Gabriele Antonucci

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“Cosa resterà di questi anni Ottanta”, si domandava retoricamente Raf in uno dei suoi brani più amati.

Certamente resterà la musica dei Dire Straits, guidati dalla scintillante Stratocaster di Mark Knopfler, con uno stile personale e riconoscibile tra rock, blues e pop, esaltato da testi di grande spessore cantati con voce “dylaniana”, quasi a sottolineare la forza del messaggio.

Il gruppo è entrato oggi ufficialmente nella Rock and Roll Hall Of Fame 2018 insieme a Bon Jovi, The Cars, Moody Blues, Nina Simone e Sister Rosetta Tharpe.

Nel 1995, dopo aver pubblicato nove album che hanno venduto complessivamente 120 milioni di dischi, è calato il sipario sulla band, a causa della scelta di Mark Knopfler di intraprendere la carriera solista.

I grandi successi e i brani meno noti della band inglese hanno continuato a vivere negli ultimi otto anni grazie alle energiche esibizioni dei Dire Straits Legacy, concept band formata da artisti del calibro di Phil Palmer, Alan Clark, Mel Collins, Danny Cummings, Trevorn Horn e Steve Ferrone, oltre che dai nostri Marco Caviglia e Primiano Di Biase.

Un nuovo nome e un nuovo album

Dopo otto anni di esibizioni applauditissime in giro per il mondo, i Dire Straits Legacy hanno cambiato nome semplicemente in Legacy e hanno pubblicato il loro primo album di inediti, l'eccellente 3Chord Trick, pubblicato il 24 novembre dalla Forward Music Italy, un album "analogico", ricco di dinamiche e di colori, suonato dalla prima all'ultima nota senza ricorrere a correzioni digitali, dove ogni canzone è un vero e proprio film in miniatura.

Emblematico della direzione musicale del progetto è l'emozionante Jesus street (video qui sotto), singolo composto da Alan Clark, a cui dobbiamo molti dei successi dei Dire Straits.

"3Chord Trick è la naturale progressione di quello che abbiamo fatto negli ultimi 8 anni come band", ci ha raccontato all’Hotel Villa Mercede di Frascati il chitarrista Phil Palmer, che vanta una lista impressionante di collaborazioni, tra le quali spiccano quelle con Bob Dylan, Frank Zappa, Eric Clapton, Elton John, George Michael, Tina Turner, Bryan Adams, Tears For Fears e Pet Shop Boys, solo per citarne alcuni, oltre ai nostri Lucio Battisti (è suo il celebre assolo di chitarra in Con il nastro rosa), Renato Zero, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori e Ivano Fossati.

La lunga gestazione

"L'album ha richiesto un anno di lavoro - sottolinea il cantante "knopfleriano" Marco Caviglia, che ha conosciuto i Dire Straits grazie al fortuito incontro, in un negozi di strumenti musicali a New York, con Rudy Pensa, il liutaio di fiducia di Mark Knopfler- “Abbiamo iniziato a registrarlo il 19 novembre 2016 ai Drumroll Studios di Los Angeles, incidendo il basso di Pino Palladino e la batteria di Steve Ferrone, poi abbiamo preso il lavoro fatto e lo abbiamo portato per due mesi al  Forward Studios di Grottaferrata, fino a che siamo partiti in tour con i Dire Straits Legacy.

Mel era in tour con i King Crimson, non è stato facile far coincidere i nostri impegni, ma sono davvero contento per il risultato finale perché questo disco, suonato dalla prima all'ultima nota, riflette la nostra anima".

Sui rischi legati al cambiamento del nome in Legacy, Palmer non ha dubbi: "Il nuovo nome è un'opportunità, più che un rischio. Non siamo solo ex componenti dei Dire Straits, gruppo che è stato una parte importante della nostra vita, ma abbiamo complessivamente oltre 200 anni di lavoro nel music business, e queste 11 nuove canzoni riflettono tutte le nostre diverse esperienze".

Musicalmente l'album, che spazia con naturalezza tra classic rock, folk, blues, gospel e country, appare in controtendenza con l'elettronica imperante di oggi, anche se negli ultimi mesi abbiamo assistito pure in ambito mainstream (si pensi agli ultimi album di Cremonini e Jovanotti) a un confortante ritorno alla musica suonata con strumenti analogici.

Un album analogico in un mondo digitale

"Abbiamo sempre suonato in questo modo -spiega Palmer- non possiamo cambiare stile per adeguarci alle mode del momento. A volte ho lavorato come session man in album dove ero l'unico essere umano che suonava, perché la chitarra è impossibile da riprodurre con i synths.

I suoni digitali risultano troppo lineari e piatti. Trevorn Horn, nelle sue brillanti produzioni, inserisce sempre degli elementi sorprendenti, degli eventi per svegliare il pubblico. La ricetta della nostra musica è molto semplice: 5 persone nella stessa stanza, che si scambiano idee e che creano insieme qualcosa di nuovo”.

Il ricordo di George Michael

Palmer ha ricordato poi la sua esperienza al fianco di George Michael, morto quasi un anno fa: “Sono molto legato a Listen without prejudice, un album prevalentemente acustico, che è stato registrato in un modo particolare: solo io e George per la maggior parte del tempo. Siamo stati ore e ore a cercate le tessiture, i ritmi e i colori.

La sua voce è la chiave della sua musica, è sempre in primo piano. Per un musicista è una bella sfida, perché dovevi essere sempre un po' dietro la sua voce, devi esserci ma, al tempo stesso, dovevi essere quasi invisibile. George era una persona amabile, una delle persone più generose che abbia mai conosciuto.

Non lo faceva sapere a nessuno, ma ha donato milioni e milioni di dollari in beneficenza , la sua è una mancanza davvero dolorosa”.

Tanti i ricordi indelebili, in questi otto anni come Dire Straits Legacy: “I concerti sono sempre dei momenti memorabili, perché la gente ama sentire le canzoni dei Dire Straits  -ricorda Caviglia- Vedere tra il pubblico fan di 15-16 anni, che non erano neanche nati quando la band si è sciolta, cantare e divertirsi insieme ai genitori ,è davvero emozionante. Mi ricordo soprattutto un concerto nelle grotte di Castellana, c'erano una acustica e un riverbero naturale che non dimenticherò mai”.

I prossimi concerti dei Legacy

Inevitabile, in chiusura, una domanda sui prossimi concerti dei Legacy in Italia: “Suoneremo a capodanno all’Hotel Villa Mercede di Frascati, in una situazione intima per sole 150 persone. Nonostante le altre offerte che ci sono arrivate, abbiamo fatto una scelta di cuore per la “casa” che li ha accolti, come una vera e propria famiglia, durante le registrazioni dell’album.

A gennaio partiremo per il Sud America, mentre il tour toccherà l’Italia con una dozzina di date a novembre 2018”.

La Legacy dei Dire Straits, uno dei gruppi più influenti degli ultimi quarant’anni, è in ottime mani.

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