Deep Purple: esce Now What?! - Intervista a Ian Paice

Il nuovo disco, la Thatcher, il produttore dei Pink Floyd e quel vecchio 45 giri in italiano...

Da sinistra, Steve Morse, Don Airey, Ian Gillan, Roger Glover e Ian Paice

Da sinistra, Steve Morse, Don Airey, Ian Gillan, Roger Glover e Ian Paice – Credits: Getty Images

Michela Vecchia

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Incontro Ian Paice, storico batterista dei Deep Purple, nella suite di un lussuoso albergo di Milano. Sorseggia un caffè, guarda fuori dalla finestra e mi chiede se sono di Milano, sottolineando il fatto che trova la città molto cambiata negli ultimi anni. Perché lui a Milano ci ha vissuto veramente, nel 1968, incidendo anche un 45 giri in italiano per la Polydor intitolato Aria del sud/Non fatemi odiare. Annuisco, so di che cosa sta parlando, ma mi lascio avvolgere dalla sua vena nostalgica, felice di poter condividere, anche se solo per mezz’ora, un pezzetto di storia del rock. Dopo 45 anni di carriera, esce il 19° album in studio intitolato Now What !?

Avete inciso con Bob Ezrin, il produttore di The Wall dei Pink Floyd. Com’è stato lavorare con lui per la prima volta? Eravate in cerca di un suono nuovo?

'Quando abbiamo deciso di registrare un nuovo disco qualcuno ci ha detto che Bob Ezrin avrebbe voluto essere coinvolto. Eravamo in tour in Canada nel 2012 e lui era a Toronto, così venne al concerto e il giorno dopo ci incontrammo. Ci rendemmo subito conto che condividevamo la stessa idea, lui parlò per primo e disse ciò che non avremmo potuto fare, ovvero un classico “album da studio”,  ma avremmo realizzato una sorta di “live studio album” per catturare quell’energia che si sprigiona quando suoniamo assieme sul palco. Oggi molti dischi vengono registrati senza nemmeno essere fisicamente nello stesso posto. Sarebbe stato certo più comodo, ma non rispecchiava le nostre idee. Dopo avergli inviato 12 canzoni, Bob ha deciso di portarci in un meraviglioso studio di Nashville, grande abbastanza da permetterci di suonare assieme. Le canzoni sono venute fuori velocemente, come per magia. Spesso se registri qualcosa venti volte non stai creando, ma “ricreando”, e noi volevamo catturare il feeling del momento.

Ian Gillan, a gennaio di quest’anno, ha affermato che il titolo del disco era ancora un punto interrogativo, che avevate una fantastica collezione di canzoni, ma nessuna certezza. Il punto interrogativo poi è rimasto nel titolo. Come mai non è stato cambiato?

'Solitamente per scegliere un titolo ognuno contribuisce con  una serie di proposte, poi alla fine una sola sopravvive, la più forte. Ian propose proprio Now What!? e quello rimase. Può suonare un po’ strano, ma la cosa importante è che sia forte abbastanza da essere ricordato. Quand’ero ragazzino e sentii per la prima volta il nome Beatles alla radio pensai che fosse un nome orribile, ma in due anni quello diventò il nome più ovvio per la band. Beatles è come un brand'.

Avete dedicato una canzone a Vincent Price e, nel testo, ad un certo punto, si dice 'Ci si sente così bene ad aver paura'. Chi è il vero fan di Vincent Price tra di voi?

'Siamo tutti della stessa generazione e, allora, per entrare a vedere film vietati (ai minori di 16 anni; ndr), dovevamo intrufolarci in qualche modo, perché eravamo quattordicenni Avevamo paura anche se logicamente sapevamo che si trattava solo di film. Vincent Price aveva sempre il ruolo del cattivo. Così, quando abbiamo inciso questa canzone dal sound così misterioso e pauroso è venuto naturale dedicarla a lui.

Spesso, nei seminari di batteria a cui partecipi suoni con giovani musicisti. Come ti relazioni al concetto di tempo che sembra dividere così radicalmente la generazione dei nuovi musicisti da quella della vecchia scuola?

'Ai miei tempi non c’erano computer, non c’erano soldi, dovevi mettere le monetine nella gettoniera per telefonare. Avevamo solo due cose: lo sport e la musica, che per noi era importantissima. Anche per i giovani oggi lo è, ma fa parte del corollario di attività tra cui possono scegliere. Per noi era la sola cosa. A 19anni ero già nei Deep Purple, suonavo in continuazione, ogni weekend. Oggi i ragazzi sono fortunati se riescono a fare qualche concerto, perché non ci sono posti per suonare. Così, se la musica non funziona, si dedicano a qualcos’altro e cambiano molto velocemente. È proprio il concetto di tempo che è cambiato. I bambini non hanno più l’infanzia. La cosa che trovo triste però è quando il
tempo viene impiegato in modo non produttivo davanti alla televisione o ai videogiochi. Quando sei adolescente non ci pensi, ma il tempo non ti viene mai restituito. Il problema è che questo aspetto riguarda anche molti adulti. Se utilizzi il tuo tempo senza creare delle relazioni e resti in casa da solo a giocare, non sviluppi nessuna abilità comunicativa'.

Margaret Thatcher non è più tra noi. Come cittadino inglese, che cosa ne pensi della sua eredità politica?

'La Thatcher si è messa alla guida di un’Inghilterra in pessime condizioni, i sindacati erano molto forti, c’erano scioperi in continuazione e proteste. Qualcuno doveva intervenire. Personalmente penso che fece un gran ben lavoro. Qualcuno doveva pur riparare questa nazione rotta, lei lo fece e permise all’Inghilterra diritornare ad essere uno stato forte come in passato. Questa è la sua eredità. Non tutti apprezzano, ma è impossibile accontentare tutti'.

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