Gabriele Antonucci

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Nel 2017 si sono celebrati i 40 anni dall'inaugurazione del leggendario Studio 54 di New York e dall'uscita de La Febbre del sabato sera nei cinema, eppure la disco music non solo non è mai tramontata nei cuori di milioni di appassionati di ogni età, ma è ancora attualissima, anche nel nostro Paese.

La conferma è arrivata dal successo della quarta edizione di Disco Diva, il Festival Nazionale della Disco Music in scena a Gabicce dal 14 al 17 giugno, ormai diventato una realtà consolidata a livello nazionale per gli amanti del genere e non solo.

Oltre 15 mila le persone che hanno partecipato durante i quattro giorni del festival, nelle tre location, mare, monte e lungoporto.

In piazza Valbruna, nella suggestiva sommità di Gabicce Monte, si è respirata l’atmosfera dei favolosi anni Settanta, il periodo d’oro delle discoteche e dei club all’aperto celebri in tutta Europa come l’Eden Rock e la Baia degli Angeli.

I fan delle sonorità in quattro quarti, spesso condite da un profluvio di archi e di calde ritmiche funk, sono tornati indietro di 40 anni grazie agli energici live di nomi leggendari della disco music come i Trammps, la cui Disco Inferno è inserita nella colonna sonora de La febbre del sabato sera, le Ritchie Family, che hanno composto brani immortali come The best disco in town, American Generation e Life is music, e i Santa Esmeralda, di cui il leader e sassofonista Leroy Gomez ha eseguito, tra le altre, la hit mondiale Please don't let me be misunderstood, in grado di incendiare ancora oggi qualsiasi dancefloor.

Molto applaudite anche le performance di Gonzalez, che ha riproposto il suo successo Haven’t stopped dancing yet, al primo posto in classifica nel 1977 negli Stati Uniti e in Italia per lungo tempo, di Aax by Traks, con il suo iconico inno disco Long train running, e dei Ridillo, la migliore live band funk italiana insieme ai Dirotta su Cuba, che ha eseguito alcuni brani del nuovo, eccellente album Pronti, funky, via!, tra cui la trascinante Shake 'em up! insieme a Ronnie Jones, altro grande nome dell'era disco, che ha prestato la sua calda voce black anche ad alcuni successi soul e funk degli anni Sessanta e Settanta.

L'atteso concerto dei Trammps

Merita un discorso a parte l'atteso concerto di sabato 16 giugno dei Trammps , accompagnati dai bravissimi Frankie and Canthina Band, che hanno alternato per un'ora e mezza i loro successi ad alcune hit del Philly Sound.

La band americana, formata oggi da Robert Upchurch, Jimmy Wells, David Nobles e Van Fields, ha iniziato il live a "Disco Diva" con Stop and think, Where do we go from here e Hold back the night, che mettono subito in evidenza gli straordinari impasti vocali del quartetto, stilisticamente influenzati dal gospel.

Grandi emozioni nei classici di Philadelphia I love music e Love train degli O’Jays, The love I lost di Harold Melvin & the Blue Notes e I’ll be around degli Spinners, mentre le romatiche ballad You are everything e You make me feel brand new degli Stylistics sono state apprezzate dalle coppie e accompagnate dalle torce degli smartphone, le lucciole del terzo millennio.

Ritornano, per il grande finale, i successi dei Trammps: That’s where the happy people go, The night the lights went out e, naturalmente, l’immancabile Disco inferno, accompagnata da suggestivi effetti pirotecnici, che ha trasformato piazza Valbruna in una gigantesca discoteca a cielo aperto.

Il bis è stato affidato a Bad luck, altra hit di Harold Melvin e Teddy Pendergrass, nella quale le Ritchie Family e Lenny Zakatek dei Gonzalez si sono uniti ai Trammps sul palco, in un momento di grande coinvolgimento emotivo, salutato da una lunga standing ovation degli spettatori.

“Finalmente Gabicce Mare, dopo decenni, ha il suo evento -spiega il Sindaco Domenico Pascuzzi– apprezzato dai turisti per l’alto livello qualitativo, grazie alla collaborazione tra l’amministrazione comunale e la direttrice artistica Cristina Tassinari".

Soddisfazione anche nelle parole di Cristina Tassinari, giornalista, art director e presentatrice della manifestazione: “Un successo oltre le aspettative per questa quarta edizione che ha visto protagonisti i grandi artisti americani. Un pubblico coinvolto ed emozionato come non si era mai visto e già tante richieste per la prossima edizione”.

Un successo che dimostra come la disco music sia ancora amata e seguita dal pubblico italiano, che non l'ha mai abbandonata anche quando sembrava un genere ormai datato.

Una seconda vita grazie ai Daft Punk

C'è una data che ha rappresentato un autentico spartiacque per il rilancio in grande stile della disco music: il 17 maggio 2013. Il giorno di uscita dell'album- capolavoro Random Access Memories dei Daft Punk,  diversissimo dai loro precedenti lavori all'insegna della dance elettronica, realizzato attraverso strumenti veri, senza mai ricorrere a suoni campionati.

Il trionfo dei Daft Punk alla serata dei Grammy Awards 2014, con cinque statuette ricevute, è soprattutto il trionfo di un certo sound, il funky-disco che impazzava nelle discoteche alla fine degli anni Settanta, non a caso nei brani più fortunati di Random Access Memories suona la chitarra un certo Nile Rodgers,la mente degli Chic, grande protagonista di quell’epoca.

Il successo mondiale di Get lucky, cantata da Pharrell Williams, non può ridursi a una sapiente mossa commerciale perchè nessun artista mainstream, nel 2013, proponeva quel tipo di sonorità, Jamiroquai e Incognito a parte.

L'influenza della disco nella musica di oggi

I robotici Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, il cui volti sono immancabilmente coperti dai caschi, hanno dimostrato che la musica dance, per essere davvero coinvolgente, deve essere suonata, cantata e arrangiata a regola d'arte, proprio come accade nella migliore disco music.

Una tendenza che ha contagiato immediatamente i maggiori dj e producer di musica house ed elettronica, ma soprattutto artisti mainstream come Bruno Mars (Treasure, Uptown Funk, 24K Magic), The Weeknd (I feel it coming) e Justin Timberlake (Can't stop the feeling), che hanno omaggiato quel tipo di atmosfere con brani di grande successo.

Il ricco volume La Disco. Storia illustrata della Discomusic, scritto a quattro mani da Andrea Angeli Bufalini e Giovanni Savastano, ha reso giustizia nel 2015, con una ricerca lunga, appassionata e scrupolosa, a un genere che per anni è stato stroncato da una critica militante e prenconcetta, per la quali tutto ciò che non era impegnato era automaticamente trascurabile.

"Non è stato solo il punk a essere un fenomeno di rottura, ma la stessa disco -ha sottolineato Giovanni Savastano- che,prima del successo de La febbre del sabato Sera, è stato un fenomeno underground, diffuso soprattutto nelle comunità dei gay, dei neri e dei portoricani in America".

"La disco era attaccata ugualmente da sinistra e da destra -spiega Andrea Angeli Bufalini- che la odiavano per motivi diversi: per la sinistra era troppo commerciale(8 miliardi di dischi venduti in America nel solo 1978), per la destra era troppo trasgressiva e sensuale. In realtà la disco era di tutti, la musica popolare per eccellenza".

In una recente intervista che abbiamo fatto a Cerrone, produttore e batterista francese di grande successo a cui dobbiamo due delle maggiori hit disco di sempre come Supernature e Love in C Minor, l'artista ci ha spiegato che cosa rende la disco music così speciale: "E' una musica felice e sexy, che ha spinto in avanti i confini della musica dance e che ha influenzato perfino il rock.Con i problemi che abbiamo adesso nel mondo, è fondamentale trovare qualcosa che ci renda felici".

La febbre del sabato sera

Impossibile dimenticare il leggendario completo bianco, con gilet, pantaloni a zampa di elefante e camicia bianca aperta, che John Travolta indossa nell’iconica scena di ballo de La febbre del Sabato Sera in coppia con Karen Lynn Gorney sulle note romantiche di More than a woman dei Bee Gees.

Il film e la colonna, tra i più importanti della storia del cinema e della musica, hanno festeggiato a dicembre del 2017 i 40 anni dall’uscita con alcuni omaggi e tributi.

La febbre del Sabato Sera, che racconta la storia di Tony Manero, italoamericano di 19 anni, che lavora come commesso in un negozio di vernici, trovando riscatto solo il sabato sera sulla pista da ballo della discoteca 2001 Odyssey di New York, è tratto da un’inchiesta giornalistica di un quotidiano newyorkese sulla vita notturna delle comunità povere metropolitane, in contrapposizione alla vita mondana delle classi agiate di Manhattan, le serate fastose negli storici templi della disco music come lo Studio 54.

La leggenda dello Studio 54

Il 26 aprile del 1977 si aprirono le porte della discoteca per antonomasia, situata nella 54esima strada a Manhattan in un vecchio teatro costruito nel 1927 che in seguito, a partire dal 1943, venne usato dalla CBS come studio televisivo. Da li il nome che i due proprietari Steve Rubell e Ian Schrager trovarono per il locale: Studio 54.

In console si alternavano due deejay, veri e propri pionieri del mixaggio su vinile, nomi divenuti leggendari: Nicky Siano che suonava nei giorni feriali e Richie Kaczor, che invece lavorava nel fine settimana.

Nel seminterrato si trovava la sala V.I.P. dove vi si accedeva solo su invito personale dei proprietari e dove non era difficile trovare personaggi come Andy Warhol, Diana Ross, Liza Minnelli, Salvador Dalì o Elton John solo per citarne alcuni.

Il rilancio di Nile Rodgers e Giorgio Moroder

Tra gli episodi più celebri legati al locale spicca quello che coinvolge gli Chic, una delle band più amate e raffinate della disco music. La cantante Grace Jones aveva invitato Rodgers e Edwards allo Studio 54 per discutere di un’eventuale collaborazione.

I due, però, dal momento che non figuravano nella lista degli invitati, furono cacciati in malo modo dagli addetti alla security. Infuriati, Rodgers ed Edwards scrissero di getto una canzone, piena di insulti contro lo snobismo del club.

L’imprecazione del ritornello, Fuck off, in cui mandavano a quel paese i buttafuori, fu trasformata in Freak out e divenne, con sei milioni di copie, il 45 giri più venduto nella storia della Warner Bros.

Rodgers, chitarra, mente e cuore degli Chic, oltre che produttore di alcune delle più grandi hit degli ultimi quarant’anni (Like a virgin di Madonna, Let's dance di David Bowie, Upside Down e I'm coming out di Diana Ross, Notorius e Pressure off dei Duran Duran), dovrebbe pubblicare nei prossimi mesi il nuovo album degli Chic, più volte rimandato, dal nome It's about time.

Nel 2015 è uscito nei negozi, dopo 30 anni di assenza discografica, il godibile album Deja Vu di Giorgio Moroder, leggendario dj-produttore di Ortisei, conosciuto anche dai giovanissimi grazie alla sua partecipazione all'album-kolossal Random Access Memories dei Daft Punk.

Il disco vanta ospiti del calibro di Kylie Minogue, Britney Spears, Sia, Kelis, Foxes, Charli XCX, Mikky Ekko, Marlene e Matthew Koma.

Tre Oscar e un Grammy Award, Commendatore della Repubblica Italiana nel 2005, World Soundtrack Lifetime Achievement Award nel 2011 sono solo alcuni dei riconoscimenti della straordinaria carriera di Giorgio Moroder, che ha da poco compiuto 78 anni ed è in piena attività, tra live e affollatissimi dj-set.

The Last Days of Disco

Il monologo finale di The last days of disco, film di Whit Stillman del 1998 ambientato a New York durante il boom di questo genere intramontabile, spiega meglio di tanti discorsi il segreto della disco: "La disco non passerà mai di moda. Vivrà sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti. Qualcosa di così grandioso e importante non morirà mai. Tra qualche anno sarà probabilmente presa in giro, messa in ridicolo e ignorata. La gente riderà di John Travolta, del suo vestito bianco in poliestere, delle scarpe con le zeppe, ma noi continueremo lo stesso ad amare queste cose. La disco è stata molto di più, così grande e così divertente che vivrà per sempre e un giorno tornerà di nuovo nelle nostre vite".

Quel giorno è oggi.

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