David Bowie: la recensione di The Next day, il capolavoro

Dopo 10 anni di silenzio esce un disco-evento

12) Dollar Days - DAVID BOWIE – Credits: Sony

Gianni Poglio

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C'è sempre una sottile patina di diffidenza quando ci si accinge e recensire il nuovo album di uno dei mostri sacri della musica. Quasi come se si sapesse prima di mettersi all'ascolto che le vette del passato sono destinate rimanere ineguagliabili. Spesso è così, ma a volte ci si imbatte nell'eccezione. Che in questo caso si chiama David Bowie. The next day non è un disco di routine e nemmeno l'opera di un artista stanco e affaticato. Assomiglia più a una resurrezione, alla rinascita di un uomo che attraverso la malattia (ha avuto grossi problemi cardiaci negli ultimi anni) si è riscoperto e reinventato. E, guardandosi dentro, ha ritrovato quel quid che ne ha fatto uno dei più grandi performer di tutti i tempi.

Bowie è tornato e lo ha fatto a modo suo, me nel più assoluto segreto, spiazzando tutti con un semplice annuncio su Facebook dal sapore beffardo. Come se il sottinteso fosse "voi credevata che io fossi finito, ma negli ultimi due anni ho lavorato a questo disco e adesso, a sorpresa, ve lo faccio ascoltare: ma come dico io e quando dico io". Così è andata e ora tutti magazine del mondo celebrano il ritorno dell'icona rock per eccellenza. L'alieno che dopo l'esilio torna sulla Terra e si riprende il suo posto. Con una manciata di canzoni bellissime, nate in gran parte in un mini studio nell'East Village a New York. Un lavoro iniziato due anni fa e tenuto segreto grazie a un incrollabile patto di fedeltà tra Bowie e i suoi collaboratori, primo fra tutti lo storico Tony Visconti. Nessuno ha parlato, nessuno ha svelato che c'era un nuovo album di Bowie in arrivo.

Entrando nel merito, non è eccessivo definire questo disco uno dei capolavori del Duca Bianco. Superiore alla bellezza dei singoli brani (The stars are out tonight, Where are we now?, I'd rather be high, Valentine''s day, Dancing out in space) è l'album nel suo complesso. Straordinario a partire dalla copertina che sullo sfondo presenta la storica immagine della cover di Heroes, coperta da un quadrato bianco con la scritta The next day. Come dire, questo è un nuovo giorno. E non è un modo di dire. Tra le tracce di The next day c'è tutta la storia di Bowie, ci sono le suggestioni di Scary Monsters, di Ziggy Stardust, della trilogia berlinese (Heroes, Low Lodger) e perfino qualcosa di Let's Dance. Le canzoni del nuovo Bowie sono funky, sexy, hanno l'incedere delle ballad, ma parlano anche il linguaggio del puro rock'n'roll e non dimenticano il sound della Motown. Bowie sa essere bianco, nero, new dandy, punk, elettronico, acustico. Nessuna barriera nessun confine. Succede solo ai grandi.

The stars (are out tonight) - il video

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