Daft Punk: il segreto del successo? Non esserci (quasi mai)

Marketing, talento e dance old school: che cosa c'è dietro il trionfo ai Grammy del duo francese

I Daft Punk ai Grammy Awards – Credits: Getty Images

Gianni Poglio

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C'era qualcosa di straordinariamente geniale nella performance dei Daft Punk alla cerimonia dei Grammy Award che li ha visti trionfare con 5 statuette.

Sul palco a rappresentare il brand Daft Punk c'erano Stevie Wonder, Nile Rodgers, Pharrell alla voce e una band di super musicisti. Parte Get Lucky riuscito tributo alla disco dei 70's, uno degli unici veri tormentoni degli ultimi dieci anni: canta Pharrell, poi entra Stevie Wonder mentre Nile Rodgers macina riff funky.

Arriva il ritornello ma dei Daft Punk non c'è ancora traccia: ci vuole un altro minuto abbondante perché i due, tuta bianca aeropaziale e casco in testa, si palesino. Ma non in prima linea, bensì in fondo al palco. Quasi defilati. Loro, i protagonisti dei Grammy 2014 stanno un passo indietro. Un po' ci sono e un po' no. Mai visti i trionfatori di una serata che si autoesiliano in secondo piano durante la performance che li consegnerà alla storia dei Grammy.  

Ma questi sono i Daft Punk, due quarantenni francesi che hanno inventato dal nulla un album evento, che mescola il suono della old school da dancefloor, suggestioni prog rock, assoli di chitarra e atmosfere da musical di Broadway: Random Access Memories.

"Un disco fatto come si faceva  una volta" ha dichiarato Giorgio Moroder, guru della disco music, coinvolto nel progetto e protagonista di un brano a lui dedicato. Nell'era della tecnologia estrema, della musica digitale low cost loro hanno scelto di registrare su un antico nastro analogico, con musicisti veri, puntando tutto sulla qualità e sul sound delle canzoni. "Come facevano gli Eagles e i Fleetwood Mac" hanno detto a Rolling Stone

"Abbiamo scelto di imboccare l'autostrada contromano" ha dichiarato Thomas Bangalter, uno dei due uomini in maschera. In un contesto dominato da suoni digitali piatti ed uniformi, Bangalter e De Homem Christo hanno scelto la qualità sonora della musica suonata da essere umani. A questo si è aggiunta poi una campagna promozionale del disco, anche questa in assoluta controtendenza. Nel senso che oggi va di moda far ascoltare le preview dei brani di un album. 

I Daft Punk invece si sono limitati a far girare la copertina del disco con quel casco su sfondo nero. Qualcuno ci ha voluto vedere un sottile richiamo alla cover di The Dark side of the moon (nel brano Contact si sente la voce di Eugene Cernan, l'ultimo astronauta ad aver toccato la superficie lunare). Insomma, hanno fatto a modo loro e hanno vinto. Anche perché la strategia del non esserci paga. E bene. Poche interviste, rare apparizioni e soprattutto la scelta finora confermata di non andare in tour. Ma per cambiare idea c'è sempre tempo. Oggi, collezionerebbero sold out ovunque. Anche negli stadi. 

 
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