Musica

Dave Holland: “Miles Davis mi ha insegnato la libertà creativa”

Il grande contrabbassista inglese si esibirà stasera al Roma Jazz Festival con il Cross Currents Trio, che coniuga il jazz alla musica indiana

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Gabriele Antonucci

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Il Roma Jazz Festival, dopo i concerti di due fuoriclasse nei rispettivi campi come la cantante Dianne Reeves e il batterista Antonio Sanchez, stasera ospiterà alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma l’atteso live del Cross Currents Trio.

Un “supergruppo” capitanato da una leggenda del contrabbasso, l’inglese Dave Holland, figura centrale del jazz a partire dalla sua collaborazione con Miles Davis in album seminali come Bitches Brew e poi compositore e leader alla testa di gruppi che hanno scritto la storia della musica afroamericana degli ultimi decenni.

Con lui il sassofonista statunitense Chris Potter e il percussionista indiano Zakir Hussein, specialista delle tabla.

La loro musica esplora le relazioni tra la musica folk indiana e il jazz a partire dalla rilevanza che l’improvvisazione ha in entrambe, proseguendo, con entusiasmo virtuosistico e sincero abbandono, una ricerca che affascina i jazzisti fin dagli anni ’60. I

Il suono caldo e avvolgente del sassofono di Potter, la tela tessuta dal sobrio e funambolico Holland e i tamburi parlanti di Hussein sono garanzia assoluta di un live davvero imperdibile.

Il concerto rientra nell’ambito di "No borders. Migration and integration", il tema dell’edizione 2019 del Roma Jazz Festival.

Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.

Nato come risultato/reazione/sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione.

Abbiamo contattato Dave Holland per avere alcune sue considerazioni sul nuovo progetto e sulla sua lunga e fortunata carriera.

“Il trio è nato come una parte di un progetto più ampio di Zakir Hussein, che ha messo insieme musicisti jazz dagli Usa e dall’India”, ci ha rivelato Holland. “L’album 'Good Hope' è stato registrato poco dopo aver concluso insieme un tour nel 2018. Per me è fondamentale condividere il palco per mesi con dei musicisti prima di incidere con loro un album in studio”.

Per quanto riguarda la sua ispirazione come compositore, il grande contrabbassista ci ha spiegato qual è il suo approccio alla scrittura musicale. “Penso all'intenzione e allo scopo della composizione. L'umore, i sentimenti, il linguaggio musicale che voglio esplorare e a chi lo suonerà con me”.

Holland ci ha parlato anche di come sta evolvendo l’industria musicale: “L'industria discografica ha sempre riguardato diverse cose, interessi commerciali e creativi, a volte un equilibrio di entrambi a seconda dell’etichetta. Molti musicisti stanno ora producendo i propri dischi e c'è l'opportunità per un nuovo tipo di discografia che collaborerà con i musicisti, noleggerà le registrazioni masterizzate e condividerà i profitti con loro”.

Inevitabili alcune domande su Miles Davis e sulle leggendarie sessioni di Bitches Brew, uno degli album più influenti nella storia del jazz-fusion. “Lavorare con Davis è stato di grande ispirazione. Un grande leader, con una visione chiara, che ha dato molta libertà creativa alla sua band. Ci ha stimolato a portare a un nuovo livello la sua musica e a provare sempre nuove cose”.

Alla domanda su quale sia la lezione più importante che ha imparato in questi anni come musicista, Holland non ha dubbi: “Rimani focalizzato, prova e sii sempre fedele a te stesso”.

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