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Dream Theater, dietro le quinte del nuovo album - Intervista

John Petrucci racconta la genesi di Distance Over Time, il disco che ha debuttato al quarto posto nella classifica italiana

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Michela Vecchia

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Distance Over Time è il quattordicesimo album dei Dream Theater. Una band che non ha bisogno di presentazioni. Nel 1992 con il brano Pull Me Under, tratto dallo storico album Images and Words, i leader indiscussi del progressive metal portarono questo genere fino ad allora di nicchia alle vette delle classifiche americane.

Oggi, a quasi trent’anni di distanza, sono diventati i portabandiera di quel filone colto del metal, entrando a pieno titolo nel gotha dei virtuosi e raggiungendo un pubblico più che mai trasversale. Come conferma il debutto al quarto posto di Distance over time nella classifica italiana.

Il nuovo lavoro è un disco molto diverso dal suo predecessore, The Astonishing, il concept album uscito nel 2016 con tante parti orchestrali. Il sound generale del disco ci riporta infatti alle origini dei Dream Theater. John Petrucci, chitarrista, membro storico della band e produttore, ce ne ha svelato i retroscena, facendoci notare che, come in tutti i dischi dei Dream Theater, anche in questo artwork sia stato inserito il Majesty, il loro logo, presente, piccolo, sul polso del braccio meccanico del robot.

Avete scelto di vivere assieme per un periodo per registrare Distance Over Time, James LaBrie (voce, ndr) ha affermato che questa esperienza è stata un po’ come partecipare a un campo estivo.

Sì esatto, questa esperienza è una buona parte della storia di questo album. Abbiamo registrato a Yondebarn, un posto meraviglioso nella contea di Sullivan nello stato di New York. In estate, immersi nella natura, tra laghi, montagne e orsi! Abbiamo abitato nella casa annessa allo studio tutti assieme. Ci alzavamo al mattino, preparavamo il pranzo, ogni tanto facevamo anche qualche barbecue e registravamo musica fino alla sera. Non era una nuova località per me, perché vicino a dove abbiamo lavorato c’è un resort dove andavo da piccolo con la mia famiglia, ed è stato un po’ come rivivere quei momenti.

Questo disco è stato registrato dal vivo, suonando tutti assieme contemporaneamente?

No. Abbiamo dei demo dell’album in cui suoniamo live, poi li riascoltiamo e così abbiamo un’idea generale di come sarà la canzone. Ma in un secondo tempo tutte le parti vengono registrate singolarmente.

Il primo brano, Untethered Angel, tratta della paura di vivere soprattutto dei giovani...

In questa canzone si parla di giovani che finiscono l’università e poi si trovano spiazzati, hanno paura del futuro. Mi ricordo quando ero più giovane era diverso, i miei amici ed io non avevamo paura, volevamo solo uscire, cogliere tutte le opportunità che la vita ci avrebbe messo davanti, fare delle cose. Magari mi sbaglio, sono solo osservazioni, ma oggi sembra che soprattutto le nuove generazioni siano spaventate dal cogliere le opportunità. Non so se la cosa è legata ai social media…

Distance Over Time sembra pervaso da un sentimento tristezza, tratta di molte problematiche sociali. Sono molte le band che affrontano questi argomenti. Gli Stratovarius interessati all’ecologia e a come l’uomo stia distruggendo la natura, oppure gli italiani Death SS che hanno intitolato il loro ultimo lavoro Rock ‘N’ Roll Armageddon. Il vostro brano SN2 sembra descrivere queste situazioni…

Esattamente. Il testo è stato scritto da John Myung (il bassista, ndr). Essenzialmente tratta del “rumore mentale” emesso da tutte le apparecchiature elettroniche che utilizziamo. È difficile restare concentrati su qualcosa, perché tutto questo crea disturbo e ci distoglie l’attenzione. E così dovremmo spingere fisicamente via tutto per non essere più distratti.

Un altro brano che tratta un tema difficile è At Wit’s End, che parla di un abuso visto dalla parte
di un uomo…

È una canzone scritta da James LaBrie. È la storia di una coppia in cui la donna ha subito una violenza sessuale da parte di un terzo. Questo fatto crea una certa tensione nella coppia, perché il marito non sa più come comportarsi. Non sa se è meglio farsi da parte, oppure reagire. Un abuso è qualcosa di terribile che segna in modo indissolubile anche la coppia.

Che aspettative deve avere il pubblico per il tour di Distance Over Time?

In questo tour eseguiremo sicuramente nuove canzoni assieme a vecchio materiale dei Dream Theater. Questo per quanto riguarda il primo set del concerto. Il secondo set invece sarà incentrato su Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory che suoneremo per intero per celebrare i vent’anni dalla sua uscita. Saremo in Europa in estate per cui faremo soprattutto festival all’aperto e non teatri. Ma credo torneremo anche più avanti per un tour nei teatri.

Ero ll G3 l’anno scorso quando hai suonato con Joe Satriani e Uli John Roth… Credo che sia stata la prima volta che ho visto Joe Satriani togliersi la chitarra e fare altro sul palco durante la jam session finale.

Sì è vero, ha dato la sua chitarra a Nicholas, incredibile! Joe è davvero fantastico e anche Uli. Abbiamo fatto tantissimi concerti assieme e ci siamo divertiti ogni sera. Per me è davvero bello suonare al G3. La chitarra è uno strumento davvero potente.

I Dream Theater suoneranno in Italia il 13 giugno a Firenze Rocks e il 5 luglio a Rock The Castle (Villafranca, VR).

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