Musica

C'è musica oltre la trap: da Aurora a Jorja Smith, le star di domani

Oltre le mode e i tormentoni: viaggio tra i talenti del presente e del futuro

Lollapalooza music festival, in Santiago

Gianni Poglio

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C’è musica oltre la trap e i tormentoni latini: un’ottima notizia per chi crede che l’arte della canzone sia qualcosa di più delle strofe balbettanti e dei testi nonsense dei trapper. O, semplicemente, qualcosa di più intrigante dei ritmi ossessivi e tristemente uguali a se stessi del reggaeton. L’antidoto all’omologazione musicale ed al suono unico che ha invaso le piattaforme streaming in questi anni è il talento, quello che consente ad un musicista di non essere un banale replicante. Non il talento universalmente riconosciuto di giganti del passato come Pink Floyd, Led Zeppelin o Beatles, ma quello di giovani artisti che sanno parlare ai coetanei con un linguaggio e un sound non stereotipati. 

In poche parole, la musica di domani, quella che ha iniziato a scalare le classifiche all’inizio del 2019 con Billie Eilish. La prima, ma non la sola protagonista di questa rivoluzione. Decisamente al femminile…

Aurora, 23 anni, viene da Os in Norvegia. La nuova Bjork, come la considerano molti, fa sue le tematiche della generazione “climate change”, ed è abilissima nel creare gioielli pop ad alto tasso emozionale, molto intensi, ed al tempo stesso eterei e glaciali come i fiordi della terra da cui viene. Quello di Aurora è un successo silenzioso ma inesorabile: basti dire che la sua Half the world away ha 70 milioni di clic su Spotify, mentre uno dei grandi classici dei Rolling Stones, Honky Tonk Women, è fermo quota 64.

Decisamente più rumoroso e plateale, ma anche molto autoironico e fumettistico, lo stile delle giapponesi Babymetal, un fenomeno mondiale che ha il volto di due ragazzine: Su-Metal e Moametal, ideatrici di un concept che tiene insieme manga, anime, teatro kabuki, suoni truci di chitarre distorte, ritmi adrenalinici, accattivanti melodie pop e testi fantasy. Il tutto presentato con un look a metà strada tra Dragon Force e gli outfit vittoriani di fine Ottocento. Esattamente quello che nessuno aveva mai osato fare e che adesso è diventato la colonna sonora di milioni di adolescenti nel mondo (l’ultimo disco, Metal Galaxy, è stato il primo album asiatico a conquistare la vetta della Rock Chart americana). 

Nasce dal basso, con un passaparola nelle aule delle scuole superiori di Londra e dintorni, il fenomeno Beabadoobee, una diciannovenne nata nelle Filippine ma cresciuta nel Regno Unito, molto famosa e popolare tra gli under 20 ben prima che l’autorevole sito New Musical Express la lanciasse in Europa come la prossima music star. Espressioni da fumetto, salopette e maglioni extralarge, Beabadoobee ha scelto di andare controcorrente non solo nel look, mettendo al centro delle sue canzoni il suono vintage della chitarra elettrica, lo strumento che più di tutti ha sofferto il boom della musica fatta in casa con un pc ed una batteria elettronica. Il risultato è un sorprendente revival del grunge anni Novanta accompagnato da strofe che si prendono gioco dei bulli e degli haters da social. 

C’è un filo rosso che lega l’una all’altra le protagoniste di questa new generation musicale: il ritorno al suono puro ed essenziale della voce, al suono definito di un pianoforte, di una chitarra o di un sax, come se all’improvviso fosse emersa l’urgenza di ripulire le canzoni da tutti gli effetti speciali, le voci robotiche e gli interventi elettronici. Per questo, non sorprende affatto che King Princess da Brooklyn, la figlia ventenne del talentuoso ingegnere del suono Oliver H. Straus, sia stata messa sotto contratto dal leggendario producer inglese Mark Ronson, il regista dell’album capolavoro di Amy Winehouse, Back to black.

Pulizia sonora, dicevamo, ma anche pulizia nei testi che, anche grazie a questo nuova ondata di compositrici, sembrano finalmente uscire dal loop del turpiloquio e delle allusioni sessuali a tutti i costi. E allora ben venga Grace Carter, classe 1997, da Brighton, che nell’hit uscita qualche settimana fa, Why her not me, (già a quota 25 milioni di clic su Spotify) parla della sua adolescenza senza un padre. O ancora, Ella Mai, un talento dell’R&B che sta scalando le classifiche mondiali con Boo’d Up, un brano che ha il sapore e le vibrazioni degli anni Sessanta quando il rhythm and blues era la colonna sonora degli appuntamenti romantici e delle cene a lume di candela. Per non parlare poi di Jorja Smith, ventiduenne inglese dalla voce straordinaria, affascinante e sexy come poche altre nel music business contemporaneo, diventata ancor più famosa dopo aver lasciato di stucco l’intervistatrice di una tv americana che alla domanda “Che cosa farà di pazzo per festeggiare la sua prima nomination ai Grammy Award?”, si è sentita rispondere: “Nulla, abbraccerò forte il mio fidanzato”. 

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