Perfect, tre gemme sonore incastonate in una scaletta perfettamente equilibrata.

L'ultima strofa di Perfect viene cantata in italiano ("Perchè sei un angelo e io ti ho aspettato/ quanto ti ho aspettato/ perchè tu stasera sei perfetta per me"), lingua di cui Ed si deve evidentemente ancora impadronire, ma lo sforzo viene comunque ricompensato con un applauso scrosciante. 

Nel finale del concerto, dove il cantante indossa la maglia della nazionale italiana, i ritmi aumentano prima con l'accattivante Nancy Mulligan e poi con le tre hit Sing, Shape of you e You need me, I don't need you, che trasformano lo stadio Olimpico in una gigantesca discoteca a cielo aperto.

Il concerto, durato quasi due ore, ha confermato tutte le qualità di Ed Sheeran, in grado di passare con disinvoltura da ballate pop-folk a tiratissimi brani hip hop senza mai perdere per un secondo l’intonazione, dimostrando doti da consumato entertainer nonostante abbia solo 28 anni.

Si replica il 19 giugno allo stadio San Siro di Milano.

La Champions League del pop è saldamente nelle sue mani.

La setlist del concerto di Ed Sheeran allo Stadio Olimpico di Roma (16/6/2019)

"Castle on the hill"
"Eraser"
"The A team"
"Don't/New man"
"Dive"
"Bloodstream"
"I don't care"
"Tenerife sea"
"Lego house/Give me love"
"Galway girl"
"I see fire"
"Thinking out loud"
"Photograph"
"Perfect"
"Nancy Mulligan"
"Sing"
"Shape of you"
"You need me, I don't need you"

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