Gabriele Antonucci

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Da un manciata di persone che lo seguivano all'inizio degli anni Novanta nei suoi primi concerti a Il Locale di Vicolo del Fico fino a riempire per due serate consecutive il Palasport di Roma.

È questa la parabola artistica di Daniele Silvestri, che, in 25 anni di carriera è riuscito a coniugare, con la stessa naturalezza, divertimento e impegno civile, mettendo così d’accordo sia il pubblico radiofonico e generalista che quello più consapevole e politico.

Il tour di ‘La Terra dal vivo sotto i piedi‘, che porterà il cantautore romano in tutti i principali palazzetti dello sport in Italia (qui tutte le date), è partito nel migliore dei modi, con due serate sold-out a Roma che hanno messo  in luce sia la varietà e la ricchezza del suo ampio repertorio che la straordinaria perizia tecnica della sua band, con due batteristi (Fabio Rondanini e Piero Monterisi), le tastiere e i sintetizzatori di Gianluca Misiti, il basso di Gabriele Lazzarotti, le chitarre di Adriano Viterbini e Daniele Fiaschi, le tastiere di Duilio Galioto, il fagotto e tromba di Marco Santoro, la tromba e percussioni di Jose Ramon Caraballo Armas.

La prima parte del concerto, più elettronica e recente, è incentrata sugli ultimi lavori, l'ultimo dei quali è l'eccellente La terra sotto i piedi (a nostro parere, uno dei migliori album italiani del 2019), il cui titolo ispira anche l'originale allestimento del palco, con una pedana circolare riempita di terra.

L'inizio è scoppiettante, con Qualcosa cambia, Marzo 3039 e Complimenti ignoranti, tre brani uptempo un po' penalizzati dall'acustica del Palazzetto dello Sport (migliorata nei brani successivi), che mal si presta ai brani elettronici.

Concime, caratterizzata dall'affermazione "mi manca la terra sotto i piedi", esprime tutto il senso di smarrimento dell'uomo contemporaneo, per il quale la politica e la religione sono sempre meno dei punti fermi, mentre Scusate se non piango, con le irresistibili coreografie di Lillo trasmesse sul maxischermo, riporta il concerto su atmosfere festose, fino a trasformarsi nell'inno Manifesto.

Da applausi Tutti matti, con le sue sonorità vintage a cavallo tra musica brasiliana e fusion, che mette in mostra le straordinarie doti tecniche della band.

Silvestri mostra il suo lato più politico e sociale in Precario è il mondo (bellissima la coda strumentale in stile Buena Vista Social Club), L'appello e La guerra del sale, scandita quest'ultima da poderosi fiati alla Memphis Horns.

Arriva l'atteso momento di Argentovivo, uno dei migliori brani dell'ultimo festival di Sanremo, come certificato dalla vittoria del Premio Stampa Mia Martini, del Premio Stampa Lucio Dalla e del Premio Bardotti per il Miglior Testo, con una intro da guitar hero di Adriano Viterbini.

Costruita sulla poderosa batteria di Fabio Rondanini e su epici archi che ricordano il mood di Kashmir dei Led Zeppelin, Argento vivo, con il suo testo torrenziale e vibrante sulla storia di un ragazzino di 16 anni che da 10 si sente in carcere (sia a casa che a scuola), è uno schiaffo in faccia a taluni genitori e a un sistema scolastico pieno di falle, oltre che una profonda riflessione sull'autoreclusione da web.

In Argento Vivo, dalle atmosfere cupe e minacciose, il cantautorap impegnato e arrabbiato di Daniele Silvestri si amalgama alla perfezione al conscious rap del talentuoso Rancore, il cui modo di aggredire il microfono e l'urgenza artistica delle sue barre ci ha ricordato i primi lavori di Colle Der Fomento e Cor Veleno.

Rancore valorizza con le sue rime taglienti anche Il mio nemico, uno dei brani più memorabili dell'album Unò-Duè, con il suo faluto andino preso in prestito dagli Inti Illimani e con una citazione da La guerra di Piero di Fabrizio De André, il cui coro è cantanto da tutto il palasport: "Il mio nemico non ha divisa/ ama le armi ma non le usa/ nella fondina tiene le carte visa/ e quando uccide non chiede scusa".

La funambolica Arlecchino spiega meglio di tante parole perché Rancore è considerato dalla critica, sia per la qualità dei testi che per le sue capacità metriche, uno dei migliori rapper italiani: se non lo conoscete, vi consigliamo caldamente di ascoltare il suo ultimo album Musica per bambini.

La seconda parte del concerto, più acustica e rilassata nelle tematiche, è un vero e proprio greatest hits, con i godibili medley L'uomo col megafono/Le cose in comune e
Hold me/Strade di Francia, seguiti dalle spensierate Occhi da orientale (canzone scritta a 16 anni e inserita nel 2.000 nel suo primo best of) e 1000 euro al mese, un'utopia per molti precari di oggi.

Grande entusiasmo (e non potrebbe essere altrimenti) suscita le reunion a sorpresa di Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri, uno dei migliori esperimenti live degli ultimi anni, che cantano di nuovi insieme L'amore non esiste, basata su un gioco di rimando tra gli opposti, con Silvestri e Gazzè che premono volutamente l’acceleratore sul cinismo, mentre a Fabi è affidato il ruolo del cantante romantico, esemplificato dalla frase “l’amore non esiste, esistiamo io e te”.

Emozionante la coda strumentale, con un imponente finale in crescendo alla Beatles e il coro "pa pa pa" che sembra pensato apposta per esaltare le grandi platee.

Tutte da ballare l'inno pro LGBT Gino e l'Alfetta e la trascinante Salirò, incredibilmente classificatasi solo quattordicesima a Sanremo 2002, che, grazie ai loro ritmi Seventies trasformano il Palasport di Roma in una gigatesca discoteca.

Dopo qualche minuto di riposo, Silvestri torna per il ricco bis, con il medley Le navi/A bocca chiusa, Prima che, la latineggiante La paranza, l'immancabile Testardo, canzone che a Roma acquista un significato tutto speciale, la coinvolgente e politica Cohiba, per chiudersi con Alla fine.

Ciò che colpisce, alla fine di quasi tre ore di concerto senza mai un attimo di noia o di pausa, è la freschezza del sound di Daniele Silvestri, un artista maturo, con 25 anni di carriera alle spalle, che riesce ancora a essere contemporaneo senza però inseguire le mode musicali del momento e il disimpegno che caratterizza buona parte del pop italiano coevo.

Insomma, l'uomo con megafono ha ancora molto da dire e sa come dirlo.

La scaletta del concerto di Daniele Silvestri a Roma del 26/10/ 2019

"Qualcosa cambia"
"Marzo 3039"
"Complimenti ignoranti"
"Concime"
"Scusate se non piango/Manifesto"
"Tutti matti"
"Precario è il mondo"
"L'appello"
"La guerra del sale"
"Argentovivo"
"Il mio nemico"
"Arlecchino" (solo Rancore)
"Dove sei"
"L'uomo col megafono/Le cose in comune"
"Hold me/Strade di Francia"
"Desaparecido"
"Occhi da orientale"
"1000 euro al mese"
"A me ricordi il mare"
"Monetine"
"Acqua stagnante"
"L'amore non esiste"
"La mia casa"
"La vita splendida del capitano"
"Tempi modesti"
"Gino e l'Alfetta"
"Salirò"
"Le navi/A bocca chiusa"
"Prima che"
"La paranza"
"Testardo"
"Cohiba"
"Alla fine"

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