Gabriele Antonucci

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"Dave non è uno che va in studio e che registra un disco come fanno tutti. Lui vuole che ci sia sempre una storia dietro. Il pubblico lo segue perchè capisce che è uno sincero. Dave è il ragazzo della porta accanto che ce l'ha fatta".

Il segreto del successo di Dave Grohl, che oggi compie 50 anni, si trova in queste parole di Butch Vig, uno dei più importanti produttori rock contemporanei che ha lavorato con Nirvana, Smashing Pumpkins, Garbage e Foo Fighters.

Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters e alter ego di Grohl, ha dichiarato: «Non se ne va in giro a urlare “sono un grande” o “sono un genio”. Mi ha dimostrato come sia possibile, per evitare di cadere nel buco nero del divismo rock’n’roll, semplicemente essere un tipo normale e gentile».

Foo Fighters

I Foo Fighters sono la più grande rock band emersa negli ultimi vent'anni, una gioiosa macchina da guerra in grado di riempire gli stadi di tutto il mondo con il suo sanguigno rock con venature punk.

Dave Gohl e soci hanno incrociato le chitarre con Paul McCartney e Prince, sono stati chiamati a chiudere l'epopea del Dave Lettermann Show con l'emozionante Everlong e sono l'unico gruppo che ha intervistato un Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per il documentario Sonic Highways.

Anche l'Italia, paese generalmente restio a buona parte del rock di qualità made in Usa, è stata conquistata dall'energia degli album dei Foo Fighters, con alcuni memorabili concerti sold-out, di cui l'ultimo la scorsa estate a Firenze Rocks.

Grohl è l’archetipo del frontman, che non è semplicemente un cantante che si limita a eseguire nel modo migliore una canzone, ma un vero e proprio catalizzatore di energia, la miccia che incendia un intero stadio con il suo carisma e con la sua presenza scenica.

I concerti dei Foo Fighters, grazie alla generosità del frontman, sono sempre più uno spettacolo nello spettacolo per il rapporto che hanno saputo creare negli anni con il loro affezionato pubblico, abbattendo gli steccati che dividono gli spettatori dalle rockstar.

Suonare nonostante la frattura del perone

Il rock non è soltanto un genere musicale, ma è soprattutto un atteggiamento, e cosa c'è di più rock di quello che ha fatto Dave Grohl il 15 giugno 2015 durante il suo concerto a Göteborg? Ricapitoliamo i fatti.

I Foo Fighters stanno elettrizzando il pubblico svedese con Monkey Wrench, uno dei brani più amati del loro repertorio, quando il frontman della band, sempre generoso sopra il palco, cade e si fa male.

Non una semplice contusione, ma una frattura del perone. Quanto basta per chiudere bottega e ritirarsi per un po' dalle scene. Ma non per Grohl, l'ultima, vera icona del rock, che ormai risulta semplicistico considerare come l'ex batterista dei Nirvana.

Il frontman viene soccorso, mentre gli altri componenti dei Foo Fighters suonano come se nulla fosse, con Taylor Hawkins, il batterista, che sostituisce Dave alla voce. Dopo pochi minuti l'artista, inquadrato dalla telecamera, si scusa con il pubblico (avete letto bene: si scusa per avere una gamba fratturata) e promette che, dopo una veloce visita all'ospedale, sarebbe tornato a completare l'esibizione.

Per uno come Dave Grohl la parola data ha un valore e così, dopo che i suoi compagni hanno portato avanti il concerto deliziando i fan con cover di classici del rock, ritorna trionfalmente sul palco in stampelle durante l'esecuzione di Under Pressure dei Queen.

L'immagine del cantante seduto su una sedia con la gamba ingessata appoggiata a uno sgabello, che imbraccia la chitarra e che canta con la consueta grinta, ha fatto il giro del mondo.

Batterista per una sera

Anthony Bifolchi non dimenticherà facilmente il suo ultimo compleannno.

Il 9 luglio 2015, durante il concerto di Toronto, i Foo Fighters gli hanno fatto un regalo indimenticabile. Il giovane si è presentato al concerto con un cartello con su scritto: "E' il mio compleanno. Posso suonare la batteria?".

Dave Grohl ha esaudito il desiderio, mettendolo però simpaticamente in guardia:"Se fai schifo alla batteria, ti metto in punizione dietro le quinte".

Bifolchi è andato ad abbracciare Taylor Hawkins prima di prenderne il posto alla batteria e suonare Big Me insieme alla band, cavandosela egregiamente. "Quindi è successo davvero. Ho suonato con i miei eroi. Grazie per quest'esperienza indimenticabile", ha poi scritto il ragazzo su Twitter.

Lo storico concerto di Cesena

L'episodio forse più emblematico è legato al nostro Paese.

In un emozionante video mille musicisti, coordinati da Fabio Zaffagnini, hanno suonano contemporaneamente a Cesena una delle canzoni più rappresentative dei Foo Fighters, Learn to fly, per chiedere alla band statunitense di aggiungere una data al loro tour italiano, che faceva tappa a Bolgna ea Torino, in Romagna.

Dopo che il video ha collezionato più di 4 milioni di visualizzazioni su YouTube (ora ha superato i 22 milioni di views), è arrivata prontamente la risposta della band.

Prima con un due tweet, poi con un video, dove Dave Grohl parla in italiano e annuncia ufficialmente: “Cesena,stiamo arrivando”.

Un momento storico per Cesena e più, in generale, per il rock, che oggi ha bisogno più che mai di favole a lieto fine come questa.

Il ruolo della madre nel suo successo

Per capire questo gesti così generosi nei confronti del suo amato pubblico, bisogna tornare indietro nel tempo a oltre trent'anni fa, nel 1982, al Clubby Bear, un club di Chicago.

Qui il giovane Dave, cresciuto dalla sola madre Virginia Grohl, una professoressa del liceo che si è separata presto dal marito giornalista e poeta James Grohl, si trovava insieme al cugino ad assistere al concerto dei Naked Raygun, la punk band più in voga di Chicago.

Una vera e propria folgorazione, che ha comportato, quattro anni più tardi, la decisione di abbandonare la scuola per inseguire il sogno della musica con la sua prima band, gli Scream.

Sua madre, nonostante un solo stipendio da insegnante per crescere lui e la sorella Lisa, non si è opposta alla decisione del figlio e oggi può godersi i benefici di quella decisione così coraggiosa. "Allora era molto determinato, adesso è totalmente ispirato", ha dichiarato la signora Grohl.

L'ingresso nei Nirvana

Nel 1990 avviene la svolta della sua carriera, quando diventa il sesto batterista dei Nirvana, dopo essere stato notato da Kurt Cobain e da Krist Novoselice durante un concerto degli Scream. Il successo trionfale di Nevermind nel 1991, un album epocale, viene vanificato tre anni dopo dalla tragica morte di Kurt Cobain.

Un anno dopo la decisione di dare vita a una propria band, i Foo Fighters, in mezzo a mille perplessità e con l'aperta ostilità di una gran parte dei fan dei Nirvana.

«Non è stato facile», ha sottolineato Grohl, che aveva registrato il primo disco dei Foo Fighters da solo, cantando e suonando tutti gli strumenti a eccezione di alcune parti di chitarra affidate a Greg Dulli degli Afghan Whigs.

Mattone dopo mattone, album dopo album, affiancato da musicisti del calibro di Taylor Hawkins, Nate Mendel, Pat Smear, Chris Shiflett e Rami Jaffee, con decine di singoli in classifica e centinaia di concerti in tutto il mondo, i Foo Fighters sono diventati uno dei più importanti gruppi rock di oggi.

L'apice della loro carriera, a detta dello stesso Grohl, sono stati i concerti sold out del 6 e 7 giugno 2008 nel tempio della musica live inglese, il Wembley Stadium , teatro in passato dei concerti dei suoi miti Queen: quasi un passaggio di consegne tra le due band, amate anche da chi non è appassionato di rock.

I supergruppi

Dave Grohl, oltre a Nirvana e Foo Fighters, ha fatto parte anche di alcuni supergruppi. 

Sua l'idea di formare i Probot, affiancato dal compianto Lemmy Kilmister dei Motörhead, oltre che da Max Cavalera, già nei Sepultura, Mike Dean, Lee Dorrian e Cronos, con i quali incide un album nel 2004. 

Altro supergruppo di cui ha fatto parte i Them Crooked Vultures, al fianco di Josh Homme degi Queens Of The Stone Age e a John Paul Jones, ex bassista dei Led Zeppelin, e altro album nel 2009.

Dave ha suonato anche la batteria nell’album omonimo dei Killing Joke del 2003 e nell'album solista del chitarrista dei Black Sabbath Tony Iommi del 2000.

Dave Grohl oggi

Torniamo ad oggi. Dave ha vinto meritatamente 15 Grammy Awards, ha 50 anni, è sposato in seconde nozze con Jordyn Blum, ha tre figlie, Violet (11 anni),Harper(8 anni) e Ofelia (3 anni).

Nel 2015 ha pubblicato l'album e il documentario Sonic Highways, straordinario viaggio in musica attraverso otto città americane.

Austin, Chicago, Los Angeles, Nashville, New Orleans, New York, Seattle e Washington non sono state solo fonte di ispirazione per il gruppo, ma hanno rappresentato i luoghi dove ogni canzone è stata incisa, attingendo alla scena musicale locale e avvalendosi della partecipazione di grandi artisti del luogo, da Gary Clark Jr a Joe Walsh, passando per Joan Jett, Rick Nielsen e Zac Brown.

Il frontman ha scritto i testi delle 8 canzoni che compongono Sonic Highways soltanto l’ultimo giorno di ciascuna sessione, in modo da lasciarsi ispirare dalle esperienze, dalle interviste e dai personaggi, che sono così diventati un tutt’uno con il processo creativo.

Il documentario di Sonic highways, definita da Grohl "una dichiarazione d’amore alla storia della musica americana", ha ricevuto due importanti riconoscimenti: un Cinema Audio Society Award nella categoria Outstanding Achievement in Sound Mixing for Television Non Fiction, Variety or Music – Series or Specials per l’episodio di Los Angeles e un Golden Reel Award della Motion Picture Sound Editors nella categoria Best Sound and Music Editing: Television Documentary, Long Form per l’episodio di Seattle.

L'ultimo album "Concrete and Gold"

Una delle sfide più difficili, per una band con oltre venti anni di carriera alle spalle, è evolvere il suo sound senza però snaturare lo stile che ha conquistato milioni di fan, in un difficile esercizio di equilibrismo tra la voglia di cambiare e la necessità di essere riconoscibili.

Una sfida vinta ancora una volta dai Foo Fighters nel nuovo album Concrete and Gold (Roswell/RCA Records), il nono della loro articolata discografia.

"Ho voluto che questo disco avesse più di qualunque altro il più grande suono Foo Fighters: che fosse un gigantesco album rock ma con il senso della melodia e dell'arrangiamento di Greg Kurstin: la versione dei Motorhead di Sgt. Peppers o di Pet Sounds rifatto dagli Slayer, qualcosa del genere, per intenderci".

Dichiarazioni impegnative, a cui si aggiunge l'ulteriore dettaglio di un “suono in cui si incontrano l’estremismo dell’hard rock e la sensibilità del pop”.

Ha esagerato, questa volta, il buon Dave? Non proprio, perché è innegabile che la radici dei brani di Concrete and Gold affondino nel rock a cavallo tra gli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, con un gusto melodico e armonico difficile da trovare nel rock contemporaneo senza, però, risultare troppo semplice e "commerciale".

Convince pienamentre la produzione non invasiva di Greg Kurstin, già al lavoro con star del pop come Adele, Sia e Lily Allen, che è riuscito a non snaturare il caratteristico suono dei Foo Fighters, arricchendolo di nuove armonie e rendendolo, un po' come ha fatto Mark Ronson con l'ultimo disco dei QOTSA, più appetibile a un nuovo pubblico.

Grohl ce l'ha fatta ancora una volta in Concrete & Gold, in italiano "Cemento e oro", come a dire un album solido e prezioso, un titolo assolutamente azzeccato, soprattutto per quanto riguarda la lucentezza dell'oro.

"L'anno scorso mi sono piovute addosso più responsabilità di quante ne abbia mai avute nella mia vita intera -ha sottolineato Grohl-  il disco, la famiglia, portare avanti una band da 24 fottuti anni. E' una follia. Ma sono tutte e quattro cose che amo".

Un amore ricambiato da milioni di fan, che hanno trovato in lui il tedoforo che tiene ancora vivo il sacro fuoco del rock.

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