Com'è nata "(I can't get no) Satisfaction"?

In un libro, la storia e le storie delle canzoni dei Rolling Stones

copertina rolling stones

Paolo Giovanazzi, "Il libro nero dei Rolling Stones. La storia e le storie di tutte le canzoni", Giunti – Credits: ufficio stampa

Micol De Pas

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Si intitola Il libro nero dei Rolling Stones. La storia e le storie di tutte le canzoni. Ovvero, per gli appassionati, la Bibbia, uno di quei libri che i fan hanno sempre sognato di leggere e di possedere. L'autore, Paolo Giovanazzi, fa un lavoro tanto preciso, definitivo, quanto prezioso, perché suddivide in ordine cronologico tutte le canzoni del gruppo più longevo della storia del rock. Addirittura, si comincia con Preistoria, titolo del primo capitolo: "La prima data cruciale nella catena di eventi che porta alla formazione dei Rolling Stones è il 17 ottobre 1961", scrive Giovanazzi. Preistoria, appunto. Secondo le fonti, quella sarebbe la data del primo incontro tra Keith e Mick, da cui tutto partì. Da domani il volume sarà in libreria.

Vi proponiamo un estratto: la nascita di (I can't get no) Satisfaction - 1965.

«Come è nata la canzone che ha cambiato la storia dei Rolling Stones? Richards nella sua autobiografia sostiene che l'intuizione gli è arrivata nel sonno mentre si trovava nel suo appartamento di Carlton Hill, nel distretto londinese di St. John's Wood, e di aver registrato l'idea di base su un registratore a cassette. Il mattino dopo, ha ritrovato il frammento, seguito da quaranta minuti del suo russare. Secondo Oldham, la cassetta fatale sarebbe stata registrata una notte al Fort Harrison Hotel di Clearwater, in Florida. Jagger ha confermato di aver ascoltato lì il riff (...). A complicare la questione, Richards in passato ha raccontato alla giornalista Barbara Charone che l'idea di Satisfaction gli è venuta mentre guidava. (...)

Quanto al testo, è opera di Richards solo la frase del titolo e Jagger ha indicato Thirty Days di Chuck Berry come probabile fonte, più o meno consapevole: nel testo compare la frase “If I don’t get no satisfaction from the judge” e Richards potrebbe avere adattato quelle parole alla sua idea. Un’altra ovvia indiziata come possibile ispirazione è I Can’t Get Satisfied di Muddy Waters ma nessuno degli Stones ha mai confermato un legame fra le due canzoni. Di sicuro, il testo di Jagger non ha niente a che vedere con i due brani, ed è stato per lui una sorta di reazione al fatto di trovarsi negli Stati Uniti, “immerso in un mare di consumismo”.

Satisfaction viene registrata una prima volta a Chicago, nei soliti studi Chess, il 10 e 11 maggio. Questa versione, dominata dalle chitarre acustiche e dall’armonica, viene liquidata da Oldham come insoddisfacente. Alla fine, si decide comunque di rimettere mano alla canzone agli studi RCA di Los Angeles.

La versione definitiva di Satisfaction viene completata lì il 12 e 13 maggio. Richards cerca il modo di dare più sustain alle note del riff di chitarra. Idealmente la frase dovrebbe essere suonata dai fiati ma Richards trova un compromesso accettabile modificando il suono della sua chitarra con un pedale procuratogli da Ian Stewart, il Gibson Maestro Fuzz-Tone. Si tratta del primo distorsore prodotto dalla Gibson e fino a quel momento non aveva avuto molta fortuna: dopo Satisfaction diventerà un gadget ambito dai chitarristi. Il pedale contribuisce a dare un tono più aggressivo alla canzone, anche se causa qualche problema a Richards nel passaggio dal suono pulito a quello distorto: nella versione finale si sentono chiaramente il click dell’effetto (a 36” dall’inizio) e un paio di indecisioni di Richards nel metterlo in funzione (in leggero ritardo a 1’35” e in leggero anticipo a 2’33”). 

(...) Nell’immediato Satisfaction mise gli ascoltatori davanti a un altro enigma: il testo. Nel mixaggio finale la voce di Jagger viene leggermente “nascosta” in mezzo agli strumenti per scelta deliberata, come ha raccontato il fonico Dave Hassinger: “Per anni non sono mai riuscito a sentire il maledetto testo di Satisfaction. Continuavano a dirmi di abbassare sempre di più il livello della voce. Pensavo che fossero pazzi. Non sapevo che lo facevano per via del testo, per riuscire a ottenere passaggi radiofonici”. In effetti l’allusione alle mestruazioni contenuta nel testo (“’cause you see I’m on a losing streak”) è un possibile motivo di controversie, nonché un atto di spavalderia molto vantato da Oldham in privato.

Ma il cantante ha anche addotto motivazioni diverse per spiegare la scelta: “Quando ero molto giovane – è una cosa molto seria – ricordo di aver letto un articolo di Fats Domino che mi ha influenzato parecchio. Diceva che non si dovrebbero mai cantare i testi in modo molto chiaro. È vero. Non cerco di renderli così oscuri da essere incomprensibili ma d’altra parte nemmeno cerco di evitarlo”. Nel caso di Satisfaction, il gioco gli è riuscito talmente bene da confondere le idee anche a Otis Redding, che ha inciso una sua versione del pezzo nell’album Otis Blue con testo in buona parte improvvisato, come lui stesso ha raccontato».

Altra canzone importante nella storia degli Stones, Start Me Up - 1981. Ecco un assaggio delle sue vicissitudini:

Il produttore Chris Kimsey: “Subito dopo la registrazione di Miss You, è stata sistemata Start Me Up. L’avevano cominciata come pezzo reggae ma l’avevano riarrangiata, e Start Me Up è stata registrata ventiquattro ore dopo Miss You. Dopo averla finita ho detto: ‘È grande, venite a sentirla’. Quando gliel’ho fatta ascoltare, Keith ha detto: ‘Nah, somiglia a qualcosa che ho sentito alla radio. Cancellala’. Ovviamente non l’ho fatto”.

La base venne completata nel giro di sei ore e mai più modificata. A proposito della trasformazione in un pezzo rock, c’è la possibilità che vi abbia avuto un ruolo anche Rory Gallagher, chiamato come possibile sostituto del dimissionario Taylor. Suo fratello Donal ha raccontato in un’intervista a Guitar World: “Rory ha fatto quattro notti con loro. Alla prima Keith non si è presentato. Così Mick ha chiesto a Rory: ‘Puoi darmi un riff? Ho questa canzone, Start Me Up’. Rory gli ha risposto: ‘Be’ sto lavorando a una canzone’, e l’hanno buttata giù”.

Restava il problema di aggiungere la voce di Jagger, non solo a Start Me up ma a tutti i pezzi selezionati da Kimsey. Allo scopo era stato affittato un magazzino in una zona periferica di Parigi, dove era stato portato l’ormai famoso studio mobile degli Stones. Kimsey lo ricorda come un posto molto economico ma decisamente inospitale: “Faceva così freddo che, quando Mick cantava, si vedeva il fiato che usciva dalla bocca. Ricordo ancora quel posto, era assolutamente diabolico”. (...)

Start Me Up si è piazzato al secondo posto nella classifica americana e al settimo di quella inglese, trascinando le vendite di Tattoo You (primo posto negli Stati Uniti e secondo in Inghilterra).

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Paolo Givanazzi, Il libro nero dei Rolling Stones. La storie e le storie di tutte le canzoni, Giunti (in libreria dal 1 ottobre)

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