Deep Purple: sinfonia hard rock a Barolo

Diecimila fan per l'unica data italiana della storica band inglese

Ian Gillan e Steve Morse dei Deep Purple – Credits: Getty Images 

Edmondo Rho

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Barolo blindato per l'unico concerto italiano dei Deep Purple. Lo storico gruppo rock inglese ha scelto la capitale dei grandi rossi delle Langhe per esibirsi, tra i vigneti appena dichiarati patrimonio dell'Umanità, al festival  Collisioni, giunto alla quinta edizione.

Un esordio con diecimila spettatori paganti nella Piazza Rossa di Barolo e diverse migliaia di altri che ascoltano gratis, seduti in strada o sulle terrazze in alto: alle 21.30 di venerdì sera, quando il concerto dei Deep Purple inizia in perfetto orario, gli ospiti del ristorante Brezza stanno mangiando il dolce, dopo aver bevuto i vini locali e in particolare un'ottima Barbera.

I pionieri del rock heavy metal hanno fatto confluire sulle colline delle Langhe migliaia di metallari d'Antan, ora con i capelli grigi: tutti a cantare a squarciagola Smoke on the Water, incitati da Ian Gillan, in quello che dovrebbe essere il brano finale, dopo un'ora e mezza di esibizione e prima degli inevitabili bis. In tutto, i Deep Purple hanno suonato a Barolo 17 brani, una piccola selezione per una band che ha venduto oltre 100 milioni di dischi: l'esibizione iniziata con Apres vous viene proseguita con Into the fire, Hard lovin' man e cosi via. (in scaletta anche HushPerfect strangers e Strange kind of woman). 

Resta una serata quasi di musica classica del rock, con gli assoli  di Don Airey  alle tastiere che danno un tocco di modernità, mentre Ian Paice suona la batteria nel gruppo dal 1968, l'unico sempre presente in tutte le formazioni. Al classico basso di Roger Glover si affianca la chitarra di Steve Morse. Su tutto emerge la voce di Ian Gillan.

Sembra che a Barolo il tempo si sia fermato a quegli anni, tra il 1970 e il 1974, quando vennero incisi gli album che furono i maggiori successi del gruppo inglese e in parte cambiarono la storia della musica: Deep Purple in Rock, Fireball, Machine Head, Who Do We Think We Are, Burn... A volte ritornano, speriamo di risentirli ancora.

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