Omaggio a Chet Baker: la recensione di Chet lives! di Joe Barbieri

Splendido omaggio al genio del jazz morto ad Amsterdam nel 1988

La coperttina di Chet lives! di Joe Barbieri

Tony Romano

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La puntina del giradischi accarezza dolcemente quei solchi incisi tempo fa su di un vinile che ruota veloce, come un treno in corsa che si dissolve pigramente, perdendosi tra il buio e la foschia della notte.  Come quella notte di venticinque anni fa, quando quello che era un timido ragazzo dal viso d’angelo, volò per l’ultima volta atterrando su di un anonimo marciapiede davanti al Prins Hendrik di Amsterdam.  Se ne era andato così Chet Baker, uno dei più sensibili e delicati jazzisti mai esistiti, una vita fatta di usi ed abusi , sregolatezza annacquata nella genialità di un uomo fragile come lo era la sua voce, una voce sottile ma intensa come il filo di una lampadina. Chet era bello e quando soffiava dentro la sua tromba riusciva ad incantare l’ascoltatore con quel modo particolare e riconoscibilissimo di suonare, pieno di fraseggi travolgenti arricchiti dallo staccato, unico di Chet,  rendendolo simile alla voce umana. Oggi, quelle emozioni ritornano a vivere grazie a Joe Barbieri, artista sensibile e talentuoso che rende omaggio al trombettista americano con uno splendido album intitolato Chet Lives! in cui vengono ripercorse un po’ le tappe di quel jazz elegante e misterioso che Chet si portò dietro specialmente durante i suoi lunghi soggiorni italiani.

Suonato insieme al trombettista Luca Aquino e con Antonio Fresa al piano, il disco ci riporta indietro nel tempo regalandoci momenti intensi senza far rimpiangere le atmosfere intime e profonde di Chet Baker. Il primo brano è Time After Time, quasi soffiata e accompagnata da un delicatissimo piano che culla, dolcemente, la voce di Barbieri. Molto bella But For Me, storico brano scritto dai fratelli Gershwin e qui riproposto in versione bossanova ed arricchito dalla voce di Marcio Faraco e dal magico flauto di Nicola Stilo, che ha collaborato con Baker. L’unico inedito è il brano che porta il nome dell’album, Chet Lives, scritto dallo stesso Joe Barbieri, ed è un gradevolissimo swing dal chiaro stampo Bakeriano. Da segnalare I Fall In Love Too Easily, cantata in coppia con la statunitense Stacey Kent.

Stupenda anche la versione di Arrivederci dell’indimenticabile Umberto Bindi,  che sembra arrivare direttamente da un night degli anni ’60 in cui si ballava stretti ‘cheek to cheek’. Non poteva mancare quello che è forse il brano più intenso e sofferto del trombettista americano, Almost Blue, che Chet cantava ad occhi chiusi, snocciolando le parole come se fossero petali di un fiore che volteggiano lenti e leggeri cadendo per terra. Joe è molto bravo in questo, perché riesce a dare una sua interpretazione senza distaccarsi troppo dall’originale. Chiude questo piccolo capolavoro un altro capolavoro, grande successo di Bruno Martino, diventato subito uno degli standard più suonati dai grandi jazzisti e che anche Baker ha suonato molte volte, Estate. L’arrangiamento essenziale, solo pianoforte e voce riesce a graffiare ancora di più, quasi scavando solchi profondi in fondo al cuore, come quelle rughe che segnavano il volto di Chet, così piene di dolore e melanconia, lo stesso dolore che trasudava dalla sua voce e dalla sua tromba. Un suono che a venticinque anni di distanza riecheggia nuovamente grazie a questo splendido omaggio di Joe Barbieri ad un artista immenso, che ci ha regalato un patrimonio musicale che ancora oggi, ci lascia senza fiato e senza parole.

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