Micol De Pas

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Un ritorno in Italia, accolto con entusiasmo dalla stessa cantante, poetessa, performer e musicista Diamanda Galás, con un concerto e un film. "Un ritorno a casa", commenta nell'intervista, “E il pubblico italiano è così meraviglioso e passionale che lo adoro!". La sentiamo al telefono, prima della sua partenza dagli Stati Uniti alla volta di Bologna, dove il 9 marzo verrà proiettato Schrei27, il film realizzato con Davide Pepe a partire dal suo omonimo lavoro radiofonico del 1994 e dove, il giorno 11, si esibirà in concerto. La serpenta canta, un suo brano storico, l'aveva resa famosa al pubblico, un po' spaventato dalla potenza vocale di questa cantante straordinaria, che si presentava sul palco in una performance dai toni dark, recitando poesie in forma di musica. Violente, strazianti e capaci di colpire dritto al cuore dello spettatore. Tutto questo è Diamanda Galás, ancora oggi.

I suoi temi sono da sempre quelli della morte, della prigionia, della tortura. Perché?

"Dopo un lavoro con Vinko Globokar che in Un jour comme un autre utilizzava un rapporto di Amnesty International sulle torture subite dalle donne turche, ho affrontato il tema nel 1982 con The Litanies of Satan dove in un brano (Panoptikon) mi ero ispirata a un progetto di Jeremy Bentham su un carcere di massima sicurezza. Sono riflessioni sull'isolamento, sulla tortura, sulla prigionia e sulla morte. Ma il mio lavoro non ha un obiettivo strettamente politico. Le mie sono connessioni al mondo dei sentimenti. Anzi, a come io mi sento rispetto a queste situazioni terribili".

La morte compare anche in questo concerto bolognese, data italiana del "Death will come and have your eyes” solo tour 2016.

"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, poesia di Cesare Pavese, che per me è meravigliosa. Lo sguardo, gli occhi. Ecco un modo per leggere la morte che in qualche modo oggi mi corrisponde. Come mi corrisponde da sempre il tema dell'esilio, insieme a quello della ricerca di un'identità culturale".

Qual è il ruolo della musica nella società attuale?

"Non lo so. Quello che vedo è orribile, non si può neppure definire musica. Troppo commerciale, stupida, non pensata: se la cultura oggi è questa, non mi appartiene. Io posso parlare di quello che faccio: ragionare sui temi che porto in scena, parlare di chi è l'uomo e di argomenti universali".

Questa è una delle ragioni per cui è necessario leggere Pasolini oggi?

"Esatto. Mi emoziono quando leggo "E tu ti chiami madre?" (lo recita al telefono, in italiano... da brivido, ndr) e poi "Non vorrei morire..." (citazione, come sopra, in italiano, ndr)".

A partire dalla sua performance radiofonica è nato il film con Davide Pepe Schrei27. Come è stato lavorare con lui?

"L'ho incontrato per strada a Bologna, un giorno di qualche anno fa. Mi ha fermato e mi ha detto: "Sei Diamanda Galás?". Così è cominciato tutto. Abbiamo trasformato quel lavoro per la radio in un film che ha, come il progetto originario, al centro il desiderio di raccontare il corpo. Ma un corpo torturato, martoriato, maltrattato... Con Pepe c'è stato un incontro straordinario che si è tradotto in un mix perfetto tra musica, immagini e il modo di intendere il cinema".

Ovvero?

"La musica è la protagonista assoluta di questo film, non le immagini. Cioè, il contrario esatto della colonna sonora".

Come il ruolo che ricopre la voce nei suoi concerti?

"La voce per me è lo strumento principale. Lo strumento per eccellenza, che permette di dire quello che pensi. E io, la uso proprio così".

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Diamanda Galás,  "Death will come and have your eyes” solo tour 2016, con un concerto per piano e voce, 11 marzo

prima italiana del film "Schrei 27" (2010) realizzato a quattro mani con il regista Davide Pepe, 9 marzo

Bologna, Auditorium Manzoni


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