Musica

Chiara Dello Iacovo, da The Voice a Sanremo

La giovane cantautrice sarà in gara sul palco dell'Ariston nella sezione "Nuove Proposte" con il brano "Introverso" - Intervista

Chiara Dello Iacovo

Giovanni Ferrari

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Classe 1995, capelli corti e tanta voglia di imparare. Sempre e comunque. Chiara Dello Iacovo è una piacevole sorpresa all'interno della gara tra le "Nuove Proposte" del prossimo Festival di Sanremo. La musica, lei la conosce bene. Tanti anni di conservatorio e un rapporto privilegiato con il suo pianoforte. Tra le altre cose, ha partecipato alla scorsa edizione di The Voice of Italy, dove ha stupito tutti con la sua semplicità e grande professionalità. 

Conosci la musica fin da quando eri bambina. Come è stato?

Ho iniziato da molto piccola: è una passione che mi ha trasmesso mio padre. Sono nata con un pianoforte in casa. Quando è arrivato il momento fatidico di scegliere lo strumento da imparare non ho avuto dubbi. A tredici anni, poi, ho scoperto il canto di cui non mi ero mai preoccupata. Mi sono avvicinata alla musica pop; ascoltavo prevalentemente pop anglosassone.

E poi è arrivata la scrittura...

Sì, è stata una cosa simultanea in realtà. Appena ho iniziato a cantare ho iniziato anche a scrivere. A tredici anni scrivevo in inglese, ma non avevo tante cose da dire. Poi, poco prima di partire per l'America, ho ascoltato Maddalena di Mannarino, e mi ha entusiasmato: mi ha quasi fatto provare un fastidio strano a livello intimo che non riuscivo a mettere a fuoco. Ho capito che aveva qualcosa in comune con me. In quarta liceo, poi, ho fatto sei mesi in America e ho iniziato a scrivere in italiano. Anche perchè lì ho conosciuto meglio la noia e la solitudine, fattori che in Italia - tra liceo, conservatorio e altre attività - non avevo mai provato. 

Cosa ha significato per te poi arrivare a The Voice?

Ti dirò la verità: non sono mai stata un'appassionata di talent show. I concorrenti sono spesso degli ingranaggi perchè il programma funzioni al meglio e basta. È un meccanismo pericoloso. In effetti ero molto titubante ma credo di averlo fatto per vedere fino a che punto sarei arrivata, prima di raggiungere il punto di rottura. È stata un'esperienza travagliata. Mi ha dato un resoconto esterno di come quello che io proponevo arrivava alle persone. Mi ha fatto chiedere se volevo/potevo fare questo lavoro fino in fondo.

E la risposta è stata affermativa...

Certo, mi sono anche riavvicinata al pianoforte e ora sto preparando il sesto anno di conservatorio. Dopo mesi e mesi di pausa mi sono trovata ad avere bisogno di studiare la musica classica, per amore, per volontà di scoprirla. 

Il tuo rapporto con i Facchinetti è continuato?

No, io ora ho il mio percorso che è sempre stato esente da The Voice. Con i Facchinetti si è tutto limitato al fattore The Voice.


Nelle esibizioni a cui ci hai abituati a The Voice, c'è sempre stata una grande essenzialità. E hai anche una grande capacità mimica. Cosa significa il momento di salire su un palcoscenico per te?

L'esibizione è sempre qualcosa di decisivo. È come nascere e morire ogni volta. È un micro ciclo vitale: un giocarsi il tutto per tutto. In particolare, quando ho cantato Ti regalerò una rosa di Cristicchi è stato tutto folle. Per quanto mi riguarda, cantarlo in quel modo è stato tutto naturale, normalissimo. Quando l'ho fatta vedere ai Facchinetti ho capito che erano un po' scioccati. Per tre volte, durante le prove, non sono riuscita ad arrivare a fine canzone perchè mi si spaccava la voce. Poi, mi sono dovuta trattenere perchè non potevo irrompere troppo sull'emotività. Credo sia una parte di me. Questa cosa l'ho scoperta molto a The Voice.  

Quest'anno parteciperai alla gara delle "Nuove Proposte" a Sanremo con Introverso. Come è nata questa canzone?

L'ho scritta durante l'ultimo periodo di The Voice: è nata soprattutto dallo stress, dal continuo obbligo esterno che sentivo di dover per forza ostentare che fossimo sempre tutti felici e contenti, cosa che invece mi ha portato all'opposto. Secondo me non è una canzone da Sanremo: lo dico serenamente. Mi ero promessa questa cosa: se mai andrò a Sanremo non poterò la classica canzone d'amore.

Cosa ti preoccupa di più dell'esibizione?

Posso dirti la verità? I vestiti. A me di solito non interessa particolarmente come si veste la gente, e di solito esco di casa senza troppo guardarmi allo specchio, ma Sanremo è Sanremo. Devo rispettare quel palco. Sto lavorando con due giovani stilisti pugliesi che stanno creando dei vestiti che ho disegnato io. Speriamo di arrivare a un compromesso tra eleganza e la mia natura.

Introverso è contenuto in "Appena Sveglia", il tuo primo disco per Rusty Records, che uscirà a febbraio...

Sì, è già tutto pronto. Sono i dieci brani che meglio rappresentano i miei primi tre anni di scrittura in italiano. Sono canzoni di matrici diverse: dai 16 ai 19 anni attraversi fasi musicali per forza molto diverse tra loro. Ma ne sono molto contenta: è lo stato d'animo in cui ci si trova appena svegli, senza barriere ne trucchi.

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