Club Dogo: esce "Non siamo più quelli di "Mi Fist"

Tra le collaborazioni del nuovo album Arisa e Lele Spedicato dei Negramaro

La cover di "Non siamo più quelli di Mi Fist" – Credits: Ufficio stampa

Giovanni Ferrari

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Esce oggi il nuovo lavoro in studio dei Club Dogo: Non siamo più quelli di Mi Fist. Il titolo dell’album è emblematico, ma non deve trarre in inganno, come spiega Jake La Furia: "Il titolo è un gioco, come abbiamo fatto con gli album precedenti. Ci viene sempre detto che non siamo più quelli di Mi Fist (il primo album dei Dogo, ndr), e abbiamo voluto dire che è vero: è un dato di fatto stilistico, anagrafico ma anche di contorno". 

Nel disco sono presenti 14 tracce. Prima di tutto i singoli già usciti in radio, Sayonara (che si avvale della collaborazione di Lele Spedicato dei Negramaro), Weekend e Fragili (che vede la comparsa nei ritornelli di un’Arisa inedita, diversa da come siamo abituati ad ascoltarla).

Proprio questa collaborazione è stata decisiva per i Dogo, come racconta Gué Pequeno: "Qualche anno fa Arisa mi scrisse perché era rimasta colpita da una mia canzone e mi è piaciuto il fatto che si fosse disturbata per capire meglio il significato del testo. Questo è senza dubbio uno dei brani più belli del disco, tra la tecnica del rappato e la parte malinconica di Arisa". 

Non ci sono altri rapper. Oltre ai featuring con Arisa e con Lele Spedicato dei Negramaro si possono ascoltare una collaborazione con Cris Cab, cantautore dell'hit dell’estate Liar liar, in Start it over (canzone dal sapore prettamente raggae) e un duetto con l’amico Entics in Quando tornerò

Tra le tracce più particolari, poi, Lisa, che tenta di raccontare il tema della prostituzione. Ma anche quello di un mondo dove l’unica strada per avere successo è il compromesso elevato a valore assoluto. Poi, Siamo nati qua: "Noi non siamo per niente americanofili" spiega Jake "ma ci siamo resi conto che negli Usa c’è una mentalità completamente diversa dalla nostra. E che il rap lì è davvero considerato con un altro approccio". E Gué ammette: "Questa canzone, in effetti, non fa una grossa promozione al nostro Paese, ma credo dica cose vere". 

In questa fase in cui il rap non ha più le caratteristiche underground degli inizi, sembra che anche in Italia se ne parli con più rispetto, "Bisogna ricordare che quando andavamo in discoteca noi c’erano solo house o techno" spiega Gué "ma in America esisteva già il rap. "Ora è tutto contaminato. E questa contaminazione sta in effetti coinvolgendo tutti, soprattutto i più giovani: i bambini ascoltano il rap, vogliono vedere i rapper, la musica truzza ora non è più la dance. Ora il “tamarro” è rap" dice Gué, spiegando che "la vera difficoltà è stata quella di combattere contro la vecchia fortezza del pop e del melodico".

Se si parla di talent, i Club Dogo riconoscono il loro valore: "Ormai gavetta significa fare di tutto per entrare in un reality musicale" spiega Jake La Furia, ma guai a parlare di Sanremo: "Credo che non andrò mai a Sanremo" dice Jake. "Di solito, ci si va a fine carriera" chiosa Gué. 

Nel futuro immediato c'è un instore tour (iniziato ieri da Milano con la firma copie alla Mondadori in Duomo; le altre date qui ) e il tour ufficiale in partenza il 5 dicembre da Napoli (che si concluderà con un concerto-evento all’Alcatraz di Milano il 28 gennaio). Inoltre, per festeggiare questo nuovo traguardo, un concerto gratuito, organizzato da Beck’s, il prossimo 19 settembre al Fabrique di Milano, dove si potranno ascoltare per la prima volta dal vivo i nuovi beat del gruppo milanese. 

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