Micol De Pas

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"Look up here, I'm in Heaven / I've got scars that can't be seen". È la prima frase di Lazarus, singolo di Blackstar rilasciato, insieme al video, pochi giorni prima del 69esimo compleanno del suo autore, David Bowie. E in italiano quelle parole suonano così: "Guarda qui, sono in paradiso. Ho ferite che non si vedono".

A riascoltare l'ultimo disco di David Bowie oggi, a un giorno dalla sua scomparsa, è facile leggere le parole enigmatiche dei suoi testi, le note cupe che le accompagnano e le immagini pubblicate sull'album come segni premonitori della fine della vita. Ma forse nel pianeta del Duca Bianco, il dolore e l'avvicinarsi della morte si declinano in versi immaginifici. Come del resto tutta la sua vita, che si è srotolata tra surreali giochi di parole e mondi visionari. Tony Visconti, suo produttore di lunga data con cui ha lavorato anche per Blackstar, ha dichiarato che questo album era il suo regalo d'addio. Cinque elementi da rileggere.

- Lazarus. Un testo che poi si è rivelato esplicito: si parla di mondi ultraterreni e di ferite invisibili. Il video mostra Bowie in un letto d'ospedale con gli occhi bendati e i riferimenti al personaggio di Lazzaro sono una rappresentazione dei passaggi della vita.

- La fine della vita. In una narrazione dai toni lugubri, nella title track Blackstar si parla anche di sepoltura, resa in una scena piuttosto forte del video che accompagna le parole: "Something happened on the day he dies / Spirit rose a meter and stepped aside". E nel brano dal titolo Dollar Days il riferimento è ancora più esplicito: "I’m dying to. I’m trying to".

- Una battaglia. "I know something is very wrong / The pulse returns the prodigal sons / The blackout hearts, the flowered news, with skull designs upon my shoes" è il testo di I Can’t Give Everything Away, la sua battaglia contro la malattia che lo aveva colpito.

- L'iconografia. Meravigliosamente elegante, affascinante come in ogni sua camaleontica apparizione, nelle immagini che accompagnano l'album Blackstar, Bowie è ritratto con una fasciatura sugli occhi, legato a un letto da malato, in un interno cupo, rispondente ai toni dark della musica di questo disco, oppure in un cielo crepuscolare, di nuvole appena colorate dal sole: un'alba o un tramonto. A segnalare, ancora una volta, l'idea della vita come passaggio.

- Il cd. Niente ritratti in copertina, ma solo una stella nera su fondo bianco. Poi, all'interno, poche foto sullo stesso fondo nero su cui sono scritti, con inchiostro lucido, i testi delle canzoni, insieme ad una costellazione di parole chiave che compongono frasi simboliche come How many times does an angel fall.

Un regalo, bellissimo, naturalmente diverso da tutti i precedenti. Grazie, Duca Bianco, di tanta lucidità visionaria.

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