Gabriele Antonucci

-

Nel 2013 abbiamo assistito, grazie al successo mondiale di Random Access Memories dei Daft Punk, al trionfale ritorno nelle classifiche internazionali del funky-disco che impazzava nelle discoteche alla fine degli anni Settanta, non a caso nei brani più fortunati dell’album suona la chitarra un certo Nile Rodgers, la mente degli Chic, grande protagonista di quell’epoca.

Prima ancora, negli anni Novanta, mentre il grunge ridisegnava i confini del rock, in Inghilterra i Jamiroquai, gli Incognito e i Brand New Heavies hanno recuperato quel tipo di sonorità, modernizzandole nell’acid jazz.

Una musica coinvolgente, ballabile ed emozionante, nella quale il basso, la chitarra e i fiati giocano un ruolo centrale, che in Italia ha avuto i suoi araldi nei Dirotta su Cuba, grazie all’eponimo album d’esordio del 1994 trascinato dalle hit Gelosia e Liberi di, liberi da.

Dopo essersi sciolti nel 2002, il 18 maggio 2012 la band formata da Simona Bencini, Stefano De Donato e Rossano Gentili ha annunciato ufficialmente la reunion, cui sono seguiti diversi live all’insegna del sold out,  confermando così l’immutato affetto dei loro fan.

Il 23 settembre del 2016, dopo 14 anni di assenza discografica, è uscito Studio Sessions Vol. 1 ,prodotto da Fepgroup/Warner Music,  che vede il grande ritorno della band simbolo del funky italiano in formazione originale, con i successi  rivisitati del primo album e sei brani inediti, impreziositi da ospiti del calibro di Mario Biondi, Fabrizio Bosso, Riccardo Onori, Gegè Telesforo, Neri per Caso, Bengi dei Ridillo, Federico Malaman e Max Mbassadò.

Abbiamo raggiunto al telefono Simona Bencini e Stefano De Donato, che si sono raccontati a tutto tondo in una lunga e piacevole chiacchierata.

Nell’album Studio Sessions vol. 1 sia i brani di vent'anni fa riarrangiati che i sei inediti hanno un suono più caldo del solito. Come siete riusciti a raggiungere questo risultato?

 S.B: “ Era uno dei nostri obiettivi dell'album, non eravamo riusciti a trasmettere negli altri dischi il calore dei nostri live, dove l'entusiasmo del pubblico è palpabile. Studio Sessions vol 1 è figlio di un tour, gli arrangiamenti più snelli non erano stati pensati per il disco, ma per i concerti celebrativi del ventennale dei Dirotta lo scorso anno. I brani hanno trovato in questo modo una seconda giovinezza, abbiamo capito subito che avevamo tra le mani del materiale interessante. Dirotta su Cuba è stato per noi l'album della vita, ma anche un disco importante per la musica italiana, poiché siamo stati i precursori del funky cantato in italiano con armonie e beat poco conosciuti da noi".

 S.D.D: "L’ultimo album è stato un mio piccolo 'golpe', più che aggiungere suoni, abbiamo tolto. A volte in studio ci congelavamo, diventavamo freddi e matematici, mentre i nuovi brani sono stati realizzati spesso in una sola take, senza sovraincisioni, infatti ci sono anche piccoli errori e imprecisioni, che però ti danno l’idea del rotolare, del groove, del calore di un nostro live. Tutto adesso ha un senso richiama il sound degli Chic, Sei tutto quello che non ho ha le stesse tubolar bells che usava Nile Rodgers, in Noi siamo importanti c’è il groove ostinato dei Funkaldelic. Non c'è la pretesa di aver inventato niente, mi piace condividere con il pubblico la musica che amo. Probabilmente sono un radiofonico mancato, cerco di portare nel mondo dei Dirotta i suoni che mi piacciono di più".

Come sono nate le collaborazioni per l'album? 

S.B: "Volevamo dare una visione più completa ai brani e condividere questo traguardo dei vent'anni di carriera con altri artisti che sarebbero stati a loro agio con la nostra musica. Non è stata un'operazione meramente commerciale, se no avremmo chiamato artisti più 'radiofonici'. I Neri per Caso hanno fatto un cameo di grande classe in Gelosia, Mario Biondi è stato simpaticissimo, noi gli avevamo proposto di cantare Dove sei, mentre lui si è proposto per Solo baci che, con la sua voce profonda, ha spiccato il volo. Riccardo Onori è stato il nostro chitarrista per tre anni, la sua carriera pop è partita con i Dirotta per suonare poi con Irene Grandi e ora con Jovanotti, con noi ha un legame forte, è un musicista completo che viene dal jazz e che ha un grande feeling . Fabrizio Bosso ci ha sorpreso, quando l'ho chiamato al telefono mi ha detto che ha consumato i nostri dischi e che conosceva a memoria gli assoli dei fiati. Due giorni dopo è entrato in studio e ha registrato il bellissimo assolo di Chiudo gli occhi".

 State già pensando a uno Studio Sessions Vol.2? Con quali altri artisti vi piacerebbe collaborare?

 S.B: "Sì, ci stiamo pensando, l'idea è di realizzare questa volta un album di soli inediti. Ci piacerebbe lavorare, tra gli altri, con Sergio Cammariere, Raphael Gualazzi e Stefano Di Battista. Nel 2016 Giorgia era impegnata a incidere il suo ultimo album, so che ha rifiutato in passato tante collaborazioni, ma sarebbe un sogno avere la sua voce, perfetta per il nostro stile,  in un brano”.

Come siete riusciti a raggiungere il perfetto equilibrio tra i nuovi arrangiamenti delle canzoni del primo disco e i sei inediti?

 S.B: "A parte gli ultimi due brani, Parole e Ragione e sentimento, incisi nel 2012 con produttori diversi, le altre canzoni sono nate tutte dal vivo e sono figlie dello stesso periodo. Dancing machine dei Jackson Five lo suoniamo dal vivo, dove io mi faccio da parte per mettere in mostra le qualità dei musicisti, è nella tradizione degli album funk quella di incidere un brano strumentale. I Dirotta su Cuba sono nella piacevole gabbia del funk, che non ci permette troppe variazione, i nostri fan si aspettano da noi un certo tipo di sonorità: groove, suonare e via. Energia positiva, stacchiamo la spina e divertiamoci insieme".

Che ne pensate del trionfale ritorno, negli ultimi anni, del funky nelle classifiche pop, grazie ad artisti come Daft Punk e Bruno Mars?

 S.B: "Ne siamo molto contenti, le cose belle non muoiono mai, molti artisti di oggi si ispirano a quelle sonorità, a partire da Bruno Mars che, con la sua vocalità, lo ha reso attuale grazie a un produttore geniale come Mark Ronson. Non si può prescindere dalla storia del funky, è una musica che ti sintonizza su un'onda irresistibile di energia. Sei tutto quello che non ho ha quel tipo di sonorità, con le chitarre ritmiche alla Chic. Oggi vogliamo riprenderci il nostro spazio all'interno della musica italiana suonando dal vivo la musica che amiamo di più".

 Come mai la musica black, in Italia, è sempre rimasta un fenomeno di nicchia?

 S.D.D: “Ho una mia teoria, che ho sviluppato durante un recente viaggio a New York dove ho visto degli splendidi concerti gospel ad Harlem: la musica popolare è legata alla musica sacra di una determinata cultura. Qui in chiesa si canta il giro di do, pensa a Laudato sii mi Signore, e gli stadi li riempie Ligabue, che scrive bellissime parole fondamentalmente sul giro di do. Nelle messe gospel ci sono musicisti anonimi che fanno spavento, sembra che abbiano suonato con Prince e Erykah Badu. Se fossi nato ad Harlem, a 16 anni, dopo tutte le domenica passate in chiesa, avrei suonato anch'io quel tipo di musica. James Brown costruiva un testo sopra una sola frase, la comunicazione anglosassone è più semplice, noi invece abbiamo molte più parole, e più sono complicate le parole, meno puoi cantarle. In Italia, non a caso, vendono molto più gli uomini che le donne perché cantano con una tonalità più bassa, che è quella più vicina al parlato. Siamo figli della poesia e della romanza, per questo un brano chitarra e voce ci tocca di più emotivamente".

Il vostro album di debutto risale al 1994. Quanto sono cambiati, da allora, i Dirotta Su Cuba e la musica?

S.B: "Rispetto a 20 anni fa abbiamo le nostre famiglie e la nostra vita. Adesso sono una mamma e non potrei più stare mesi e mesi in tour fuori da casa, la mia priorità è la famiglia. Non è mai cambiato il divertimento di salire sul palco e di esibirsi, inoltre tra noi abbiamo raggiunto un bell'equilibrio".

S.D.D: "L’uso indiscriminato del computer sta facendo grossi danni alla musica di oggi, per me una canzone ben fatta deve stare in piedi con quattro strumenti, poi si va a colorarla. Per fortuna ci sono ancora oggi persone che amano ascoltare musica suonata con strumenti veri, con i quali si suda sul palco e sotto al palco".

Nel 1994, anno di uscita del vostro album di debutto, il cd era in pieno boom, mentre oggi il vinile sta conoscendo una seconda giovinezza. Come ve lo spiegate?

S.B:"Il vinile è diventato un qualcosa di elitario, soprattutto le edizioni speciali. Il 33 giri è una cosa figa, puoi lavorare di più sulle immagini e ha un fascino completamente diverso, è un bell'oggetto da avere se ami un certo tipo di musica. Ci piacerebbe parecchio farlo anche noi prossimamente, magari in uno Studio Sessions vol.2".

Il trascinante brano strumentale "Dancing machine" è un omaggio al sound Motown degli anni Settanta o alla musica di Michael Jackson?

 S.D.D: “E’ un omaggio soprattutto a noi, non sempre veniamo considerati nel giusto modo come musicisti, per alcuni siamo ancora etichettati come quelli che facevano il Festivalbar. In Dancing Machine, brano che tutti adoriamo, i suoni sono stupendi e la parte ritmica fa spavento, siamo solo in quattro a suonare con le percussioni. E' stato uno sfizio, preparato per i nostri concerti a Umbria Jazz, visto che i Dirotta non avevano brani strumentali come gli Incognito, che suonano da anni Colibrì. Naturalmente è anche un tributo a Michael Jackson, un gigante che ha spostato in avanti i confini della musica".

 I Dirotta su Cuba sono stati una palestra importante per molti artisti. Come ve lo spiegate?

 S.D.D."I Dirotta hanno avuto l’idea di travestire le canzoni italiane con questa veste funky/soul, tanti avevano voglia di queste sonorità e nessuno ha colmato il vuoto nei nostri anni di assenza. Ho sempre amato Miles Davis, non solo perché era un trombettista geniale, ma anche un grande allenatore di talenti, vedeva la forza nei giovani musicisti tirando fuori il massimo da loro. E' ciò che nel mio piccolo ho provato a fare con i Dirotta, dove hanno suonato Riccardo Onori e Demo Morselli, mentre Alex Baroni e Paola(Paola e Chiara) erano i nostri coristi. Sono contento di aver contribuito al loro successo".

In un periodo difficile da un punto di vista economico e sociale come quello attuale, quale può essere la funzione della musica?

 S.D.D: “La musica è una boccata d'ossigeno che rimette a posto le cose, soprattutto a livello emotivo. Io, ad esempio, sono un tipo malinconico e solitario, nei brani che compongo tiro fuori quello che non riesco a tradurre  a parole, trasformandolo in un groove o in una sezione fiati. Al primo ascolto i Dirotta su Cuba potrebbero erroneamente sembrare una band leggera, ma mai come oggi c’è bisogno di musica che regali un sorriso”.

Venerdì 20 gennaio i Dirotta su Cuba saranno in concerto a La Storia di San Leucio (Caserta), sabato 21 gennaio al Duepuntozero Club di Pomezia (Roma).

© Riproduzione Riservata

Commenti