Dargen D'Amico: "Vivere aiuta a non morire", la recensione

Il 30 aprile arriva il quinto album di una delle figure produttive del rap più importanti in Italia. Più di 10 collaborazioni, tra cui spicca Fedez, Max Pezzali, Enrico Ruggeri, l'immancabile J-Ax e Andrea Nardinocchi

Alessandro Alicandri

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Quando nel 2012 Dargen D'Amico arriva in cima alla classifica di iTunes con due tracce da circa 20 minuti di "Nostalgia Istantanea", ci siamo spaventati non solo noi, ma soprattutto i fan. Una scelta che, vista da fuori, trasudava ribellione. Nel bel mezzo del periodo d'oro (che continua ancora oggi) per il rap italiano, lui arriva a ricordarci che ci si può anche non allineare.

Che si può raccontare un mondo interiore con il "rischio" di essere considerati gay dichiarati solo perché nei testi non si è omofobi (i forum di settore hanno speso inutili paginate sul tema). O chiamati rapper emo, perché dire cosa si ha nel cuore e non solo quello che si ha nelle mutande o in banca, per alcuni è un problema.

Dopo un anno, l'uomo con più collaborazioni e produzioni all'attivo nel pianeta hip hop italiano, arriva con il suo quinto album di inediti "Vivere aiuta a non morire", il punto esatto di unione tra l'ineguagliabile genialità di scrittura che ha da sempre Jacopo D'Amico e un sound commerciale che non rende il "gioco" più facile.

Dargen compirà 33 anni il 2 giugno. In 15 anni di carriera oggi è arrivato a dipingerci uno scenario che parla del presente ma anche del futuro della musica rap in Italia. La differenza tra chi adesso ha tanto successo e domani non avrà più niente da dire e chi ha una popolarità meno dirompente da sempre, e avrà sempre qualcosa di importante da raccontare.

E delle collaborazioni, seppur prestigiose e alcune pure interessanti, se ne poteva fare serenamente a meno. Dargen D'Amico, a questo punto della sua carriera, può tranquillamente bastare a se stesso.

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